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Filippesi 1:21-24;

Ultimo Aggiornamento: 05/05/2017 13.21
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20/04/2017 17.53
 
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Re: Re: Re: Re: Re: Re:

evito di commentare l' ultima frase, ovviamente.
Come sai, a differenza tua e grazie al cielo, io non ho dogmi....

E' molto facile risponderti.
Considerato quello che ho già spiegato su 1 Tess. 4:15-15 e che non vado a ripetere (rileggi....), quello che dici non ha senso.
Per esempio, in 1 Cor. 7:29 indica che il tempo rimasto è ridotto (e ciò fa il paio con quello che afferma Pietro in 1 Pt. 4:7 e Giacomo in Giacomo 5:8-9), in 1 Tess. 4:15-17 colloca se stesso tra i viventi, i superstiti alla parousìa di Cristo.
E’ chiaro quindi che non solo Paolo ma tutti gli apostoli attendessero la parousìa di Cristo di lì a poco o, comunque, durante la loro epoca.

Il kerdos, il guadagno paolino, alla luce di quanto detto sopra, in cosa consisteva quindi?

Innanzitutto, con il suo martirio, Cristo sarebbe stato glorificato attraverso il suo corpo, come attraverso il suo corpo Cristo era glorificato attraverso la sua predicazione (Filippesi 1:20), ma Paolo sa che la sua “partenza” (questo è una dei due significati del verbo greco presente in Filippesi 1:23...) è vicina, sa che egli ha corso fino in fondo la corsa e che l’ attende la corona della giustizia, come è scritto in 2 Tim. 4:6-8 che abbiamo già visto.

Ma tanto a che serve scrivere, parole al vento...


E cosa centra se il tempo rimasto è poco? Che sia 1 giorno, 1 anno, 10 anni (questo Paolo non lo poteva sapere), sarebbe stato irresponsabile da parte di Paolo dormire in una tomba piuttosto che dare il suo contributo ai fratelli che avevano bisogno di lui.
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20/04/2017 18.04
 
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Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re:
Aldo_evangelico, 20/04/2017 17.53:


evito di commentare l' ultima frase, ovviamente.
Come sai, a differenza tua e grazie al cielo, io non ho dogmi....

E' molto facile risponderti.
Considerato quello che ho già spiegato su 1 Tess. 4:15-15 e che non vado a ripetere (rileggi....), quello che dici non ha senso.
Per esempio, in 1 Cor. 7:29 indica che il tempo rimasto è ridotto (e ciò fa il paio con quello che afferma Pietro in 1 Pt. 4:7 e Giacomo in Giacomo 5:8-9), in 1 Tess. 4:15-17 colloca se stesso tra i viventi, i superstiti alla parousìa di Cristo.
E’ chiaro quindi che non solo Paolo ma tutti gli apostoli attendessero la parousìa di Cristo di lì a poco o, comunque, durante la loro epoca.

Il kerdos, il guadagno paolino, alla luce di quanto detto sopra, in cosa consisteva quindi?

Innanzitutto, con il suo martirio, Cristo sarebbe stato glorificato attraverso il suo corpo, come attraverso il suo corpo Cristo era glorificato attraverso la sua predicazione (Filippesi 1:20), ma Paolo sa che la sua “partenza” (questo è una dei due significati del verbo greco presente in Filippesi 1:23...) è vicina, sa che egli ha corso fino in fondo la corsa e che l’ attende la corona della giustizia, come è scritto in 2 Tim. 4:6-8 che abbiamo già visto.

Ma tanto a che serve scrivere, parole al vento...


E cosa centra se il tempo rimasto è poco? Che sia 1 giorno, 1 anno, 10 anni (questo Paolo non lo poteva sapere), sarebbe stato irresponsabile da parte di Paolo dormire in una tomba piuttosto che dare il suo contributo ai fratelli che avevano bisogno di lui.




infatti Paolo è combattuto, estremamente combattuto.
Preferirebbe il partire e con Cristo essere (letterale dal greco), giacchè aspetta il ritorno escatologico di Cristo (il verbo analyo significa "partire, tornare" ed ha due sole ricorrenze neotestamentarie), ma poi dice che è necessario che rimanga si questa terra (Filippesi 1:24)


Tra venti minuti esatti dovrò lasciarti, perchè stasera ho l' adunanza...






[Modificato da Aquila-58 20/04/2017 18.05]
-------------------------
"Perciò, siccome abbiamo questo ministero secondo la misericordia che ci è stata mostrata, non veniamo meno; 2 ma abbiamo rinunciato alle cose subdole di cui c’è da vergognarsi, non camminando con astuzia, né adulterando la parola di Dio, ma rendendo la verità manifesta, raccomandandoci ad ogni coscienza umana dinanzi a Dio" (2 Cor. 4:1-2)

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20/04/2017 18.17
 
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Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re:
Aquila-58, 20/04/2017 18.04:




infatti Paolo è combattuto, estremamente combattuto.
Preferirebbe il partire e con Cristo essere (letterale dal greco), giacchè aspetta il ritorno escatologico di Cristo (il verbo analyo significa "partire, tornare" ed ha due sole ricorrenze neotestamentarie), ma poi dice che è necessario che rimanga si questa terra (Filippesi 1:24)


Tra venti minuti esatti dovrò lasciarti, perchè stasera ho l' adunanza...








E no caro mio, se uno sa di dover dormine nella tomba decide di stare in vita e non certo di morire.
L'unico motivo per essere veramente dibattuti è avere la consapevolezza di essere subito con Cristo una volta morti.
Buona adunanza
[SM=g1944981]

20/04/2017 18.24
 
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Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re:
Aldo_evangelico, 20/04/2017 18.17:


E no caro mio, se uno sa di dover dormine nella tomba decide di stare in vita e non certo di morire.
L'unico motivo per essere veramente dibattuti è avere la consapevolezza di essere subito con Cristo una volta morti.
Buona adunanza
[SM=g1944981]





per nulla!
Paolo si mette tra i viventi alla parousìa, come visto in 1 Tess. 4:17, per cui l' attende già alla sua epoca.
Sa che il suo martirio è imminente, come è scritto in 2 Timoteo 4:6

Paolo sa che chi è morto, senza risurrezione, non sta da nessuna parte: è apollymi, annientato, come scrive in 1 Corinti 15:18.
L' unica sua speranza è la risurrezione....

[Modificato da Aquila-58 20/04/2017 18.25]
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20/04/2017 18.27
 
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Infatti sembra che tu ignori il contesto, Paolo è disposto a morire martire, quella sarebbe comunque una vittoria, un guadagno, ma nel contesto dice che desidera vivere per servire i suoi fratelli... pare che tu non sappia leggere. Paolo qui e altrove specifica che i morti saranno con Cristo solo alla parousia quando risorgeranno e non prima, dove lo leggi?

Shalom
[Modificato da barnabino 20/04/2017 19.29]
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20/04/2017 21.56
 
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Perdonatemi cari Barnabino ed Aquila, ma ultimanente continuate a ripetere gli stessi concetti che non hanno nessuna attinenza con la mia obiezione: Paolo non può mai essere dibatutto se si tratta di scegliere tra il rimanere in vita per essere di aiuto ai suo fratelli o il morire per dormire in una tomba. Poco importa se rimarrà nella tomba un giorno o un anno, ogni momento è utile per aiutare qualcuno piuttosto che non esistere più.
Si aspettava che la Parusia sarebbe arrivata presto? Ancora meglio, non c'era bisogno di morire per stare con Cristo visto che doveva aspettare veramente poco.
Potete entrare in merito a queste specifiche osservazioni?
20/04/2017 22.32
 
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Caro VVRL,

Noi ripetiamo li stessi concetti perché pare che tu abbia difficoltà di comprensione e lettura del testo.


Paolo non può mai essere dibatutto se si tratta di scegliere tra il rimanere in vita per essere di aiuto ai suo fratelli o il morire per dormire in una tomba. Poco importa se rimarrà nella tomba un giorno o un anno, ogni momento è utile per aiutare qualcuno piuttosto che non esistere più



Infatti non sai leggere, Paolo scrive chiaramente che vuole restare vivo per aiutare i suoi fratelli, ma essendo prigioniero mette in conto anche la morte che per lui comunque sarebbe un guadagno, perché anche se dovesse morire sa che alla parousia risorgerà con Cristo. Cosa non capisci del ragionamento?


Si aspettava che la Parusia sarebbe arrivata presto? Ancora meglio, non c'era bisogno di morire per stare con Cristo visto che doveva aspettare veramente poco



E dove dice che sarebbe stato con Cristo senza risorgere? Al capitolo 3 parla esplicitamente di risurrezione e questo coerentemente con 1 Corinti 15 dove non si accenna ad alcun stato intermedio in cielo con Cristo in attesa della risurrezione...


Potete entrare in merito a queste specifiche osservazioni?



Ci siamo già entrati, se hai problemi a comprendere e inventi cose che non sono scritte nel testo non ci posso fare nulla.

Shalom
[Modificato da barnabino 20/04/2017 22.34]
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21/04/2017 07.41
 
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Re:
Aldo_evangelico, 20/04/2017 21.56:

Perdonatemi cari Barnabino ed Aquila, ma ultimanente continuate a ripetere gli stessi concetti che non hanno nessuna attinenza con la mia obiezione: Paolo non può mai essere dibatutto se si tratta di scegliere tra il rimanere in vita per essere di aiuto ai suo fratelli o il morire per dormire in una tomba. Poco importa se rimarrà nella tomba un giorno o un anno, ogni momento è utile per aiutare qualcuno piuttosto che non esistere più.
Si aspettava che la Parusia sarebbe arrivata presto? Ancora meglio, non c'era bisogno di morire per stare con Cristo visto che doveva aspettare veramente poco.
Potete entrare in merito a queste specifiche osservazioni?




perché tu pensi che la preoccupazione paolina sia quella di essere immediatamente in cielo con Cristo sulla base del contesto?
Non mi pare proprio....

Nei versetti da 3 a 17, appare in Paolo un’ unica preoccupazione: la divulgazione della buona notizia o Vangelo, il suo progresso, la sua difesa in ogni modo, per l’ apostolo che si trova in catene, in prigionia proprio per il Vangelo.
E’ questa la costante preoccupazione paolina, che traspare nel contesto di Fil.1:3-17.

Nei versetti 18-20 il tema con cambia affatto: la preoccupazione paolina non diviene, all’ improvviso, quella della propria, individuale, salvezza, ma della glorificazione di Cristo nel suo corpo, sia per mezzo della sua vita che per mezzo della sua morte.

Per Paolo, l’ unica cosa che conta è che “Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia” (Fil. 1:20 CEI).
Perché?

Paolo sa che deve “essere versato sul sacrificio e sull’ offerta” della fede dei suoi fratelli di Filippi, ma di questo è contento e si rallegra, invitando a rallegrarsene anche i suoi fratelli in Cristo (Fil. 2:17-18 CEI).

In questo contesto, nonché nel contesto dell' escatologia paolina, va letto il brano di Filippesi 1:21-24, altrimenti corriamo il serio rischio, come fai tu, di travisarne completamente il significato

A stasera....


[SM=g1944981]
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"Perciò, siccome abbiamo questo ministero secondo la misericordia che ci è stata mostrata, non veniamo meno; 2 ma abbiamo rinunciato alle cose subdole di cui c’è da vergognarsi, non camminando con astuzia, né adulterando la parola di Dio, ma rendendo la verità manifesta, raccomandandoci ad ogni coscienza umana dinanzi a Dio" (2 Cor. 4:1-2)

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21/04/2017 08.39
 
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Re: Re:
Aquila-58, 21/04/2017 07.41:




perché tu pensi che la preoccupazione paolina sia quella di essere immediatamente in cielo con Cristo sulla base del contesto?
Non mi pare proprio....

Nei versetti da 3 a 17, appare in Paolo un’ unica preoccupazione: la divulgazione della buona notizia o Vangelo, il suo progresso, la sua difesa in ogni modo, per l’ apostolo che si trova in catene, in prigionia proprio per il Vangelo.
E’ questa la costante preoccupazione paolina, che traspare nel contesto di Fil.1:3-17.

Nei versetti 18-20 il tema con cambia affatto: la preoccupazione paolina non diviene, all’ improvviso, quella della propria, individuale, salvezza, ma della glorificazione di Cristo nel suo corpo, sia per mezzo della sua vita che per mezzo della sua morte.

Per Paolo, l’ unica cosa che conta è che “Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia” (Fil. 1:20 CEI).
Perché?

Paolo sa che deve “essere versato sul sacrificio e sull’ offerta” della fede dei suoi fratelli di Filippi, ma di questo è contento e si rallegra, invitando a rallegrarsene anche i suoi fratelli in Cristo (Fil. 2:17-18 CEI).

In questo contesto, nonché nel contesto dell' escatologia paolina, va letto il brano di Filippesi 1:21-24, altrimenti corriamo il serio rischio, come fai tu, di travisarne completamente il significato

A stasera....


[SM=g1944981]


E quindi? Cosa hai detto a chiarimento della mia obiezione? Certo Cristo sarà glorificato sia che Paolo resti nel corpo sia che lo lasci, ma ripeto se lasciare il corpo (ma poi per te cosa significa lascare il corpo dato che tutta la persona è il corpo? Non sarebbe meglio dire che muore e basta?) significa dormire in una tomba, che guadagno mai è?? E perché deve essere dibattuto? Chiunque sceglie di rimanere nel corpo per dare supporto ai fratelli.
A me sembra chiaro anche dall'uso dei verbi "partire" e "rimanere" nel corpo che la Paolo pensi alla suo io interiore a come qualcosa che si stacchi dal corpo per andare in Cielo con Cristo.
Nel VT quali passi parlano della morte come di un processo che porta a lasciare il corpo?
A stasera Aquila, buon lavoro [SM=g27985]
[SM=g1944981]
21/04/2017 08.57
 
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Re:

Infatti non sai leggere, Paolo scrive chiaramente che vuole restare vivo per aiutare i suoi fratelli, ma essendo prigioniero mette in conto anche la morte che per lui comunque sarebbe un guadagno, perché anche se dovesse morire sa che alla parousia risorgerà con Cristo. Cosa non capisci del ragionamento?


E contraddittorio il tuo ragionamento, perché se fosse fisicamente in prigione (in catene) non potrebbe mai essere di aiuto ai suoi fratelli. In questo contesto Paolo con l'essere in catene indica lo stato di processo che stava subendo e che probabilmente si è concluso con la sua condanna a morte (vedi riferimento al pretorio e non parla mai di carcere). Paolo in quanto cittadino romano aveva uno stato di privilegio rispetto agli altri che probabilmente gli permetteva di avere per così dire una libertà vigilata per tutto il periodo del processo.



E dove dice che sarebbe stato con Cristo senza risorgere? Al capitolo 3 parla esplicitamente di risurrezione e questo coerentemente con 1 Corinti 15 dove non si accenna ad alcun stato intermedio in cielo con Cristo in attesa della risurrezione...


Intanto nel capito 1 non parla di risurrezione da nessuna parte e già il contesto più immediato esclude la tua conclusione. Devi andare fino al cap. 3 ma lì, come già detto, la Bibbia di Gerusalemme esclude una risurrezione fisica. Il conformarsi alla morte di Cristo implica il partecipare alle sue sofferenze per poter rinascere in senso generale. Infatti Paolo spesso dice di essere prima morto e qui il riferimento non è ad una morte fisica, ma a quella spirituale.
Se pertanto esiste una morte spirituale (dovuta alla vita nel peccato), mi pare ovvio che Paolo possa parlare di una risurrezione di tipo spirituale (che non centra nulla con il tuo concetto di essere trasformato in uno spirito).



[Modificato da Aldo_evangelico 21/04/2017 08.59]
21/04/2017 08.58
 
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Caro VVRL,

Di nuovo ti muovi nei concetti antropologici come un elefante in un negozio di cineserie, il corpo indica la persona concreta, come l'anima e lo spirito indicano la persona ma da un punto di vista differente. Detto questo io non capisco il tuo problema, Paolo dice che tanto dovesse vivere e continuare a evangelizzare tanto che dovesse morire martirizzaro Cristo sarebbe comunque glorificato dal suo corpo, la sua vita concreta, usata al servizio di Dio. Scusami ma dove è il dualismo nel ragionamento di Paolo?

Shalom
[Modificato da barnabino 21/04/2017 08.59]
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21/04/2017 09.03
 
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Re:
barnabino, 21/04/2017 08.58:

Caro VVRL,

Di nuovo ti muovi nei concetti antropologici come un elefante in un negozio di cineserie, il corpo indica la persona concreta, come l'anima e lo spirito indicano la persona ma da un punto di vista differente. Detto questo io non capisco il tuo problema, Paolo dice che tanto dovesse vivere e continuare a evangelizzare tanto che dovesse morire martirizzaro Cristo sarebbe comunque glorificato dal suo corpo, la sua vita concreta, usata al servizio di Dio. Scusami ma dove è il dualismo nel ragionamento di Paolo?

Shalom


Appunto glorificato dal suo corpo perché la salvezza si ottiene con le opere del corpo. Una volta lasciato il corpo, Paolo non può fare più nulla per guadagnare la salvezza. Mi sembra semplice il concetto.
Cosa significa lasciare il corpo? In senso biblico questo lo fanno solo gli spiriti immondi che entrano ed escono dai poveri posseduti.
Vedi come nel NT tutto è coerente con una atropologia che vede l'uomo fatto dal corpo e da un'anima spirituale o spirito?

21/04/2017 09.31
 
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Caro VVRL,

Sembri non capire il ragionamento di Paolo, lui è prigioniero e potrebbe morire. Questo sarebbe una perdita? No, perché con la sua morte come martire il suo corpo, la sua vita concreta, glorificherebbe comunque Cristo, per lui poi sarebbe addirittura un guadagno perché sapeva che morendo sarebbe risorto alla vita celeste con Cristo. Non leggo e non vedo dualismo o idee di uno stato intermedio in attesa della risurrezione.

Cosa significa per Paolo lasciare il corpo? Paolo non usa questa circonlocuzione, egli dice solo che "morire" sarebbe un guadagno, dove leggi che Paolo in Filippesi usi l'espressione "lasciare il mio corpo"? Boh. Quello che non capisci, a causa dell'ignoranza dell'argomento, è che sia nel NT che nell'AT, anima, corpo e spirito non sono componenti di cui è "fatto" l'uomo ma sono aspetti della persona, la persona può funzionare come anima, come corpo e come spirito ma queste componenti sono sempre presenti. Forse dovresti un po' studiare l'argomento...

Shalom
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21/04/2017 10.55
 
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barnabino, 21/04/2017 09.31:

Caro VVRL,

Sembri non capire il ragionamento di Paolo, lui è prigioniero e potrebbe morire. Questo sarebbe una perdita? No, perché con la sua morte come martire il suo corpo, la sua vita concreta, glorificherebbe comunque Cristo, per lui poi sarebbe addirittura un guadagno perché sapeva che morendo sarebbe risorto alla vita celeste con Cristo. Non leggo e non vedo dualismo o idee di uno stato intermedio in attesa della risurrezione.

Cosa significa per Paolo lasciare il corpo? Paolo non usa questa circonlocuzione, egli dice solo che "morire" sarebbe un guadagno, dove leggi che Paolo in Filippesi usi l'espressione "lasciare il mio corpo"? Boh. Quello che non capisci, a causa dell'ignoranza dell'argomento, è che sia nel NT che nell'AT, anima, corpo e spirito non sono componenti di cui è "fatto" l'uomo ma sono aspetti della persona, la persona può funzionare come anima, come corpo e come spirito ma queste componenti sono sempre presenti. Forse dovresti un po' studiare l'argomento...

Shalom


22 Ma se il vivere nella carne porta frutto all'opera mia, non saprei che cosa preferire. 23 Sono stretto da due lati: da una parte ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio; 24 ma, dall'altra, il mio rimanere nel corpo è più necessario per voi. 25 Ho questa ferma fiducia: che rimarrò e starò con tutti voi per il vostro progresso e per la vostra gioia nella fede, 26 affinché, a motivo del mio ritorno in mezzo a voi, abbondi il vostro vanto in Cristo Gesù.

Quindi Paolo è dibatto perché sa che partendo (dal corpo) starà con Cristo, rimanendo nel corpo starà con suoi fratelli.
Quindi ripeto la domanda: cosa parte e cosa rimane in riferimento al corpo?

21/04/2017 11.32
 
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Caro VVRL,

Paolo è dibatto perché sa che morendo, partendo, sarà risorto e andrà in cielo con Cristo, vivendo starà con il suo corpo insieme suoi fratelli. Non capisco la difficoltà sinceramente, dove vedi il dualismo?

Tu dici che cosa parte e cosa rimane in riferimento al corpo? Il corpo è la persona considerata nella sua vita concreta sulla terra, la persona può vivere e restare con i fratelli oppure può morire, ma comunque non è una perdita per Paolo, perché egli sa di essere risorto nella risurrezione celeste... dove è il problema?

Shalom
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21/04/2017 11.50
 
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barnabino, 21/04/2017 11.32:

Caro VVRL,

Paolo è dibatto perché sa che morendo, partendo, sarà risorto e andrà in cielo con Cristo, vivendo starà con il suo corpo insieme suoi fratelli. Non capisco la difficoltà sinceramente, dove vedi il dualismo?

Tu dici che cosa parte e cosa rimane in riferimento al corpo? Il corpo è la persona considerata nella sua vita concreta sulla terra, la persona può vivere e restare con i fratelli oppure può morire, ma comunque non è una perdita per Paolo, perché egli sa di essere risorto nella risurrezione celeste... dove è il problema?

Shalom



E no Barnabino, tu da buon TdG vedi nel corpo tutta la persona quindi non ha alcun senso dire che tutta la persona parte o rimane in tutta la persona. L'unica logica semantica che può reggere è quella di avere una concezione duale dell'uomo che lo vede fatto da un corpo e da uno spirito che in se contiene la parte personale. Allora si che ha senso copiuto dire che questo io personale (spirito) possa rimanere nel corpo o partire da esso.
Hai qui la dimostrazione della dualità antropologica del NT, che chiaramente non puoi vedere perché sei condizionato dal tuo dogma.
In questa spiegazione cosa non ti convince?
21/04/2017 13.52
 
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Caro VVRL,


E no Barnabino, tu da buon TdG vedi nel corpo tutta la persona



Veramente non sono io ma l'antropologia biblica che vede nel corpo non tutta la persona, come tu dici, ma un aspetto della persona, che resta un'unità psicofisica. E comunque Paolo non dice di "uscire dal corpo" (non si capisce dove lo tu lo leggi) ma parla solo di morire.


quindi non ha alcun senso dire che tutta la persona parte o rimane in tutta la persona



Non si capisce cosa dici, francamente.


L'unica logica semantica che può reggere è quella di avere una concezione duale dell'uomo che lo vede fatto da un corpo e da uno spirito che in se contiene la parte personale



Se leggi Paolo non parla di corpo ma di carne, egli sa bene che morendo sarà risorto con un corpo spirituale, come lui stesso spiega in 1 Corinti 15. Cosa ci sarebbe di illogico nel ragionamento di Paolo?


Allora si che ha senso copiuto dire che questo io personale (spirito) possa rimanere nel corpo o partire da esso



Il punto è che da nessuna parte Paolo dice che il suo spirito parte o rimane nel corpo, dove leggi in Filippesi una castroneria del genere scritta da Paolo?


Hai qui la dimostrazione della dualità antropologica del NT, che chiaramente non puoi vedere perché sei condizionato dal tuo dogma. In questa spiegazione cosa non ti convince?



Che non si capisce dove sia il "dualismo", non leggo da nessuna parte che ci sia uno spirito con una vita cosciente separato dal corpo che va in cielo. Paolo parla banalmente della risurrezione spirituale, ma non c'è alcun dualismo. Quando Paolo dice che il suo spirito sopravvive alla morte per andare con Cristo in attesa della risurrezione? Secondo me solo nella tua fantasia!

Shalom
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21/04/2017 15.15
 
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22 Ma se il vivere nella carne porta frutto all'opera mia, non saprei che cosa preferire. 23 Sono stretto da due lati: da una parte ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio; 24 ma, dall'altra, il mio rimanere nel corpo è più necessario per voi.

Barnabino2 al versetto 24 è chiaro che Paolo può rimanere nella carne (corpo). Per analogia anche al versetto 23 quando si parla di partire il riferimento è sempre la carne. Quindi Paolo dice che si può partire o rimanere nella carne. Che cosa quindi rimane nella carne e che cosa parte?
A me sembra chiaro che Paolo faccia riferimento all'io personale che può partire dal corpo e vi può rimanere, abbiamo visto che questo io personale è il penuma dell'uomo, o lo spirito, quindi perché non vedi nessun dualismo?
21/04/2017 15.19
 
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I-gua, 21.04.2017 13:38:

... ci sono persone viventi visibili e persone viventi invisibili

entrambe hanno:
  • un corpo
  • un'intelligenza propria
  • un certo potenziale di azione, una forza di volontà che li rende attivi
  • uno spirito o personalità propria, un carattere
  • il libero arbitrio



Cosa succede ad una Persona se viene a mancare anche uno solo di questi aspetti?







21/04/2017 15.54
 
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Moderatore
Caro VVRL,


Barnabino al versetto 24 è chiaro che Paolo può rimanere nella carne (corpo)



A parte che nel carne (sarx) e corpo (basar) non sono sinonimi, ma è ovvio che se Paolo non muore resta nella carne, non vedo il problema.


Per analogia anche al versetto 23 quando si parla di partire il riferimento è sempre la carne



Non mi pare affatto strano, per Paolo lasciare questa vita significava essere risorto con un corpo spirituale in cielo e non nella carne, come spiega lui stesso in 1 Corinti 15.


Quindi Paolo dice che si può partire o rimanere nella carne. Che cosa quindi rimane nella carne e che cosa parte?



Sempre la sua persona, Paolo morendo lascia la carne, l'esistenza terrena, la sua condizione umana e peccaminosa per raggiungere quella celeste, perfetta e glorificata insieme a Cristo. Francamente ancora non capisco cosa ci trivi di strano rispetto alla concezione di Paolo della risurrezione...


A me sembra chiaro che Paolo faccia riferimento all'io personale che può partire dal corpo e vi può rimanere



Peccato che qui Paolo non fa alcun accenno a questo presunto spiritello né alle sue fuitine dal corpo per andare non si capisce dove, visto che tanto in Filippesi 3 che in 1 Corinti 15 si precisa che in cielo i morti ci vanno come esseri spirituali dopo essere stati risorti...

Shalom
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Sijmadicandhapajiee, gente per cui le arti stan nei musei - Paolo Conte

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