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Maggio 2017

Ultimo Aggiornamento: 30/05/2017 20.40
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20/05/2017 13.42

21 maggio VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre» Gv 14,15-16


Come vivere questa Parola?

Quando vogliamo davvero bene a qualcuno quello che egli dice diventa prezioso al nostro cuore e si traduce in scelte, gesti, vita. Gesù ci invita a far diventare vita della nostra vita le sue parole, i suoi suggerimenti, i suoi "comandamenti". Anche le leggi ci danno comandi che noi viviamo e attualizziamo per il bene comune. Dietro ai comandi di Gesù non parla un'idea ma un rapporto, una reciprocità, un imitare il suo stile di vita. Solo amando Lui possiamo amare gli altri con l'amore che Egli ci infonde nel cuore: il Suo Amore, lo Spirito! Noi osserviamo quanto ci dice non per la paura di trasgredire, o per il dovere di farlo, ma per la certezza dell'amore. Fidarsi è la prova dell'amore: " Se mi amate, osserverete i miei comandamenti ...."



Aiutaci Signore a prendere ogni tua parola come un tuo dono prezioso, aiutaci ad assimilarla e a farla diventare vita della nostra vita, per poter essere tuoi discepoli, tuoi amici non a parole, ma "nei fatti e nella verità"!

La voce di Papa Francesco

Queste parole ci ricordano anzitutto che l’amore per una persona, e anche per il Signore, si dimostra non con le parole, ma con i fatti. Ne consegue che “osservare i comandamenti” va inteso in senso esistenziale, in modo che tutta la vita ne sia coinvolta. Infatti, essere cristiani non significa principalmente appartenere a una certa cultura o aderire a una certa dottrina, ma piuttosto legare la propria vita, in ogni suo aspetto, alla persona di Gesù e, attraverso di Lui, al Padre. Per questo Gesù promette l’effusione dello Spirito Santo ai suoi discepoli. Proprio grazie allo Spirito Santo, Amore che unisce il Padre e il Figlio e da loro procede, tutti possiamo vivere la stessa vita di Gesù. Lo Spirito ci insegna ogni cosa, anzi l’unica cosa indispensabile: amare come ama Dio.» (REGINA COELI Domenica, 15 maggio 2016)


Commento di suor Monica Gianoli FMA
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21/05/2017 21.45

22 maggio LUNEDI’ VI SETTIMANA DI PASQUA (ANNO A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio”. Gv 15,26-27



Come vivere questa Parola?

La parola greca Paraclito significa ad-vocatus (chiamato-presso), colui che assiste e soccorre nel processo. È l'avvocato difensore che si oppone all'accusatore (satana).

Lo Spirito è inviato dal Padre (cf. Gv 14,16-21) ed è inviato anche dal Figlio. Questo dono d’Amore è la memoria viva di Dio in noi. Lui parla prima, ci precede, ci custodisce e ci rende testimoni.



Aiutaci o Gesù ad aprire il cuore allo Spirito per "rinforzarci" nel Tuo amore è donaci una mente libera che si lasci attraversare dalla Sua luce senza trattenere nulla!



La voce di un testimone

C’è [...] un “Satana” (in ebraico, "accusatore"): è il “mondo”, nella terminologia giovannea, che continuamente dice al discepolo: “Ti sei sbagliato, non ne vale la pena, la gioia non è lì, non ce la farai mai!”. Lo Spirito Santo invece difende e consola: il suo argomento principale è proprio il ricordare ai discepoli la parola di Gesù, introdurli nel senso di quella parola, l’amore di un Dio, crocifisso alla porta di Gerusalemme [...]. Abbiamo bisogno di uomini e donne che non abbiano paura del male: essi si sono riconciliati con il male che sanno essere presente in loro, poiché hanno fatto l’esperienza del perdono. Ma abbiamo anche bisogno di uomini e donne che non abbiano paura del bene, che sappiano quindi osare, rischiare, obbedendo a quella parola che è presente nel centro del loro spirito. L’amore è così: vuole tutto. Solo questa follia si rivela essere la vera sapienza. (Giuseppe Dossetti).

Commento di suor Monica Gianoli FMA
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23/05/2017 07.50

23 maggio 2017 - MARTEDI’ VI SETTIMANA DI PASQUA (ANNO A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: «Dove vai?». Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi” Gv 16, 5-7



Come vivere questa Parola?

Gesù non dice che muore, dice che se ne va e il suo andarsene è un ritorno al Padre che l'ha inviato. Solo andandosene ci riapre la strada della comunione con il Padre e ci può consegnare la pienezza del suo amore: ci può consegnare lo Spirito. I discepoli non hanno il coraggio di chiedere “dove vai?”. Da tempo Gesù annunciava questo momento e già si profila all’orizzonte una consegna radicale della vita. Solo lo smarrimento prende possesso; ma Gesù rassicura: in ogni situazione è nascosto un bene più grande, una comunione più grande per un voler “rimanere sempre” insieme: l’Amore non muore!



Gesù, noi siamo fatti di terra, siamo attaccati a ciò che vediamo, percepiamo, tocchiamo. I distacchi ci fanno paura e sentirci dire che "te ne vai", ci smarrisce. Aiutaci a fidarci di Te e a credere che la vita non è solo quello che teniamo sotto controllo, noi siamo anche "altro". Aiutaci a fidarci, Signore!

La voce di S. Agostino

“E' bene per voi che vi venga sottratta la presenza fisica, affinché mi possiate cercare e amare di un amore più libero e più maturo. Così crescerete e non rimarrete bambini.” (Commento al Vangelo di San Giovanni, omelia 94)


Commento di suor Monica Gianoli FMA
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23/05/2017 20.41

24 maggio MERCOLEDI’ VI SETTIMANA DI PASQUA (ANNO A) - SOLENNITA’ DI MARIA AUSILIATRICE (Per la Famiglia Salesiana)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future”. Gv, 16,12-13


Come vivere questa Parola?

Gesù non parla più, continua a parlare lo Spirito, che renderà presenti a noi le sue parole. Lo Spirito non dice nulla di diverso di quanto ha detto il Figlio. Però, essendo Amore, farà risuonare nel nostro cuore ciò che ha ascoltato in quello di Dio. Solo l' amore rende presente l'amato e fa comprendere le sue parole.



Maria, nostro Potente Aiuto, prendici per mano e conducici sulle strade della docilità! Aiutaci a svuotarci di noi stessi per lasciar risuonare in noi lo Spirito, per poter essere segno dell'Amore preveniente del Padre! O nostra Madre Ausiliatrice, ci affidiamo a te. Amen.



La voce di Papa Francesco

“Gesù sa di essere vicino alla realizzazione del disegno del Padre, che si compirà con la sua morte e risurrezione; per questo vuole assicurare ai suoi che non li abbandonerà, perché la sua missione sarà prolungata dallo Spirito Santo. Ci sarà lo Spirito a prolungare la missione di Gesù, cioè a guidare la Chiesa avanti. Gesù rivela in che cosa consiste questa missione. Anzitutto lo Spirito ci guida a capire le molte cose che Gesù stesso ha ancora da dire (cfr Gv 16,12). Non si tratta di dottrine nuove o speciali, ma di una piena comprensione di tutto ciò che il Figlio ha udito dal Padre e che ha fatto conoscere ai discepoli (cfr v. 15). Lo Spirito ci guida nelle nuove situazioni esistenziali con uno sguardo rivolto a Gesù e, al tempo stesso, aperto agli eventi e al futuro. Egli ci aiuta a camminare nella storia saldamente radicati nel Vangelo e anche con dinamica fedeltà alle nostre tradizioni e consuetudini” (ANGELUS Domenica 22 maggio 2016)


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25/05/2017 13.22

25 maggio GIOVEDI’ VI SETTIMANA DI PASQUA (ANNO A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos'è questo che ci dice: «Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete», e: «Io me ne vado al Padre»?». Dicevano perciò: «Che cos'è questo «un poco», di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire”. Gv 16,16-18


Come vivere questa Parola?

Questo discorso, enigmatico per i discepoli, diventa chiaro solo dopo la Risurrezione ed è chiaro per noi, lettori del Vangelo. Si parla di due momenti. Nel primo i discepoli lo vedono ancora per poco, prima che muoia e scompaia nel sepolcro; nel secondo non lo vedono più, per rivederlo poi come Risorto. Sono rispettivamente il Venerdì è il Sabato santo, due giorni di lutto che portano al terzo giorno, quello della gioia e della vita senza fine! È il mistero della Pasqua del quale è imbevuta ogni esistenza umana! Mistero che si fatica a comprendere se non si è guidati dal Suo Spirito!

Non siamo fatti per la sofferenza, per il dolore, per la morte, Signore, non siamo fatti perché Tu non li hai creati. Sono entrati nel mondo con il peccato! Ma Tu hai vinto il peccato e ci hai ridato la speranza di non soccombere sotto il dolore, sotto la sofferenza! Più rimaniamo uniti a Te e più siamo forti della tua forza, più ritorniamo a vivere e credere in tutto ciò che è vero, bello, buono.



La voce di Rabindranath Tagore

Io desidero te

Io desidero te, soltanto te,

il mio cuore lo ripete senza fine.

Sono falsi e vuoti i desideri

che continuamente mi distolgono da te.

Come la notte nell'oscurità

cela il desiderio della luce,

così nella profondità della mia incoscienza

risuona questo grido:

io desidero te, soltanto te.

Come la tempesta cerca fine nella pace,

anche se lotta contro la pace

con tutta la sua furia,

così la mia ribellione

lotta contro il tuo amore,

eppure grida:

io desidero te, soltanto te.


Commento di suor Monica Gianoli FMA
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26/05/2017 13.23

26 maggio VENERDI’ VI SETTIMANA DI PASQUA (ANNO A) - MEMORIA DI SAN FILIPPO NERI

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla. In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà”.
Gv 16, 22-23




Come vivere questa Parola?

"Nessuno potrà togliervi la vostra gioia"! La gioia che ci dà Gesù è una gioia eterna, che riempie il cuore, la vita ..., così da non aver più bisogno di nulla! La gioia di Gesù è la gioia di chi capisce e assapora che il dolore, il fallimento, la morte non sono l'ultima parola, ma sorgente di nuova vita. La gioia che Gesù ci dà non è frutto delle nostre conquiste orgogliose, ma dono che scaturisce dal suo Amore crocifisso e risorto ed è un dono che ci può riempire in ogni momento a condizione di mantenere il cuore aperto a ricevere e donare, aperto come quello di Gesù!



Signore, fa che la gioia più grande della vita sia il chiederti con consapevolezza: " Sia fatta la tua volontà, non la mia", perché è il segno grande di quanto mi senta tra le tue man e di quanto mi fidi di Te. Amen.



La voce di S. Agostino

“Ora dobbiamo spiegare quelle parole del Signore: In verità, in verità vi dico: qualunque cosa chiederete al Padre nel nome mio, egli ve la darà (Gv 16, 23). […] L'espressione: nel mio nome, non è da prendere secondo il suono materiale delle parole, ma nel senso vero e reale che il nome di Cristo contiene e annuncia. Chi dunque ha di Cristo un'idea che non corrisponde alla realtà dell'unigenito Figlio di Dio, non chiede nel nome di Lui, anche se pronuncia le lettere e le sillabe che compongono il nome di Cristo, perché quando si mette a pregare chiede nel nome di colui che ha in testa. Chi invece ha di Cristo un'idea conforme a verità, chiede nel nome di Lui, e se la sua domanda non è contraria alla sua eterna salvezza, egli ottiene ciò che chiede. Tuttavia ottiene quando deve ottenere. Vi sono infatti delle cose che non vengono negate, ma vengono differite per essere concesse al momento opportuno. Così in quelle parole: egli ve la darà, dobbiamo intendere quei benefici che sono destinati a coloro che pregano rettamente. Tutti i giusti vengono esauditi quando domandano a proprio vantaggio, non quando domandano in favore dei loro amici o nemici o di qualsiasi altro: il Signore non dice infatti genericamente darà, ma: vi darà.” (Commento al Vangelo di San Giovanni, omelia 102)


Commento di suor Monica Gianoli FMA
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26/05/2017 20.29

27 maggio 2017 - SABATO VI SETTIMANA DI PASQUA (ANNO A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Finora non avete chiesto nulla nel mio nome.
Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena”.
Gv 16,24




Come vivere questa Parola?

Una cosa sta a cuore a Gesù: la nostra gioia! Ma non una gioia generica, quello piena! Egli si fa mediatore tra noi e il Padre per ottenerci il suo stesso Spirito, la fonte della vera gioia. Lo Spirito è l'Amore tra il Padre e il Figlio. Cosa riempie maggiormente il nostro cuore e ci colma di gioia se non il sentire di essere amati da Dio, dello stesso Amore con cui si amano il Padre e il Figlio?



Aiutaci Signore a lasciarci amare da Te! Amen.



La voce di Sant’Agostino

“Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e riceverete, affinché la vostra gioia sia completa (Gv 16, 24). Questa gioia completa di cui parla, non è certamente una gioia carnale, ma è la gioia spirituale; e sarà completa solo quando ad essa non ci sarà più nulla da aggiungere. Chiedere altra cosa, è chiedere nulla; non perché ogni altra cosa sia nulla, ma perché qualunque altra cosa si possa desiderare è, in confronto a questa, un nulla. Non si può certo dire che l'uomo come tale sia nulla, anche se l'Apostolo dice: Se uno pensa di essere qualcosa mentre non è nulla... (Gal 6, 3); tuttavia in confronto con l'uomo spirituale, che sa di essere quello che è per grazia di Dio, chiunque aspira a cose vane, è nulla. E' questo probabilmente il senso della frase: In verità, in verità vi dico: qualunque cosa domanderete al Padre in nome mio, ve la darà, se con l'espressione qualunque cosa si intende non qualsiasi cosa, ma ciò che, nei confronti della beatitudine eterna, abbia qualche importanza. Ciò che segue: Finora non avete chiesto nulla nel mio nome, si può intendere in due modi: nel senso che essi non avevano chiesto nulla sino allora in nome suo, perché ancora non avevano conosciuto il suo nome come deve essere conosciuto; oppure nel senso che quanto sino allora avevano chiesto era nulla in confronto alla vita eterna che dovevano chiedere. E' dunque per impegnarli a chiedere nel suo nome, non ciò che è nulla, ma la gioia completa (dato che chiedere qualcosa di diverso, è come chiedere nulla) che li esorta dicendo: Chiedete e riceverete, affinché la vostra gioia sia completa; cioè a dire: Chiedete nel mio nome ciò che può rendere perfetta la vostra gioia, e l'otterrete. La divina misericordia, infatti, non defrauderà i suoi eletti che sono perseveranti nel chiedere questo bene” (Commento al Vangelo di San Giovanni, omelia 102)


Commento di suor Monica Gianoli FMA
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26/05/2017 20.32

28 maggio 2017 Domenica – Ascensione del Signore (A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo
in cui l’avete visto andare in cielo». At 1,23;
«Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».




Come vivere questa Parola?

Celebriamo oggi la solennità dell’Ascensione di Gesù al cielo, nella quale il mistero pasquale del Cristo, il suo esodo da questo mondo al Padre, è letto in un’ottica particolare, che non è facile decifrare in modo adeguato dalla cultura del nostro tempo. Con la morte e la sepoltura di Gesù è avvenuta una separazione tra Lui e i suoi discepoli, e la Risurrezione non ripristina la situazione prepasquale - quella cioè di un’esistenza vissuta insieme a Lui ‘visibilmente’ - ma dà inizio a un modo nuovo, con cui Gesù, il Risorto e il Vivente, si rende presente alla sua Chiesa. I Vangeli hanno espresso tutto questo mediante l’immagine dell’Ascensione di Gesù al cielo. Noi cristiani odierni, quindi, siamo d’accordo nel dire che il ‘cielo’, come luogo della dimora di Dio, è più uno ‘stato’ che un ‘luogo’. Quando si usa questo termine, non ha senso parlare di sopra o di sotto, di su e di giù. Con questo non sto dubitando – sia ben chiaro - che il paradiso esista, ma solo affermare che ci mancano le categorie adatte per potercelo rappresentare adeguatamente.

Alla luce di quanto abbiamo detto, proclamare che Gesù “è asceso al cielo” significa dire che Egli, anche come Uomo, è entrato nel mondo di Dio: «siede alla destra del Padre». Insomma, il nostro vero cielo è il Cristo Risorto col quale noi andremo a ricongiungerci dopo la nostra morte. Le parole dell’angelo, citate sopra nel primo testo, contengono un velato rimprovero ai discepoli: non bisogna stare a guardare in cielo e speculare sull’aldilà, ma piuttosto vivere in attesa del ritorno di Gesù, proseguire la sua missione, portare il suo Vangelo fino ai confini del mondo, e annunciarlo con la nostra vita. Egli è andato in cielo, ma senza lasciare la terra. È solo uscito dal nostro campo visivo e fisico. Il cielo è già iniziato su questa terra, quando ci amiamo come lui ci ha amati, quando accogliamo i poveri e i deboli e li sentiamo fratelli, quando “spezziamo il pane”. Proprio Gesù del resto, nel testo evangelico odierno ci assicura: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Poche parole potevano essere più dense di significato e rassicuranti come queste, se Gesù non le avesse pronunciate proprio nel momento della sua Ascensione al cielo, in cui egli stava per lasciare fisicamente questo mondo e sottrarsi definitivamente allo sguardo dei suoi discepoli.



La voce di un grande Papa della Chiesa antica

«Nella festa di Pasqua la risurrezione del Signore è stata per noi motivo di grande letizia. Così ora è causa di ineffabile gioia la sua Ascensione al cielo. Oggi infatti ricordiamo e celebriamo il giorno in cui la nostra povera natura è stata elevata in Cristo, fino al trono di Dio Padre» (S. Leone Magno, Disc. 2 sull’Ascensione 1,4).


Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB
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28/05/2017 22.06

Lunedì 29 maggio 2017 – VII settimana del Tempo di Pasqua


DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre. Dissero i discepoli a Gesù: “Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio”. Rispose loro Gesù: “Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avrete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!». Gv 16, 29-33


Come vivere questa Parola?

Il Vangelo odierno ci mostra quanto gli Apostoli avessero ancora bisogno dello Spirito Santo per capire a fondo la Parola del Maestro. Essi, sono pronti a mostrare a Gesù di aver capito tutto! Infatti, quando egli, aprendo loro il suo cuore, rivela qualcosa del mistero della sua vita col Padre e della sua missione nel mondo: «Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre», essi rispondono con una certa dose di presunzione: “Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio”. Ma la risposta di Gesù raggela subito le loro eccessive certezze: “Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo”. Essi manifestano la superficialità di coloro che pensano che la fede sia il risultato di formule apprese solo astrattamente e in superficie.

Ma Gesù, che è un Maestro buono e paziente, continua ad approfondire il discorso per farli crescere nella vera conoscenza e nell’amore. Non li lascia cadere nel loro orgoglio presuntuoso di essere già arrivati alla “verità tutta intera”. Piuttosto li mette di fronte alle loro debolezze e fragilità, che di lì a poco, li porteranno a fuggire tutti di fronte agli eventi dolorosi della passione.

Un po’ la stessa cosa che è accaduta agli Apostoli, avviene anche a noi, oggi. Non è forse vero che anche noi, tante volte, ci accorgiamo che nella nostra vita certe cose dovrebbero essere cambiate, migliorate, ma ci manca poi il coraggio di farlo?



Ci stiamo preparando alla festa di Pentecoste ormai vicina: allora prepariamoci a ricevere di nuovo lo Spirito di Gesù per renderci conto di quanto possa essere ancora superficiale la nostra adesione alla fede.



La voce della liturgia

Lava ciò che è sordido,

bagna ciò che è arido,

sana ciò che sanguina.



Piega ciò che è rigido,

scalda ciò che è gelido,

drizza ciò che è sviato.



Dona ai tuoi fedeli,

che solo in te confidano,

i tuoi santi doni (Dalla ‘sequenza’ di Pentecoste).





Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB
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29/05/2017 13.29

Martedì 30 maggio 2017 – VII settimana del Tempo Pasquale

DALLA PAROLA DEL GIORNO
«Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io (Paolo) vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio. E ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunciando il Regno. Per questo attesto solennemente oggi, davanti a voi, che io sono innocente del sangue di tutti, perché non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio… [Dopo aver detto questo, si inginocchio con tutti loro e pregò. Tutti scoppiarono in pianto e, gettandosi al collo di Paolo, lo baciavano, addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono alla nave]». At 20, 22-27; 36-38

Come vivere questa Parola?

Oggi mi soffermo brevemente sulla prima lettura tratta dagli Atti degli Apostoli e riportata quasi integralmente più sopra, con l’aggiunta anche dei versetti finali del cap. 20, che descrivono il commovente addio di Paolo agli anziani della Chiesa di Efeso. Si tratta di una pagina ricca di pathos e di commozione, ove si sente pulsare il grande cuore dell’Apostolo. Egli traccia una rapida revisione della sua vita passata tra i suoi cristiani di Efeso e getta uno sguardo al suo futuro denso di eventi dolorosi: “Mi attendono catene e tribolazioni”. La pagina raggiunge il suo culmine emotivo nell’addio finale, che si risolve in un pianto corale e in un abbraccio struggente, nella consapevolezza che quel saluto era in realtà un addio: “Dopo aver detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. Tutti scoppiarono in pianto e, gettandosi al collo di Paolo, lo baciavano, addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto”. È senz’altro uno stupendo e commovente spaccato di vita che ci riporta al vivo la vitalità pulsante e la fraternità profonda delle primitive comunità evangelizzate dal grande Apostolo delle genti.

Questa pagina è un invito a ripensare anche noi alla fine dei nostri giorni: la vita, se badiamo bene, è tutto un susseguirsi di ‘addii’, fino all’ultimo. È bene quindi che anche noi, in una specie di esame di coscienza generale, facciamo il punto della situazione in cui ci troviamo di fronte ai fratelli e a Dio.



Sono pronto io per l’ultimo A Dio? A Dio affido tutta la mia esistenza, dal principio fino alla fine, tutta la mia storia!



La voce del Concilio Vaticano II

«In faccia alla morte l’enigma della condizione umana diventa sommo. L’uomo si affligge non solo al pensiero del dolore e della dissoluzione del corpo, ma anche, ed anzi più ancora, per il timore che tutto finisca per sempre. Però l’istinto del cuore lo fa giudicare rettamente, quando aborrisce e respinge l’idea di una totale rovina e di un annientamento definitivo della sua persona. Il germe di eternità che porta in sé, irriducibile com’è alla sola materia, insorge contro la morte. Tutti i tentativi della tecnica, per quanto utilissimi, non riescono a far cessare le ansietà dell’uomo: il prolungamento della longevità biologica non può soddisfare quel desiderio di vita ulteriore che sta invincibile nel suo cuore».

(Conc. Vat. II, Gaudium et spes 18, in Enchiridion Vaticanum num. 1371, Bologna 1993).


Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB
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Mercoledì 31 maggio 2017 – Visitazione della beata Vergine Maria

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Fratelli, la carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene;
amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda…» (Rm 12, 9-10);
«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva…» (Lc 1, 46-48).



Come vivere questa Parola?

Maria, nella Visitazione alla cugina Elisabetta, c'insegna l'accoglienza a Dio ed ai fratelli. Anzitutto ad accogliere Dio. Non è facile accogliere veramente il Signore nel nostro cuore, come ha fatto Maria. Talvolta noi accogliamo Dio come un venditore ambulante che offre i suoi prodotti. Lo lasciamo sulla soglia di casa, appena sulla porta. Gli chiediamo che cosa ci ha portato di buono, quale grazia ci offre e ci mettiamo d'accordo per ottenere quello che c'interessa in quel momento. Accogliere Dio come ha fatto Maria, significa farlo entrare completamente in casa nostra dandogli il primo posto, metterlo al centro della nostra vita, con gioia, cantando il Magnificat per le meraviglie da Lui operate. Vuol dire dargli pienamente spazio, anche quando Lui scombina i nostri piani e manda in crisi i nostri progetti e le nostre certezze. Così Maria ha accolto il Signore nella sua vita, non per servirsene, ma per consegnarsi totalmente al suo servizio e cantare a Lui il Magnificat con tutta la sua esistenza.

In secondo luogo Maria c'insegna anche ad accogliere i nostri fratelli. É la prima lettura di S. Paolo ai Romani dell'odierna liturgia che c'invita a farlo. Essa costituisce una vera summa della vita di comunità: «Fratelli, la carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda…». È tutto un invito appassionato alla reciprocità dell'amore fraterno in Cristo! Per accogliere il fratello bisogna uscire da sé. Maria esce da sé, anche fisicamente, esce dalla sua casa, si mette in cammino «in fretta», per andare incontro ad Elisabetta. Accogliere i nostri fratelli in comunità è sempre un accogliere ciò che Dio opera in loro, è accogliere la loro vera identità nella loro vocazione divina. Ciò richiede un impegno difficile per uscire da noi stessi e dilatare gli spazi della fede e della carità, per non rinchiudere il nostro sguardo nei limiti ristretti del nostro egoismo, ma allargarlo alle dimensioni di Dio, ben più ampie del nostro modo di pensare gretto ed angusto. Allora ci rendiamo conto che accogliere Dio e accogliere i fratelli si condizionano a vicenda: stanno o cadono insieme. Noi riusciamo ad accogliere i fratelli soltanto se ci apriamo a Dio, se gli facciamo spazio, ma anche se siamo disposti ad accoglierlo negli altri, a riconoscere il disegno di Dio che si compie in loro, a riconoscere la sua voce che ci viene dal fratello. Se rimaniamo chiusi in noi stessi, se non usciamo di casa, come Maria, per andare incontro all'altro, possiamo anche illuderci di essere in rapporto con Dio, di accoglierlo, mentre in realtà i nostri pensieri, le nostre preoccupazioni egoistiche c'impediscono di aprirci agli altri, di vedere nell'altro l'azione di Dio e, in definitiva, di accogliere veramente il Signore.



La voce di Papa Francesco

“È proprio la Madonna che porta le gioie. La Chiesa la chiama “causa della nostra gioia”. Perché? Perché porta la gioia nostra più grande, porta Gesù. E portando Gesù fa sì che questo bambino sussulti nel grembo della madre. Dobbiamo pregare la Madonna perché portando Gesù ci dia la grazia della gioia, della libertà, ci dia la gioia di lodare sempre” (Papa Francesco, dall’omelia del 31 maggio 2013).

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB
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Maggio 2017 (1 messaggio, agg.: 27/04/2017 20.41)

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