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Ottobre 2017

Ultimo Aggiornamento: 30/10/2017 15.24
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Sabato 21 ottobre 2017 – XXVIII settimana del Tempo Ordinario (A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato. Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».

Lc 12, 10-13.


Come vivere questa Parola?

Luca scriveva queste parole di Gesù mentre già incominciavano a infierire nel mondo circostante le drammatiche persecuzioni dei cristiani. I seguaci di Cristo venivano messi a dura prova «davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità» e la loro fedeltà al Vangelo poteva portare anche alla suprema testimonianza del sangue. L’Evangelista qui ricorda che Gesù, invitando i suoi discepoli a essere fedeli fino alla fine, aveva promesso loro un aiuto speciale da parte dello Spirito Santo: «non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».

Tutto questo vale anche per noi cristiani del terzo millennio, perché mai come nel nostro tempo i seguaci di Cristo sono oggetto di vessazioni di ogni tipo a causa della loro fede. Ma non dobbiamo temere! L’importante è essere docili allo Spirito Santo: è Lui infatti che ci “insegna in quel momento ciò che bisogna dire” e soprattutto ci dà la forza interiore ed esteriore per giungere anche a quella testimonianza, che noi ammiriamo stupiti nei martiri antichi e in quelli del nostro tempo.

Ti preghiamo, Signore, di concederci una continua e crescente docilità allo Spirito Santo.

Se io ascoltassi docilmente la voce dello Spirito che parla dentro, nella mia vita, non avrei più paura di nulla, come ci insegnano le due preghiere riportate più sotto: la prima del grande Martire antico, Ignazio di Antiochia, e l’altra di un ‘venerabile’ dei nostri giorni, il sacerdote salesiano docente di teologia e formatore di presbiteri, Don Giuseppe Quadrio.

La voce del Martire Ignazio di Antiochia

“Un’acqua viva e che parla in me (lo Spirito) mi dice dentro di me: Vieni al Padre!”.

(Ignazio di Antiochia, Romani 7,2).



La voce del Venerabile Don Giuseppe Quadrio

“29 Maggio 1944: La mia Pentecoste: O divino Sposo dell’anima mia, grazie di questo giorno, che sarà memorabile nella mia vita: «La mia Pentecoste», il mio sposalizio con te, o dolce mio Spirito … Oggi qualcosa si rinnova nella mia vita: Tu ne prendi il timone e ne sei l’unica guida […]. Nelle mie relazioni intime aborrirò il nome del secolo e della mia piccola persona, e mi chiamerò col tuo dolcissimo nome, col nome che tu mi dai in questo nuovo battesimo: Docibilis a Spiritu Sancto (Docile allo Spirito Santo)”.



Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB
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22 ottobre 2017 - XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO


“Essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro:
“di chi è questa immagine e l’iscrizione?”
Gli risposero: “Di Cesare”. Allora disse loro:
“Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e
a Dio quello che è di Dio”.”

Mt. 22, 17- 21




Come vivere questa Parola?



La trappola è scattata. I farisei l’hanno preparata con cura. Le parole giuste, maliziose, camuffate dall’adulazione. “Dicci il tuo parere: E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare?”. Una domanda che percorre i tempi e giunge fino ai nostri giorni. Le tasse costituiscono sempre un obbligo pesante, in qualsiasi situazione politica e ancora di più ai tempi di Gesù quando il suo Paese si trovava sotto l’impero romano. A ragione, il Maestro intuisce tutta la cattiveria di tale interrogativo: “Ipocriti, perché mi tentate?” Ma il trabocchetto non funziona. La risposta supera il contenzioso politico e giunge al comando supremo: “ Date a Dio quello che è di Dio”. Ora, a Dio appartiene tutto il Creato, che Egli, fin dalle origini, ha consegnato all'uomo, perché ne usi, ne goda, e ne promuova la vita; perciò, è atto di giustizia il rispetto della natura e delle sue leggi, come è atto di giustizia il rispetto della vita umana, un rispetto dovuto ad ogni persona dato che in essa è presente l'immagine stessa di Dio



La voce di S. Agostino

“Come Cesare cerca la propria immagine su una moneta, così Dio cerca la propria nella tua anima.”



Commento di Sr Graziella Curti
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22/10/2017 21.17

Lunedì 23 ottobre - XXIX settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé e non arricchisce davanti a Dio”.

Lc 12, 20-21




Come vivere questa Parola?

Gesù racconta una parabola per aiutare le persone a riflettere sul senso della vita: “La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti?” L’uomo ricco era davvero ossessionato dalla preoccupazione per suoi beni che aumentavano improvvisamente a causa di un raccolto abbondante. Pensava solo ad accumulare per garantirsi una vita senza preoccupazioni e si diceva: “Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia”. Ma i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri. E’ necessario fare i conti con la morte, che rimane una chiave importante per scoprire il vero senso della vita. Rende tutto relativo, poiché mostra ciò che perisce e ciò che rimane. Chi cerca solo di avere e dimentica l’essere, perde tutto nell’ora della morte.

La voce dei salmi

Insegnaci a contare i nostri giorni

e acquisteremo un cuore saggio.

Ritorna, Signore: fino a quando?

Abbi pietà dei tuoi servi!



Saziaci al mattino con il tuo amore:

esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.

Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio.



Commento di Sr Graziella Curti
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23/10/2017 13.21

martedì 24 ottobre - XXIX settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. “

Lc 12,37


Come vivere questa Parola?


Per spiegare ciò che significa essere cinti, Gesù racconta una piccola parabola. “Siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa.” Il compito di aspettare l’arrivo del padrone esige una vigilanza costante e permanente, soprattutto di notte, poiché non si sa a che ora il padrone ritorna. Il servo deve essere attento, vigilante.

Di fronte a un compito non sempre facile, al centro della parabola c’è una promessa di inattesa felicità in cui i ruoli si invertono. Il padrone diventa servo e comincia a servire il servo che diventa padrone. Evoca Gesù nell’ultima cena, che pur essendo signore e maestro, si fece servo di tutti (Gv 13,4-17). La promessa di felicità viene ripetuta con parole che sanno di eccesso, che riflettono un’umanità sorprendente, la cura di un Dio misericordioso e umile. Il premio per chi sa attendere vigilante è lo stesso Signore e Maestro.



La voce di canto

Nella notte o Dio noi veglieremo
Con le lampade, vestiti a festa
Presto arriverai e sarà giorno.


Commento di Sr Graziella Curti
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24/10/2017 13.17

Mercoledì 25 ottobre - XXIX settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Anche voi tenetevi pronti,
perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate.”

Lc 12, 40




Come vivere questa Parola?

L'esortazione alla vigilanza prosegue, oggi, con la parabola del ladro. Mentre nel primo racconto sono i servi che vengono invitati a vegliare di notte in attesa del padrone, qui è il padrone di casa che deve vigilare. Cambia l'immagine ma non il contenuto: l’attesa vigile è un atteggiamento tipico del cristiano che crede nella promessa della venuta del Signore. L’immagine molto concreta di un ladro che viene di notte, quando non te l’aspetti, diventa molto comprensibile per i discepoli e anche per noi. Richiede di essere pronti ad accogliere la visita del Signore quando verrà. Richiede l’attenzione di una vita, la capacità di vivere pienamente il tempo, lo sguardo puro che vede oltre, il cuore docile e trasparente per poter cogliere la venuta silenziosa e sacra del Regno di Dio.



La voce di un monaco



“Solo chi attende il Signore è capace di apprezzare il momento presente e di conoscerne il significato e la ricchezza. Perché sa collocarlo nella prospettiva giusta, collegandolo alla venuta del Signore.”



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25/10/2017 13.58

Giovedì 26 ottobre - XXIX settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra;
e come vorrei che fosse già acceso.”

Lc 12, 49




Come vivere questa Parola?



L’immagine del fuoco ricorre spesso nella Bibbia e non ha solo un significato. Può essere l’immagine della devastazione e del castigo, e può anche essere l’immagine della purificazione e dell’illuminazione. Può evocare protezione come appare in Isaia: “Se dovrai attraversare il fuoco, sarò con te”. Ma in questo momento storico, Luca, mentre scrive, racconta una realtà che ha sotto gli occhi: le prime persecuzioni hanno bussato alla porta dei seguaci di Cristo e tutti vivono sotto la tensione di un mondo che stenta ad accogliere il messaggio di Gesù. Il Vangelo della Chiesa primitiva nasce sotto il segno della contraddizione. Il Maestro anticipa ai suoi seguaci che la sua missione non è facile, assomiglia ad un fuoco che purifica, ma purtroppo stenta ad accendersi. Per Lui e per chi lo vuole seguire c’è il sacrificio supremo. La croce diventa il segno cristiano, e quindi anche per tutti noi, il cuore della storia di Salvezza.



La voce di una scrittrice mistica

“La malattia è sempre e unicamente qualcosa che Dio ha da dirci; cercarvi altre cause è buttar via la perla preziosa.”

Cristina Campo


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26/10/2017 13.18

Venerdì 27 ottobre - XXIX settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO


“Fratelli io so che in me, cioè nella mia carne non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio.”


Rm 7,18-19





Come vivere questa Parola?

Questo testo potrebbe essere intitolato “Le Confessioni di Paolo”. Come farà in seguito S. Agostino e tanti altri nel corso dei secoli, l’Apostolo denuncia una situazione di disagio profondo e di una “costrizione” verso il male che lo umilia nella sua umanità. E’ la situazione di tutti noi, che rileviamo ogni giorno questo dramma di vita e la presa di coscienza di essere in lotta con la nostra volontà più profonda. Facciamo il male che non vogliamo e non realizziamo il bene di cui vediamo la luce e la bontà. Tuttavia, Paolo, di fronte a questa situazione, non giunge alla sconfitta e al pessimismo. Non si lascia vincere dall’ineluttabilità del male. C’è sempre lo Spirito che ci accompagna, che prega, con gemiti, per noi, che ci aiuta a ricominciare di nuovo, ogni giorno che incomincia verso il Bene.



La voce del cardinale Newman


“La mia natura sente la voce della coscienza come una persona. Quando le obbedisco mi sento soddisfatto, quando le disobbedisco provo un’afflizione. Un’eco implica una voce; una voce qualcuno che parla: E’ Colui che parla che io amo e venero”


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27/10/2017 13.38

sabato 28 ottobre - XXIX settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO


“Avvenne che in quei giorni Gesù andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Quando fu giorno chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli.”

Lc,6,12-19



Come vivere questa Parola?

Gesù ha compiuto la sua prima manifestazione, ha avuto il suo primo incontro con il popolo e le autorità religiose del paese; ora ha bisogno di una lunga notte di riflessione, di preghiera. L'opera che ha avviato è destinata a sopravvivere nel tempo. Gesù allora sale sul monte per trovare nell'incontro con il Padre la chiarezza necessaria per scegliere i dodici apostoli. La preghiera sta all'origine di ogni scelta e azione apostolica di Gesù e della Chiesa. Il giorno della Chiesa spunta dalla notte di Gesù passata in comunione col Padre. Sta qui il segreto della preghiera: mettersi in ascolto, nel silenzio, della Parola che illumina, che consola, che dà speranza. Allora le nostre “notti” si apriranno a nuove aurore.

La voce di due sapienti


“A pregare s’impara pregando.”
Carlo Maria Martini

“Il noviziato della preghiera è il silenzio”
Exupery


Commento di Sr Graziella Curti
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28/10/2017 13.27

29 ottobre 2017 - XXX Domenica del Tempo Ordinario

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Mt 22,37- 40



Come vivere questa Parola?


È un dottore della Legge a interrogare Gesù ancora una volta “per metterlo alla prova”. La risposta di Gesù è di fondamentale importanza. Sia il primo che il secondo comandamento erano presenti nell’Antico Testamento. Qui però Gesù afferma che il secondo comandamento “è simile al primo”. Certo, non uguale, ma simile. Ed è qui la novità assoluta. Non perché Gesù abbia voluto, in qualche modo sminuire l’assoluto di Dio. Non è l’uomo che qui prende il posto di Dio. Al contrario il processo è inverso: è Dio che ha preso il volto dell’uomo. Infatti in Gesù, pienamente Dio e pienamente uomo, Dio e l’uomo si incontrano fino ad essere “uno”. S. Giovanni aveva affermato: “Dio nessuno l’ha mai visto” ma, proprio nella persona del Verbo incarnato, Dio si è fatto visibile. Ogni uomo, in Lui, mi diventa così prossimo da essere “mio fratello”. Ecco perché, se amo Dio attraverso l’umanità di Gesù, non posso disprezzare neanche uno di quelli che, in Lui, mi sono fratelli e strada a Dio.

Signore Gesù, oggi, mi lascio consolare e provocare da queste parole. Sì, mi consolano perché, se è vero che il desiderio di fondo del mio vivere, la sete esistenziale più vera è quella di essere amato e di amare, tutto quello che il Signore mi dona e vuole da me è amore. E anche mi provocano queste parole perché tutto, proprio tutto (le promesse dei profeti e gli imperativi morali della Legge) dipendono da questo che in fondo, è un unico comandamento: amare Te, mio Dio e, in Gesù con Gesù, accogliere ogni uomo mio fratello.

La voce di un Martire

“Il cuore dell’uomo è troppo grande per poter essere riempito dal denaro, dalla sensualità, oppure dal fumo della gloria, che è illusorio, anche se stordisce. Esso desidera un bene più elevato, senza limiti e che duri eternamente. Ma questo bene è soltanto Dio”.

Massimiliano Maria Kolbe

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA
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29/10/2017 20.41

Lunedi 30 ottobre 2017 - XXX Settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO


«C'era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei libera dalla tua infermità», e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.»

Lc13.11-13




Come vivere questa Parola?

Gesù non dice: sei guarita, ma sei libera. È più forte e più espressivo di quello che il Signore vuol dirmi con questa pagina di vangelo. Si trattava infatti di liberare questa donna da un’infermità che da diciotto anni l’affliggeva. E il capo della sinagoga, aggrappato a una concezione legalistica della fede, è addirittura “sdegnato” perché ciò avviene in giorno di “sabato”. Gesù però è lì a far risplendere il senso vero del “sabato” che è dare gloria a Dio ma anzitutto dilatando il cuore agli imperativi della carità. Le prescrizioni della Legge (quella che riguardava il sabato e altre, oggi) hanno la loro importanza, ma le persone sono più importanti di esse. Certo, questo non significa che per ogni stravaganza possiamo sentirci autorizzati a disattendere le norme. Esse vanno osservate, purché sia osservato il primato della carità che è cammino di liberazione delle persone, mai soffocamento, né di negligenza, circa le loro vitali esigenze.

Signore Gesù manda su di noi il tu Santo Spirito per discernere, lungo i miei giorni, quanto ho bisogno di lasciarmi LIBERARE da tutto l’egoismo che mi paralizza per farmi, come dice S. Paolo quest’oggi, “imitatore di Dio” e “camminare nella carità”. Che io diventi in te, una persona libera, Signore, e perciò capace per mezzo tuo di “proclamare ai prigionieri la liberazione”.

La voce di uno scrittore irlandese

La libertà significa responsabilità: ecco perché molti la temono.

George Bernard Shaw

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA
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30/10/2017 15.24

Martedì 31 ottobre 2017 - XXX Settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».

E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Lc 13,18-21


Come vivere questa Parola?

Davvero di tutti i semi, quello di senapa, simile a una punta di spillo, è il più piccolo. E che cos’è un pugnetto di lievito che scompare nella massa di farina? Però attenzione! Il piccolissimo seme è di tale potenza vitale che nella terra attecchisce e cresce fino ad avere rami robusti che possono ospitare gli uccelli dell’aria. E il lievito, pur perdendosi dentro la massa della farina, è capace di farla tutta fermentare. Così è il Regno di Dio – dice Gesù -, cioè la forza dinamica della sua vita dentro di noi. Sì, il Regno di Dio è il mistero del suo amore che agisce dentro il nostro cuore e, se acconsentiamo a vivere il Vangelo, diventa continua conversione della nostra mente alla mentalità di Gesù, conversione del cuore al suo modo di amare e di agire. Ciò che conta non è certo la potenza, la vistosità, l’efficienza dell’apparato esteriore delle opere. Anzi, guai a cercare questo. Ciò che conta è l’attenzione e la piena apertura al mistero di Gesù, al suo modo di regnare che è servizio d’amore fino a dare la vita. Questo è il Regno! E non fa spettacolo, né chiasso. È piccolezza che misteriosamente esplode dentro la storia, in stupende realizzazioni d’amore.

Signore Gesù, aiutami a volgere lo sguardo verso coloro che con la loro vita sono stati “lievito” per il tu Regno. Penso a S. Giuseppe Cottolengo, a S. Giovanni Bosco, S. Maria Mazzarello, a S. Madre Teresa di Calcutta: piccoli “semi” diventati alberi forti che “ospitano” ancora oggi tanti “uccelli” (=uomini, donne, giovani di ogni nazione e stato sociale) in ordine alla salvezza.

La voce di un Santo

“Le orme sono le impronte che lascia uno che cammina per strada; le opere di Dio invece vengono chiamate le sue strade. […] le orme di Dio sono dunque determinate impronte che si trovano nelle creature, e da esse si può in una certa misura risalire a conoscere Dio”.
Tommaso d’Aquino



Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA
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Ottobre 2017 (1 messaggio, agg.: 03/10/2017 13.39)

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