Pagina precedente | 1 | Pagina successiva
Facebook  

Ottobre 2017

Ultimo Aggiornamento: 18/10/2017 20.20
Autore
Stampa | Notifica email    
OFFLINE
Post: 2.465
Città: NAVE
Età: 45
Sesso: Maschile
30/09/2017 22.04

1 ottobre 2017 - Domenica XXVI del Tempo Ordinario (Anno A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: «Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna». Ed egli rispose: «Non ne ho voglia». Ma poi si pentì e vi andò».

Mt. 21, 28-29


Come vivere questa Parola?

Potremmo chiamare questa pericope: " Il gioco dei sì e dei no". È un gioco che regge anche capovolto: Il Si diventa No. E, nell’ultima parte del gioco, il no diventa sì. Nel primo caso è il sì della gente parolaia.
Possiamo essere anche io, tu, gli altri. Nella vita non basta il facile “sì” dell’entusiasmo con cui mi impegno nel bene se poi, appena sento un po’ di fatica a pensare, parlare e agire secondo quello che Dio vuole, getto a mare l’impegno. Quel che conta è perseverare. Si, tener duro con l’aiuto di Dio.

Se poi so di essere tra quelle persone che hanno fatto una “scivolata “nel male, la Parola di Dio mi invita non a deprimermi, chiudendo, triste, il mio rapporto con Dio. Assolutamente NO.

Chiedo a Te Signore di essere come quelli che a un certo punto han detto no, ma poi, risoluti, hanno chiesto perdono a Te che li hai liberati dalla prigione del peccato. Perché la chiave della liberazione è pur sempre quella del Tuo infinito amore che ha nome “MISERICORDIA”.


La voce di uno scrittore filosofo tedesco

Contro le infamie della vita le armi migliori sono: la forza d’animo, la tenacia e la pazienza. La forza d’animo irrobustisce, la tenacia rende fermi e la pazienza dà pace.
(Hermann Hesse)


Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA
Domenica 15 ottobre: Prato - MONZAblog1912ottobre18/10/2017 17.54 by TifosodaBG
Chi passa di qui??? Oasi Forum201718/10/2017 21.24 by Mala.ma
14/15 OTTOBRE - VIGHIZZOLO D'ESTE FINALE CAMPIONATO ITALIANO ACI/SPORTIl Forum di www.autocross...ottobre18/10/2017 23.38 by BOLLO (manuel)
OFFLINE
Post: 2.465
Città: NAVE
Età: 45
Sesso: Maschile
01/10/2017 22.02

Lunedì 2 ottobre 2017 – Santi Angeli Custodi (Memoria)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino»
Es. 23, 20



Come vivere questa Parola?

Questa pericope è tratta dal libro dell’ESODO (Antico Testamento) che narra l’epopea del popolo ebreo quando, finalmente libero, esce dall’Egitto.

E’ molto importante la promessa che Dio stesso fa a Mosè, guida dell’ardimentosa impresa. È articolata in due parti: quella di mandare un

Angelo a “custodire”, e quella di far raggiungere la meta dell’esodo: la sospirata terra promessa.



Sì, anche per noi questa Parola dice qualcosa di molto importante.

Anzitutto ci assicura che non siamo mai soli. L’angelo del Signore (o Lui stesso) sempre è con ciascuno di noi. La sua è una presenza che, ricordata spesso durante il giorno, dissipa pensieri e sentimenti negativi che minacciano non solo la pace, ma l’equilibrio fisiopscicospirituale della persona.

In secondo luogo, questa Parola di Dio ci ricorda che a Lui sta a cuore non solo il cammino, ma anzitutto l’arrivo alla meta.

Sì, se ci ha “preparato un posto”, non sarà certo “spazio-tempo” di sofferenza, di tenebra, ma la precisa risposta alla nostra gran sete di felicità nell’amore.



Grazie Signore, per l’Angelo Custode: un dono prezioso della Tua infinita bontà.

La voce di un poeta filosofo bengalese

“Io credo che siamo liberi, entro certi limiti, eppure sono convinto che c’è una mano invisibile, un Angelo guida, che in qualche modo, come un’elica sommersa, ci spinge avanti”.
Rabindranath Tagore


Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA
OFFLINE
Post: 2.465
Città: NAVE
Età: 45
Sesso: Maschile
02/10/2017 13.12

Martedì 3 Ottobre 2017 – XXVI settimana del Tempo Ordinario

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio».

Lc. 9, 53-56


Come vivere questa Parola?

Ormai presago della sua morte cruenta, Gesù aveva deciso di raggiungere Gerusalemme, Città Santa, attraversando la Samaria. Ma gli abitanti di quella terra, per questioni pseudo religiose, erano in perpetua lite con gli Ebrei.

I Samaritani dunque si rifiutarono di ricevere Gesù suscitando l’indignazione degli Apostoli Giacomo e Giovanni, affezionatissimi al loro Maestro proprio perché ne percepivano la “statura ebreo spirituale religiosa”.

Ebbero dunque l’ardire di proporre a Gesù una preghiera furente: ottenere l’immediato castigo del fuoco dal Cielo.

Attenzione alla reazione di Gesù! li rimproverò “voltandosi” verso di loro non certo con sguardo e volto sorridente.

Il fatto che “si avviarono verso un altro villaggio” sta a confermare l’imperturbabilità di Gesù.

Sì, quel Gesù che prova grande compassione per tanta povera gente (pensiamo alla Cananea, per esempio), qui non è per nulla scosso dal cattivo comportamento dei Samaritani. Ciò che non intacca la gloria del Padre non lo turba affatto.



Dammi, Signore d’essere uomo di pace, così come Tu sei stato.

Non sono al mondo per raccogliere e rendere trattamenti offensivi, ma per seminare bontà e poi cogliere gioia per tutti.

La voce di un Santo Papa

“La pace non può regnare tra gli uomini se prima non regna nel cuore di ciascuno di loro”.

Karol Wojtyla (Giovanni Paolo II°)


Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA
OFFLINE
Post: 2.465
Città: NAVE
Età: 45
Sesso: Maschile
03/10/2017 13.27

Mercoledì, 4 ottobre 2017 - S. Francesco D’Assisi (festa)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
Mt. 11,25


Come vivere questa Parola?

Questa pericope del vangelo di Matteo riporta la Parola di Gesù in ordine a una verità che può Illuminare l’intera esistenza. Così è stato per S. Francesco D’Assisi, che non solo fu una luce e una gloria per l’Italia, ma per il mondo intero. Quel suo Cantico delle creature che scandisce gioiosamente tante lodi al Creatore ha ispirato non solo i fedeli cristiani, ma musicisti pittori letterati artisti d’ogni tempo e luogo. E sta proprio in queste parole evangeliche il senso profondo di una personalità dove semplicità e totale abbandono in Dio coincidono.

Sì, come nel “bambino” che è l’immagine usata da Gesù e incastonata come perla preziosa nel Vangelo. Così la sapienza di Dio trova davvero in questa immagine l’espressione che ancora oggi e sempre può evidenziare il nostro cammino spirituale. Certa sapienza e dottrina di furbizia umana non conducono da nessuna parte, anzi, esse sono spesso pericolo di deviazione mortale.

Grazie, mio Signore! Con l’intercessione di S. Francesco, ti prego: fa che la mia vita prolunghi il suo cantico di lode a Te per tutto quello che di vero, di buono e di bello continui a donarci.



La voce di S. Francesco

Oh Signore, fa di me uno strumento della tua Pace

Dove è odio fa che io porti l’Amore,

dove è offesa, ch’io porti il perdono,

dove è discordia, ch’io porti la fede,

dove è l’errore, ch’io porti la Verità,

dove è la disperazione, ch’io porti la speranza.

Dove è tristezza, ch’io porti la gioia,

dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.



Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA
OFFLINE
Post: 2.465
Città: NAVE
Età: 45
Sesso: Maschile
04/10/2017 13.37

Giovedì 5 ottobre 2017 – XXVI Settimana del Tempo Ordinario

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«In qualunque casa entriate, prima dite: «Pace a questa casa!». »
Lc. 10,5


Come vivere questa Parola?

Gesù non è il “precettore” di tempi andati, con tanto di ferula in mano per bacchettarti le dita se non fai quello che Egli ha detto. È invece “nostra pace” (cfr. Ef.2,14). Così infatti leggiamo nel Libro Sacro. Lo è talmente che, quando sei per entrare nella casa di amici conoscenti o altri, Gesù desidera che tu (a voce o con la mente, a seconda della sensibilità di chi vi abita) tu esprima questo augurio: “pace a questa casa”.

Penso che dovremmo tutti penetrare il significato profondamente umano divino di questo augurio, cosi “terapeutico” oggi. La pace è, per l’uomo per l’ambiente in cui vive e per l’intero cosmo, una condizione Indispensabile per una vita buona e serena. Vivere la pace, fuori da pacifismi sterili e dannosi, è condizione di benessere, di crescita: vero umanesimo oggi, indispensabile per la salvezza delle persone e dell’intero cosmo.

Vivere la pace: anzitutto dentro di noi e poi con tutti.

Signore, so che dentro di me a volte ci sono guerriglie di pensieri e sentimenti tutt’altro che pacifici. Eppure sono contento che Tu vuoi e puoi darmi un cuore di pace. Te lo chiedo, invocando armonia: pace esistenziale per tutti.

La voce di un Dottore della Chiesa

“Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore non ha pace finché non riposi in Te”.

Sant’Agostino


Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA
OFFLINE
Post: 2.465
Città: NAVE
Età: 45
Sesso: Maschile
05/10/2017 13.17

Venerdì 6 ottobre 2017 – XXVI Settimana del Tempo Ordinario

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Chi ascolta voi ascolta me».
Lc.10,16


Come vivere questa Parola?

Chi sono questi tali che Gesù, ancora oggi, c’invita ad ascoltare?

Qui il vangelo riporta quello che Gesù ha detto riferendosi ai suoi Apostoli e discepoli, “impregnati” per così dire, della dottrina ch’Egli veniva insegnando.

Ma oggi ancora Gesù parla alla Chiesa, al Papa “dolce Cristo in terra” (come lo chiamava S. Caterina, aI Vescovi uniti con Lui, ai sacerdoti suoi ministri e anche a quei laici così istruiti e radicati nella Parola di Dio e negl’insegnamenti della Chiesa, da poter comunicare il proprio sapere con umiltà di cuore agli altri fedeli.

Chiaramente “il sapere” di tutte queste persone coincide con quello che lo Spirito Santo viene illuminando dall’Alto.

Stranezze, quisquiglie, derive personalistiche, predicazioni ad effetto che seminano facile euforia spiritualistica o paura di tremendi castighi dell’”ira divina” non sono affatto cose degne d’ascolto, tanto meno di obbedienza.

Signore Gesù, Ti prego, donaci santi vescovi e santi sacerdoti: tralci forti della “Vite vera” che sei Tu, pilastri della Chiesa contro cui, hai detto: le porte degli inferi non prevarranno.

La voce di Papa Francesco

“Essere Pastori significa assumere fino in fondo la responsabilità di camminare innanzi al gregge, e senza tentennamenti nella guida, per rendere riconoscibile la nostra voce: sia da quanti hanno abbracciato la fede, sia da coloro che ancora «non sono di questo ovile»: siamo chiamati a far nostro il sogno di Dio, la cui casa non conosce esclusione...”

Omelia del Santo Padre in occasione della Professione di fede con i Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, 23/05/2013



Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA
OFFLINE
Post: 2.465
Città: NAVE
Età: 45
Sesso: Maschile
06/10/2017 13.32

7 ottobre2017 - Beata Vergine Mari a Del Rosario (Memoria)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Vedano i poveri e si rallegrino» Salmo 68
(Del Salmo Responsoriale)




Come vivere questa Parola?

Già nell’Antico Testamento troviamo questa espressione che si direbbe preparatoria a un versetto molto importante che apre il cantico delle beatitudini nel discorso della montagna: apice di tutta la dottrina di Gesù “«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5,3).

In effetti la Parola di Dio ci insegna che la strada della gioia (o beatitudini) non è percorsa in genere dai ricconi e potenti della terra, a meno che si servano di denaro e potere per aiutare i poveri di ogni tipo. Anzi, sappiamo dai social network che spesso il suicidio è l’epilogo di una vita segnata da ogni dispendio da parte dei figli di chi detiene le fila dell’economicismo mondiale.

Importante dunque focalizzare una certezza: proprio nella Ss. Vergine Madre Maria, vita povera e profonda letizia si coniugano bene. Basti ricordare il suo cantico del Magnificat!

Che cosa è vita “povera” secondo il Vangelo? Non significa vita miserabile, ma piuttosto all’insegna di quella semplicità e sobrietà che ci permette di camminare agili, senza fardelli pesanti e inutili, su strade di speranza e di gioia.



Signore Gesù, concedimi una mente che si lascia illuminare del tuo Vangelo e un cuore che discerne e decide in ordine alla gioia di una vita semplice e sobria. Maria, nostro Aiuto, intercedi per noi!



La voce del fondatore e animatore della Comunità di San Benedetto al Porto a Genova

“Essere poveri significa vivere secondo le proprie possibilità, non al di sopra, significa fare amicizia con la sobrietà. È solo grazie alla sobrietà che sboccia il rispetto per la natura e l’ambiente”.

Don Andrea Gallo

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA
OFFLINE
Post: 2.465
Città: NAVE
Età: 45
Sesso: Maschile
07/10/2017 20.38

8 ottobre 2017 - XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Quando verrà dunque il padrone della vigna,
che cosa farà a quei contadini?”
Mt 21, 40


Come vivere questa Parola?

Anche questa domenica una provocatoria pagina dell’evangelista Matteo ci porta a pensare a come ci mettiamo in relazione con Dio, ma anche con il tempo e lo spazio abitato, le due dimensioni che ci permettono di contenere la nostra vita.

Al centro c’è un’immagine, la vigna, ricorrente nel linguaggio biblico, al punto da poterla considerare un archetipo nell’esperienza che gli uomini possono fare di Dio. Questa vigna, fatta nascere da Dio, da lui accudita e fatta crescere, è poi affidata alle cure degli uomini: un bene prezioso, perché particolarmente caro, lasciato nelle mani di altri che nel tempo hanno trasformato quel rapporto di affidamento in proprietà personale. Hanno dimenticato il proprietario, al punto da divenire gelosamente spietati del bene affidato. Assistiamo qui ad una dinamica di fiducia e gratuità che viene cancellata dall’avidità, dalla cupidigia. È uno sprofondamento che non permette più di avere altre prospettive e considera l’oggetto affidato come esclusivo e proprio, avendone smarrito i contorni ed orizzonti esterni. Un movimento di chiusura, fatto non da un singolo, ma da una comunità che si rafforza così malamente nell’autoreferenziale sensazione di essere nel giusto.

Gesù racconta questa parabola per mettere in guardia i giudei, suoi contemporanei, dal loro modo esclusivo di interpretare la promessa di Dio e la sua predilezione nei loro confronti. La parabola però parla anche a noi e ci sollecita a pensare a quanto ci allontaniamo da Dio ogni volta che, dimenticandolo, ci appropriamo di un bene suo considerandolo un esclusivo diritto nostro, una nostra proprietà. Diventiamo quei vignaioli assassini ogni volta che alziamo un muro, non solo simbolico, di separazione, che distinguiamo uomini degni e non degni di entrare nel nostro paese, nelle nostre comunità civili ed ecclesiali, che pretendiamo un rispetto assoluto per essere e rimanere quello che siamo.

Signore, liberaci dalla voglia di apologia, di supremazia, di superiorità che ci erge giudici delle persone e loro aguzzini e ci chiude gli occhi su chi sia oggi il nostro prossimo.



La voce di un economista

«Il dovere verso i prossimi non è confinato soltanto a coloro che vivono accanto a noi. A stabilire un vincolo tra il Samaritano e l'israelita ferito sono gli eventi stessi. Trovandosi in quella situazione, egli ha avuto accesso a una nuova prossimità. Nel nostro mondo sono ben pochi coloro che non possiamo ritenere prossimi a noi».

Amartya Sen

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
OFFLINE
Post: 2.465
Città: NAVE
Età: 45
Sesso: Maschile
09/10/2017 07.47

Lunedi 9 ottobre 2017 - XXVII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Giona invece si mise in cammino per fuggire lontano dal Signore.”
Gn 1,2


Come vivere questa Parola?

Per i prossimi tre giorni la liturgia ci fa incontrare Giona, il profeta che scappa e si arrabbia! Un racconto esemplare e simpatico, che rappresenta bene cosa implichi fare la volontà di Dio. Giona è un profeta minore, citato nel secondo libro dei Re, ma in questo testo, che possiamo immaginare sia un midrash posteriore (una rilettura teologica ma anche popolare, un’interpretazione di altri scritti della sacra scrittura e nello stesso tempo un racconto organizzato come una strada interiore in evolversi), Giona è un uomo tranquillo, osservante e amante il Dio di Israele, che mai aveva pensato di poter essere interpellato così direttamente da Dio per andare ad incontrare la popolazione più blasfema e lontana da Dio che egli potesse conoscere.

La proposta di Dio così determinata e ardita, provoca in Giona paura, sconcerto e confusione. Unico suo pensiero è fuggire, come se già non sapesse che da Dio non si sfugge, non ci si nasconde alla sua vista.

La meta della fuga è Tarsis, esattamente all’opposto di Ninive. Ma bastano poche battute del racconto che la situazione già precipita e Giona non si sottrae più a Dio. La piccola sfida lanciata a Lui scappando, lo rafforza nell’idea che Dio gli è vicino e dunque, va, accetta di ascoltare Dio. Si fa buttare in mare, come capro espiatorio per calmare la tempesta improvvisa che ha colto lui e i suoi ignari compagni di viaggio. Anche questo dialogo nella tempesta diventa un annuncio: tutti riconosco il Dio di Giona come potente, il più potente.

Buttarlo a mare sarà consegnarlo al ventre del pesce: un’immagine che per noi si connota subito come un sepolcro, nel quale sviluppare una trasformazione che porta a nuova vita.

Signore, anche scappando da Te, Giona non ha perso la fede. Ha fatto i conti con la sua umanità e l’ha rielaborata per renderla capace di rispondere a Te. Permetti che anche la nostra umanità, passando attraverso momenti di crisi, di rifiuto, di abbandono, si scopra nella sua potenzialità ed energia per dire SI a Te con tutto il cuore.

La voce di papa Francesco

“Vero segno di Giona è quello che ci dà la fiducia di essere salvati dal sangue di Cristo. Ci sono tanti cristiani che pensano di essere salvati solo per quello che fanno, per le loro opere. Le opere sono necessarie ma sono una conseguenza, una risposta a quell’amore misericordioso che ci salva. Le opere da sole, senza questo amore misericordioso, non sono sufficienti.”

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
OFFLINE
Post: 2.465
Città: NAVE
Età: 45
Sesso: Maschile
09/10/2017 13.16

Martedì 10 ottobre 2017 - XXVII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“I Niniviti si convertirono dalla loro condotta malvagia, e
Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro.”
Gn 3,10

Come vivere questa Parola?

Giona ha superato la paura iniziale e si lascia trasportare dal grande pesce a Ninive. Qui la sua predicazione, il suo ripetere fedelmente le parole di Dio, scuote gli abitanti che lo prendono più che sul serio e si mettono in atteggiamento di conversione.

Sembra una rappresentazione di quella che sarà la parresia dei primi apostoli, che senza timore annunciavano la resurrezione di Gesù a chiunque.

Dio si commuove della disponibilità e conversione dei niniviti e li perdona, ritrattando quanto aveva minacciato di fare.

Quel mediatore così efficace che è Giona, non riesce davvero a rallegrarsi di questo e critica questa debolezza di Dio.

Signore, anche noi come Giona e come il fratello maggiore della parola del Figliol prodigo, non riusciamo a rallegraci di chi dal peccato grande si pente e torna a te. Ci sembra sprecata la tua misericordia e, il tuo perdono, abbiamo l’idea che vada conquistato con fatica. Donaci occhi e cuore nuovo per imparare ad apprezzare diversamente la tua misericordia, conscendo che non ci è data per le nostre opere buone, ma per iniziare a farne.

La voce di un teologo

“La perfezione dell'uomo è la conquista della misericordia e la misericordia è la sintesi della lieta notizia. Misericordia: scandalo per la giustizia, follia per l'intelligenza, consolazione per noi debitori. Il debito di esistere, il debito di essere amati si paga solo con la misericordia.”

Ermes Ronchi

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
OFFLINE
Post: 2.465
Città: NAVE
Età: 45
Sesso: Maschile
10/10/2017 13.14

Mercoledì 11 ottobre 2017- XXVII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Tu hai pietà per una pianta di ricino, e
io non dovrei avere pietà di Nìnive, la grande città?”
Gn 4,10


Come vivere questa Parola?
La stizza di Giona continua. Esce dalla città convertita e si mette a distanza per vedere come procede. Nel suo dialogo con Dio, si giustifica della sua prima fuga e sembra che dica a Dio che sapeva che avrebbe perdonato la città. E allora? Perché mandarlo a predicare?
Dio dona a Giona un po’ di ombra, per calmarlo. A fargliela è una pianta di ricino apparsa all’improvviso. Il regalo è gradito e Giona risposa sotto l’ombra delicata del ricino, che in breve, però, secca e lascia che Giona venga stordito dal sole afoso. La reazione di Giona è nuovamente lamentosa e depressa: vuole morire e non ha né cuore né mente per cogliere il significato allegorico di quello che gli sta capitando.
Ci affezioniamo a cose piccole e futili e faremmo di tutto per preservarle, custodirle, salvarle. Perché nei confronti delle persone tante volte anche noi non riusciamo a coltivare sentimenti intensi come per animali e oggetti a noi cari? Il Signore qui obbliga Giona e noi a riconoscere la sua magnanimità, la sua benevolenza non come tratti di debolezza, ma come la forza di Dio che solo può cambiare il mondo.
Signore, aiutaci ad avaspere misericordia e un cuore come il tuo, per dare continuamente vita, generare speranza nell’esistenza nostra e degli altri.

La voce di uno teologo
“Si è capaci di misericordia nella misura in cui si sa di essere oggetto di misericordia.” Laurentin

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
OFFLINE
Post: 2.465
Città: NAVE
Età: 45
Sesso: Maschile
11/10/2017 13.06

Giovedì 12 ottobre 2017 - XXVII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Allora parlarono tra loro i timorati di Dio.
Il Signore porse l’orecchio e li ascoltò.”
Ml 3, 16



Come vivere questa Parola?

Oggi incontriamo il profeta Malachia. Un minore, così piccolo che rischia di essere dimenticato. Ma le sue poche parole sono di una forza dirompente. Dal tempo dell’esilio egli annuncia un Dio che ascolta, che non si dimentica del suo popolo. Prevede la prossimità di Dio al suo popolo, espressa in modo così forte che diventerà una persona tra loro: Gesù. La predicazione di Malachia obbliga i timorati di Dio a non rimanere indifferenti e a dichiarare cosa sta loro a cuore, cosa va e cosa non va. Dio li ascolta e rinnova con loro un’alleanza sigillata dalla scrittura di un nuovo libro che aiuti a coltivare la fede e la speranza.



Signore, è sulla tua parola che noi ci muoviamo, viviamo ed esistiamo!


La voce di un profeta di oggi

“La Parola di Dio è ciò che vince in noi la battaglia della fede. “

M. Martini

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
OFFLINE
Post: 2.465
Città: NAVE
Età: 45
Sesso: Maschile
12/10/2017 13.14

Venerdì 13 ottobre 2017 - XXVII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Come l’aurora, un popolo grande e forte si spande sui monti…“
Gioele 2,1


Come vivere questa Parola?

Un altro profeta minore illumina la nostra settimana: Gioele. Egli vive probabilmente a Gerusalemme nell’ottavo secolo A. C. ed è uno dei più antichi profeti. Poche pagine lasciate scritte nelle quali è concentrato un messaggio: il Signore verrà. Arriverà il suo giorno e quando arriverà cosa troverà? La parola sua è un servizio alla conversione e alla fedeltà del popolo di Dio, un invito, espresso in linguaggio apocalittico, a interpretare i segni dei tempi. Con poesia egli già lascia presagire la grandezza e bellezza di questo giorno. Un giorno di devastazione, di caligine e tenebra ma anche di benedizione, di nuova generazione, un passaggio che purifica, rafforza e definisce il popolo di Dio. Nelle sue parole è implicita una visione futura di universalità: i figli di Sion potranno gioire e rallegrarsi perché il Signore è con loro, in mezzo a loro. Profezia del popolo nuovo che nascerà da Maria. Profezia di Cristo, Signore e giudice che verrà per far incontrare la misericordia di Dio a tutti gli uomini.



Signore, lascia che ogni tuo segno ci aiuti ad alimentare la speranza, rafforzando la nostra fede e rendendo la nostra conversione continua, quotidiana, felice.

La voce di un sacerdote

“Non basta una riforma delle strutture, che pure ci deve essere, se non è accompagnata da una permanente conversione personale. “

Pietro Parolin

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
OFFLINE
Post: 2.465
Città: NAVE
Età: 45
Sesso: Maschile
13/10/2017 13.21

Sabato 14 ottobre 2017 - XXVII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Il giorno del Signore è vicino, nella valle della Decisione…”
Gioele 4,16


Come vivere questa Parola?

Anche nel suo quarto e ultimo capitolo, Gioele annuncia un Dio forte e terribile che verrà e giudicherà. Con un linguaggio decisamente apocalittico ma anche poetico, egli invita alla conversione perché il Signore arriverà nel suo giorno proprio nella valle della decisione. Probabilmente questa espressione indica la valle di Giosafat, a Gerusalemme, la valle del Giudizio.

Mi piace pensare che Dio arrivi nella mia valle della decisione, che non è un luogo geografico ma si identifica con la mia vita. È nella nostra esistenza che il Signore arriva, è lì che si realizza il giudizio universale. Questa parola giudizio sembra dura e arrivare dall’alto, inflessibile. Ma il giudizio è l’altra faccia della decisione, ci dice Gioele, è il frutto del discernimento. Quello che più o meno consapevolmente esercito, esercitiamo tutti, ogni giorno. Direi che Gioele stamattina ci dice: il Signore sta arrivando, è presente nelle tue decisioni. Ogni volta che scegliamo possiamo farlo con Dio o senza di lui. Possiamo farlo in sintonia con la sua volontà o contro di lui. Ogni scelta nostra determina la nostra relazione con Dio, la indebolisce o la rafforza. E tutto è scelta nella nostra vita: cosa comprare, con chi uscire, con chi e per cosa lavorare, chi e come amare. Così costruiamo anche il nostro giudizio!


Signore, il tuo spirito sostenga ogni nostra scelta a ci aiuti a costruire armoniosamente la nostra via a te.

Voce di un teologo

“È la Parola di Dio stessa, sovrana, che tocca il cuore, lo ferisce e, ferendolo, lo risveglia, lo rende sensibile e capace di vedere oltre l’apparenza. La frequentazione quotidiana della parola di Dio sotto forma di lectio divina costituisce il terreno per eccellenza del discernimento. “

André Louf

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA
OFFLINE
Post: 2.465
Città: NAVE
Età: 45
Sesso: Maschile
13/10/2017 13.24

15 ottobre 2017 – Domenica XXVIII del Tempo Ordinario (anno A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«“Ecco, ho preparato il mio pranzo… e tutto è pronto, venite alle nozze…”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari… Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze…”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori…Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti”».

Mt 22, 4-5; 8-9; 10-13



Come vivere questa Parola?

La parabola che ci viene presentata dal Vangelo di Matteo in questa Domenica è abbastanza ‘inquietante’. Ci sembra strano il comportamento di questo re e non capiamo perché tutti gli invitati declinano l’invito alla festa di nozze e continuano a inseguire gli affari della loro vita! Quegli invitati siamo noi, ciascuno di noi, che non riesce a comprendere il valore, la gioia di partecipare alla festa del banchetto di nozze, ma reagisce interiormente con una battuta: “Io ho altro da fare!”. Possiamo individuare due categorie di persone che vedono Dio come un ‘intruso’ scomodo che viene a disturbare la vita.

- Vi sono gli indifferenti: quelli che non hanno tempo per Dio, perché hanno sempre tante cose urgenti e serie da fare e che pensano di bastare a se stessi e di non avere alcun bisogno di Dio. Costoro non s’accorgono nemmeno che dalla loro vita vissuta in tal modo è assente la gioia vera, la gratuità, l’amore, proprio ciò che Dio vorrebbe donare loro invitandoli alla sua festa.

- Vi sono poi quelli che sono stati educati da una certa spiritualità giansenistica del passato a concepire Dio come un ‘guastafeste’. Costoro, nella loro formazione cristiana, hanno incontrato persone che hanno presentato loro una vita cristiana fatta quasi esclusivamente di sacrifici, di rinunce, di mortificazioni, di doveri: una vita cristiana senza gioia, senza festa. Questi pensano, non proprio secondo il Vangelo odierno, che essere cristiani voglia dire vendere tutto, ma senza trovare poi nessun tesoro! Essi, nella loro religiosità poco evangelica e calcolatrice, sono infastiditi da un Dio austero che toglie valore e gioia alla vita. E perciò cercano di starne alla larga.



E noi a quale categoria di persone apparteniamo? Il vangelo di questa Domenica dovrebbe farci intravedere e bramare la bontà e la bellezza di un Dio rivelatoci da Gesù nel suo Vangelo che fa festa e ci invita alla gioia.


La voce del fondatore del Didaskaleion Alessandrino

“Tutta la vita del cristiano è una santa festa” (Clemente Alessandrino, Stromati VII/7 [49,4]).

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB
OFFLINE
Post: 2.465
Città: NAVE
Età: 45
Sesso: Maschile
15/10/2017 15.41

Lunedì 16 ottobre 2017 – XXVIII settimana del Tempo Ordinario (A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Gesù cominciò a dire: “Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato altro segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’Uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Lc 11, 29-32.


Come vivere questa Parola?

Nel Vangelo di oggi ci viene presentato da Luca un Gesù in polemica con gli uomini della sua generazione, definita da lui “malvagia,” perché incredula e in continua e febbrile ricerca di “segni” clamorosi e più convincenti di quelli offerti loro dal Maestro di Nazareth. Ma egli rifiuta tale pretesa e risponde loro che «non sarà dato altro segno, se non il segno di Giona». In Luca, diversamente da Matteo, il segno di Giona non è la risurrezione, ma la predicazione di Gesù, il suo Vangelo, la sua Parola.

La ricerca di altri segni da parte di questa generazione incredula era solo una scusa per rifiutare l’invito pressante del Maestro alla conversione del loro cuore. Giona, infatti, si presentò a Ninive facendo risonare l’invito di Dio che rendeva consapevoli del giudizio imminente e dell’ultima possibilità di conversione. Proprio come l’annuncio di Gesù. Ma egli viene rifiutato, anche se è più grande di Giona, mentre i niniviti accolsero la parola del Profeta, senza pretendere altri segni. Anche la regina del mezzogiorno è venuta da lontano per ascoltare la parola di Salomone, il re celebrato per la sua sapienza. Invece «questa generazione malvagia» rifiuta Gesù che è più sapiente di Salomone.

A questo punto ci chiediamo: come mai questa generazione rifiuta la luce? La colpa non è certo della luce: essa risplende e illumina tutti. La colpa è dell’occhio dell’anima che è accecato e immerso nelle tenebre. Giovanni ripeterà lo stesso concetto al termine del colloquio con Nicodemo:

«La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie» (Gv 3,19).

Questa generazione è anche quella nostra del terzo millennio, siamo tutti noi che abbiamo bisogno di lasciarci sempre illuminare dalla Parola di Gesù, senza andare alla ricerca di altri segni e di altre parole.

Meditiamo e preghiamo questa vibrante aspirazione sbocciata dal cuore del santo vescovo di Milano Ambrogio.

La voce di Ambrogio di Milano

“Cristo è tutto per noi. Se vuoi curare una ferita, egli è medico, se sei riarso dalla febbre, è fontana; se sei oppresso dall’iniquità, è giustizia: se hai bisogno di aiuto, è forza; se temi la morte, è vita; se desideri il cielo, è via; se fuggi le tenebre, è luce; se cerchi cibo, è alimento”. (Ambrogio, De virginitate, 99)



Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB
OFFLINE
Post: 2.465
Città: NAVE
Età: 45
Sesso: Maschile
16/10/2017 13.29

Martedì 17 ottobre 2017 – XXVIII settimana del Tempo Ordinario (A)

Ignazio di Antiochia, vescovo e martire (m)


DALLA PAROLA DEL GIORNO

«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol seguire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre mio lo onorerà».

Gv 12, 24-26.



Come vivere questa Parola?

Oggi, essendo la memoria di S. Ignazio di Antiochia - un santo a me molto caro - preferisco fermarmi brevemente sul vangelo proprio della memoria, citato più sopra. Ecco anzitutto una rapida presentazione del santo Martire.

Agli albori del secondo secolo, il vescovo Ignazio di Antiochia veniva portato a Roma per esservi condannato alle bestie. Frutto del suo andare al martirio, sono le celebri sette lettere, che il Martire ebbe appena il tempo di vergare. Sono lettere scritte col sangue, che contengono il grido infuocato d’un mistico anelante al martirio. Queste lettere, meglio di qualunque storico, ci hanno conservato i tratti vivi e luminosi d’una delle personalità più spiccate e vigorose del cristianesimo primitivo.

Venendo ora al brano del Vangelo di Giovanni evidenziato sopra, constatiamo come esso metta in luce la logica del «chicco di grano che cade a terra e muore per produrre frutto» e che riassume in sintesi tutta la vita del Cristo. Così, anche il martire Ignazio si è definito, ricorrendo a un simbolismo molto vicino a quello usato da Gesù nel Vangelo: “Io sono frumento di Dio macinato dai denti delle belve, per essere trovato pane puro di Cristo” (Romani 4,1). Per il Martire esiste un nesso mutuo e indissolubile fra martirio ed eucaristia. Egli non può fare a meno dell’eucaristia, che è il pane dei forti, ma anche l’eucaristia non può prescindere dal martirio della testimonianza. Pertanto un’eucaristia senza martirio - non necessariamente cruento – sarebbe vuota, così come un martirio senza eucaristia sarebbe impossibile, o almeno altra cosa dal martirio cristiano.



Non c’è forse un rischio per le nostre eucaristie: che finiscano di rimanere vuote di testimonianza?



Ancora la voce di S. Ignazio

“Abbiate compassione di me! Io so che cosa mi è utile. Ora comincio ad essere un discepolo…Fuoco e croce e lotte con belve, lacerazioni, mutilazioni di membra, stritolamenti di tutto il corpo, e tormenti del diavolo vengano su di me, solo che io possa congiungermi a Gesù Cristo” (Romani 5,3).

“Bello per me morire per Gesù Cristo piuttosto che regnare sui confini della terra! Lui cerco che è morto per noi, lui voglio che è risorto per noi” (Romani 6,1).



Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB
OFFLINE
Post: 2.465
Città: NAVE
Età: 45
Sesso: Maschile
17/10/2017 20.30

Mercoledì 18 ottobre 2017 – XXVIII settimana del Tempo Ordinario

Luca Evangelista (f)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava pe recarsi. Diceva loro: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”».
Lc 10, 1-5.


Come vivere questa Parola?

Oggi si celebra la festa dell’Evangelista Luca e prima di commentare il Vangelo del giorno desidero presentare, con brevi pennellate, alcune caratteristiche più salienti della sua figura.

- È l’Evangelista della Vergine Maria: solo da lui ci sono state tramandate l’annunciazione, la visitazione, le scene del Natale, della presentazione al tempio.

- È l’Evangelista della misericordia di Gesù – “scriba mansuetudinis Christi” - perché è Luca a tramandarci quel tesoro che è la parabola del Padre misericordioso.

- È l’Evangelista della carità: lui solo ci racconta la parabola del buon samaritano, e parla dell’amore tenero di Gesù per i poveri, lui si commuove profondamente davanti alle lacrime della vedova di Nain («Non piangere!»), e lui si vuol fermare a casa di Zaccheo …

Venendo ora a qualche rapida battuta sul Vangelo odierno, mi limiterò soltanto a tre sottolineature. La prima, è per evidenziare l’invio in missione dei “settantadue discepoli”. È solo esclusiva di Luca la menzione dei settantadue (e non soltanto dei dodici apostoli riportata anche da Marco e Matteo). L’intenzione esplicita è di mostrare che la missione non è affidata unicamente ai dodici, ma anche alla cerchia più vasta dei discepoli. Il compito di annunciare il Vangelo fa parte dunque della vocazione di ogni vero discepolo di Cristo e deve estendersi a tutta la terra.

La seconda è l’importanza fondamentale della preghiera. Infatti, dalla consapevolezza dell’urgenza e della vastità della missione: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai”, nasce la necessità della preghiera: “Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe”. Senza la preghiera non c’è missione!

La terza è un forte richiamo alla povertà: “Non portate borsa, né sacca, né sandali”. Il discepolo missionario non deve lasciarsi appesantire da troppi bagagli e ciarpami inutili: basta la Parola! Ed è il modo di annuncio che unicamente rende credibile il vangelo agli uomini del nostro tempo.

Concludiamo pregando insieme con la preghiera liturgica della festa dell’Evangelista Luca, riportata qui di seguito.



La voce della Liturgia



“Signore Dio nostro, che hai scelto san Luca per rivelare al mondo con la predicazione e con gli scritti il mistero della tua predilezione per i poveri, fa’ che i cristiani formino un cuor solo e un’anima sola, e tutti i popoli vedano la tua salvezza”. Amen

(Dall’orazione-colletta della festa liturgica di S. Luca Evangelista).


Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB
OFFLINE
Post: 2.465
Città: NAVE
Età: 45
Sesso: Maschile
18/10/2017 20.20

Giovedì 19 ottobre 2017– XXVIII settimana del Tempo Ordinario (A)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite. Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo. … Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito. …».

Lc 11, 47-50: 52.



Come vivere questa Parola?

Il Vangelo odierno di Luca, e quelli che seguono - contiene una delle pagine più dure e severe del Nuovo Testamento, che ci deve scuotere e far pensare. Si tratta di detti (loghia) indubbiamente pronunciati da Gesù in diversi contesti e collocati qui da Luca in casa di un fariseo. Tenendo conto anche dei versetti che precedono e non citati, Gesù rimprovera ai farisei l’ipocrisia, che confonde il rigorismo minuzioso dell’osservanza esteriore con l’autentica fede e l’abbandono fiducioso in Dio. Più in particolare, Gesù rimprovera due forme di ipocrisia: l’osservanza solo esteriore a scapito del coinvolgimento interiore del cuore; e l’osservanza dei precetti secondari e periferici a scapito del grande comandamento dell’amore a Dio e ai fratelli. Non è questione di avere il piatto pulito, ma di donare ai poveri quanto vi è contenuto.

Gesù rimprovera ancora ai farisei la vanità. Infatti, è per vanità che essi hanno cura attenta e minuziosa dell’esterno e trascurano completamente l’interno: puliti fuori, ma sporchi dentro!

Un altro rimprovero è rivolto ai dottori della Legge: essi innalzavano monumenti ai profeti e si ritenevano per questo più giusti dei loro padri, che invece li avevano uccisi. Ma anche qui è tutta una ipocrisia: al tempo di Gesù gli scribi veneravano i profeti perché erano ormai svuotati della loro autorità morale e lontani nel tempo. Se essi fossero vissuti nel presente li avrebbero uccisi. La prova ne è che uccideranno anche Gesù, perché si presentava con l’autorevolezza del vero profeta di Dio.

Infine un ultimo rimprovero: la cavillosità nell’interpretazione della Legge e della morale, che rende complicata, se non impossibile, l’osservanza religiosa, soprattutto ai semplici e ai ‘piccoli’, caricandoli di pesi insopportabili (Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito).



Queste dure parole di Gesù rivolte ai farisei devono portarci a un serio esame di coscienza per vedere se anche nel nostro cuore alberga qualche forma di fariseismo per estirparla con decisione.

Già San Girolamo rivolgeva ai cristiani del suo tempo l’amara constatazione riportata qui di seguito.



La voce di S. Girolamo

“Guai a noi presso i quali sono passati i vizi dei farisei”.


Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB
Amministra Discussione: | Chiudi | Sposta | Cancella | Modifica | Notifica email Pagina precedente | 1 | Pagina successiva
Nuova Discussione
 | 
Rispondi
Cerca nel forum
Tag discussione
Discussioni Simili   [vedi tutte]
Ottobre 2017 (1 messaggio, agg.: 03/10/2017 13.39)

Home Forum | Bacheca | Album | Utenti | Cerca | Login | Registrati | Amministra
Crea forum gratis, gestisci la tua comunità! Iscriviti a FreeForumZone
FreeForumZone [v.4.4.2] - Leggendo la pagina si accettano regolamento e privacy
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 00.10. Versione: Stampabile | Mobile
Copyright © 2000-2017 FFZ srl - www.freeforumzone.com