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Ratzinger e la parabola del ricco epulone

Ultimo Aggiornamento: 15/05/2017 10.41
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07/01/2017 17.23
 
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Caro Cattolico,


La parabola del ricco e Lazzaro (Luca 16.19-31) ben si presta a dimostrare l’immortalità dell’anima;



Per la verità la parabola non parla di "anime" o "spiriti" immortali né sappiamo se si parli di persone reali o sia solo un soggetto metaforico preso a prestito dal vasto repertorio immaginifico dell'epoca (seppure non ricordo documentate immagini simili a quelle usate nella parabola).


infatti (Cit. Lc.16.22-23 Nuova Riveduta) “Avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abraamo; morì anche il ricco, e fu sepolto. E nell'Ades, essendo nei tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abraamo, e Lazzaro nel suo seno; ”; cioè dopo la morte, resuscitano entrambi



Beh, anche qui non è specificato che siano risorti... si parla di di risurrezione solo alla fine, quando il ricco chiede ad Abraamo di mandare Lazzaro dai suoi fratelli ancora in vita, quella per Luca è la "risurrezione".


Nella parabola, Gesù specifica che il ricco fu sepolto -quindi il suo cadavere non fu buttato nella valle del torrente Hinnom chiamata “Geenna” (luogo in cui gli abitanti di Gerusalemme portavano i rifiuti ed i cadaveri insepolti)- e che, dopo la sepoltura, si ritrova nell’Ades, mentre Lazzaro, dopo la morte, si ritrova nel seno di Abraamo



Qui l'Ades e il Seno di Abraamo possono essere solo simboli di una posizione di sfavore e di favore, non necessariamente due luoghi letterali (Ad esempio Luca 10,15 usa Ades per indicare una condizion di sfavore: "E tu, Capernaum, sarai forse esaltata fino al cielo? Scenderai nell’Ades").

Comunque leggendo il racconto il ricco è già nell'Ades, non dice che ci viene portato: muore e si trova nell'Ades, nel tormento. Non si parla della sua anima né del suo spirito, è lui stesso. Lo stesso vale per Lazzaro, non è il suo spirito o la sua anima, ma apparentemente lui stesso che invece è portato da due angeli a tavola (nel seno) di Abraamo. La scena pare rovesciata, a tavola non c'è più il ricco ma Lazzaro, che è assieme ad Abraamo.

Nessuno va nella Geenna perché Gesù usa la Geenna con simbolo di distruzione eterna dopo il giudizio divino, ma qui né Lazzaro né il ricco paiono essere giudicati, il ricco di per sé non si dice abbia fatto nulla di male né Lazzaro di per sé pare essere meritevole di alcuna ricompensa.

Luca comunque non parla di anime, spiriti ma parrebbe descrivere persone in carne e ossa, oppure altra possibilità è che si tratti solo di simboli, di metafore usate per dare un insegnamento riguardante i suoi interlocutori.


Qualcuno potrebbe pensare che i protagonisti della parabola, dopo la morte, si trovano in due posti molto differenti (quindi molto lontani fra loro), ma la parabola non dice questo. La parabola dice che il ricco, dalla sua posizione, riusciva a vedere sia Lazzaro sia Abraamo, ed anche a tenere un breve colloquio con Abraamo, quindi i protagonisti della parabola, dopo la morte, si ritrovano nello stesso luogo, anche se separati da una grande voragine



Infatti, nelle Scritture tutti i morti (i giusti e gli ingiusti) vanno nell'Ades, anche Abraamo pur essendo un giusto, in attesa della risurrezione. Certo Gesù specifica che i giusti avranno una risurrezione di vita e gli ingiusti di giudizio.


Evidentemente la voragine non è reale, ma è una metafora della differenza di comportamento fra il ricco e Lazzaro quando erano in vita



Vedi che anche la CEI è costretta a parlare di metafore più che di descrizioni letterali... dunque non si capisce perché anche il ricco e Lazzaro, l'Ades e il seno di Abraamo non possano essere metafore se lo è la voragine che li separa.


In conclusione, il ricco e Lazzaro, dopo la morte, ricevono un trattamento che, per una persona che ha vissuto come Lazzaro è sicuramente un premio, e per una persona che ha vissuto come il ricco è sicuramente una punizione, ma è comunque il medesimo trattamento



Dunque la morte come "livella" senza ricompense o punizioni. Mah, in parte può essere vero, tutti vanno nell'Ades e la morte secondo Paolo è il "salario che paga il peccato" ma questa spiegazione non pare coincidere molto con la descrizione fatta da Gesù... e poi c'è la chiusa finale:

"Quindi egli disse: ‘In tal caso ti chiedo, padre, di mandarlo alla casa di mio padre, 28 poiché ho cinque fratelli, affinché dia loro una completa testimonianza, e non vengano anch’essi in questo luogo di tormento’. 29 Ma Abraamo disse: ‘Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino quelli’. 30 Quindi egli disse: ‘No, davvero, padre Abraamo, ma se qualcuno dai morti va da loro si pentiranno’. 31 Ma egli gli disse: ‘Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi nemmeno se qualcuno sorge dai morti’"

Che relazione avrebbe con la parabola se avesse solo un valore moraleggiante? Qui Gesù pare già intravedere ai farisei la sua morte e risurrezione...

Shalom
[Modificato da barnabino 07/01/2017 17.36]
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