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Cappotto Termico

Ultimo Aggiornamento: 18/01/2017 20.17
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6 Errori Gravi da Evitare nella Posa del Cappotto Termico



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Quali sono gli errori da evitare nella posa di un cappotto termico? La durabilità di un isolamento termico a cappotto è strettamente legata alla sua corretta posa in opera. Un cappotto termico può durare 5 anni quanto 50 anni, dipende tutto da come viene concepito e posato.


Conoscere quali siano gli errori più frequenti fatti dagli installatori è quindi fondamentale. In questo articolo ne ho raccolti sei, quelli secondo me più gravi e da evitare sempre!


6 errori da evitare nella posa del cappotto termico



1. Inadeguato Accostamento dei Pannelli Isolanti

Quando i pannelli isolanti non vengono ben accostati tra loro, rimane dello spazio interstiziale che verrà riempito con il rasante di finitura superficiale. In tali punti lo spessore della rasatura sarà per ovvi motivi superiore a quello presente sul pannello e l’assorbimento di umidità risulterà pertanto diverso, rendendo visibili le giunture in corrispondenza dei pannelli mal accostati. Il problema è aggravato dalla maggiore dispersione termica in tali punti, dovuta alla mancanza di isolante termico.

In tal caso, laddove non sia possibile sistemare l’accostamento dei pannelli isolanti termici, occorre riempire tali fessure con della schiuma isolante a bassa densità, evitando quindi che il rasante superficiale penetri nelle stesse fornendo ad esso uno spessore uniforme per tutta la superficie del cappotto termico.

2. Errata Posa del Collante

Se il collante non viene posato a regola d’arte, i pannelli isolanti rischiano di deformarsi a causa delle tensioni generate dalle variazioni termoigrometriche. I pannelli saranno liberi di “imbarcarsi” in maniera concava o convessa, creando fessurazioni importanti su tutte le giunture che causano infiltrazioni d’acqua e crescite di muffe, fino al deterioramento del materiale isolante stesso.

Una posa del collante a regola d’arte è la cosiddetta posa a cordolo perimetrale e punti centrali garantendo che la superficie di colla, dopo aver accostato e premuto il pannello verso la parete, copra il pannello isolante per almeno il 40%. Tale posa permette di tenere fermo il bordo esterno del pannello isolante, delegando le piccole deformazioni elastiche alla parte centrale del pannello.

Per i pannelli isolanti di tipo fibroso, è possibile posare il collante con metodo a tutta superficie, per il fatto che tali pannelli sono soggetti a minori deformazioni dimensionali.

3. Errata Installazione della Tassellatura

Se la tassellatura viene fatta penetrare troppo all’interno del cappotto termico e quindi non viene lasciata perfettamente allineata con il filo esterno dei pannelli isolanti, si creeranno degli spessori maggiori si rasante superficiale proprio in corrispondenza dei tasselli. Il diverso assorbimento igrometrico del rasante in tali punti renderà visibile la tassellatura su tutta la superficie del cappotto termico.

Per evitare il problema, occorre mantenere il filo esterno della testa dei tasselli allineato con il filo esterno dei pannelli, oppure incassare i tasselli all’interno del cappotto con apposita strumentazione e chiudere i fori con rondelle in materiale isolante.

Voglio ricordare che l’utilizzo della tassellatura non sostituisce quello del collante (che assicura la tenuta dei pannelli termici). I tasselli, generalmente da installare per un numero intorno a 6 al metro quadrato di cappotto termico, servono per far fronte alle forze di distaccamento dovute all’azione del vento, presenti principalmente nelle zone alte degli edifici.

4. Inadeguata Resistenza della Rasatura Armata

La rasatura armata esterna viene posata in due mani:

  • prima mano di rasante
  • posa della rete
  • seconda mano di rasante.

Se la seconda mano di rasatura viene posata subito dopo la prima mano, il rischio che la rete d’armatura venga schiacciata completamente nella prima mano di rasatura è molto alto. Ciò comprometterà la resistenza generale della rasatura, che non riuscirà ad assorbire le deformazioni dei pannelli sottostanti, dando vita a delle fessurazioni e conseguenti problemi ad esse legati (infiltrazioni d’acqua, muffe, deterioramento cappotto termico).

Per evitare tale problema, occorre aspettare almeno 24 ore prima di posare la seconda mano di rasante. Questo permetterà di mantenere la rete d’armatura in posizione centrale rispetto alle due mani di rasante, lavorando in maniera ottimale rispetto alle sollecitazioni termoigrometriche.


Un altro errore di posa della rasatura armata è la mancata sovrapposizione della rete d’armatura o l’assenza della rete per il rinforzo diagonale sugli spigoli delle aperture. Questo genera delle fessurazioni in corrispondenza delle riprese della rete e sugli angoli dei vani porta e finestra.

5. Mancata Adesione della Finitura Colorata

Se si applica la finitura superficiale colorata in condizioni ambientali non adeguate, si può incorrere in problemi di scivolamento del colore o non omogeneità dello stesso su tutta la facciata del cappotto termico.

In caso di posa del colore con elevata umidità relativa esterna, ad esempio con molta nebbia (UR praticamente 100%), è molto probabile che questa idrata la pittura al punto da appesantirla e rallentarne l’asciugamento, fino a farla scivolare verticalmente.

Se invece le riprese del colore vengono effettuate con pittura a temperature molto diverse tra loro, queste si vedranno su tutta la superficie, in quanto la pittura a temperatura più alta tende ad asciugare più velocemente. E’ il caso in cui ad esempio il secchio del colore viene lasciato esposto al sole per molto tempo.


Queste sono le condizioni ambientali entro le quali è consigliato operare:

  • 5° C < Temperatura aria esterna < 35 °C
  • Umidità relativa < 85%
  • Vento moderato

6. Mancanza del Profilo di Partenza

Nel caso di mancata installazione del profilo di partenza, quello posizionato nella parte bassa di un cappotto termico, si rischia:

  • di pregiudicare la linearità dei pannelli man mano che vengono posati verso l’alto. Il profilo di partenza viene installato agilmente in orizzontale, a differenza del piano di battuta a terra
  • poggiare il cappotto termico a terra significa esporlo al potenziale ristagno d’acqua che potrebbe deteriorarlo nella parte bassa. Per evitare il problema, è bene utilizzare un pannello di partenza resistente all’acqua (tipo XPS) o quanto meno posare in quella zona una terza mano di rasante del tipo elastomerico impermeabilizzante.



Questi sono i 6 errori principali che si commettono nella posa di un cappotto termico, come confermato anche nel webinar tenuto da Waler che ho seguito qualche giorno fa.


Secondo te quali altri errori commettono gli installatori nella posa dei cappotti termici?

Aiutami ad ampliare la casistica rispondendo con un commento all’articolo e inviandomi qualche foto fatta da te di cappotti posati male. Ho intenzione di creare una mini guida o un’infografica esaustiva da distribuire poi a tutti.




Approfondimenti



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Infobuild energia > Notizie > Efficienza energetica: le potenzialità dei Sistemi a Cappotto nelle ristrutturazioni
 

Efficienza energetica: le potenzialità dei Sistemi a Cappotto nelle ristrutturazioni


22/10/2015

Il mercato in italia e in Europa, gli aggiornamenti normativi, ciclo di vita dei sistemi ETICS e il potenziale nelle ristrutturazioni




Il Palazzo della Regione Lombardia ha ospitato lo scorso 12 ottobre, il 3° Forum Europeo dedicato ai Sistemi ETICS, organizzato da EAE, Associazione Europea per i Sistemi a Cappotto, di cui il Consorzio CORTEXA è socio fondatore.


Durante la giornata relatori di spicco del mondo accademico e istituzionale, hanno offerto a una platea internazionale di circa 170 persone, un’ampia panoramica sul mondo del Sistema a Cappotto, attraverso l’analisi di molte tematiche: dalla situazione del mercato in Europa e in alcuni paesi membri come la Francia, l’Italia e l’Austria, agli aggiornamenti normativi in materia, dalle buone pratiche di posa in opera allo stato dell’arte riguardo il raggiungimento degli obiettivi 2020 di efficienza energetica.
Francesco Toso, Vicedirettore dell’Istituto di ricerca Cresme, nel suo intervento ha tracciato un quadro del mercato delle costruzioni e del cappotto in Italia, paese che, come sappiamo, nel settore delle costruzioni ha patito una crisi negli ultimi anni di “dimensioni inedite”. La ripresa, ha commentato Tosi, vedrà riconfigurati i mercati in funzione della riconfigurazione della domanda. Nei prossimi anni sarà obbligatorio spingere su innovazione e su investimenti in riqualificazione del costruito, considerato che nelle grandi città metropolitane l’88% degli edifici ha più di 40 anni e necessita di seri interventi di recupero. Inoltre nel nostro paese in cui ci sono molti proprietari di casa, è chiaro che ci sia una percezione da parte delle famiglie di salvaguardare la propria ricchezza, ovvero la propria abitazione.

Gli interventi tecnici del Dr. Wolfgang Setzler, dell’Instituto di Ricerca per il Marketing WSM e della Prof.ssa Ing. Zuzana Sternová, Presidente dell’Associazione slovacca per i Sistemi a Cappotto (OZ ZPZ) – hanno approfondito i temi del ciclo di vita dei sistemi ETICS e dell’importanza della posa in opera a regola d’arte come requisito fondamentale per assicurare una durabilità e un’affidabilità dei sistemi garantita nel tempo per almeno 25 anni.
Infatti i Sistemi a Cappotto, adeguatamente realizzati, hanno una durata paragonabile agli intonaci, con il valore aggiunto rispetto ad essi di proteggere maggiormente la facciata dall’azione degli agenti atmosferici.
Un altro aspetto di cui ha parlato la Proff.ssa Sternová è quello dell’implementazione del ciclo di vita dei sistemi ETICS mediante il raddoppio del Sistema, ovvero l’installazione di un nuovo Cappotto su quello esistente. Si tratta di un processo che oltre a offrire elevate prestazioni in virtù di uno spessore complessivo elevato, consente di ottenere notevoli vantaggi economici derivanti dal risparmio sui costi di smantellamento e smaltimento.

Nel corso della sessione pomeridiana gli interventi della Dott.ssa Yamina Saheb, del Centro Ricerche della Commissione Europea e di Gino Gailliaert, Presidente della commissione marketing di EAE e Presidente dell’associazione Belga per i sistemi ETICS, hanno analizzato e approfondito l’importanza del settore delle costruzioni nel rilancio dell’occupazione e dell’incidenza della quantità di energia che i sistemi a cappotto permettono di risparmiare rispetto al consumo totale. La Dott.ssa Saheb ha posto l’attenzione sulla dipendenza energetica degli stati membri europei nella misura del 53% dagli stati extra CEE. Attualmente senza le politiche di contenimento che si stanno attuando tale dipendenza arriverebbe al 71%. Dato che i consumi per il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici incidono per quasi un terzo dei consumi energetici totali, diventa evidente come il settore delle costruzioni svolge e giocherà un ruolo chiave negli scentri futuri per il raggiungimento degli obiettivi del 2030 che l’Europa si è prefissata.
Gino Gailliarert, presentando la nuova “Guida all’efficienza energetica 2016”, che sarà pubblicata a Dicembre, ha evidenziato come i sistemi ETICS, accanto a i vantaggi energetici, veicolino anche benefici in termini di sviluppo occupazionale, crescita economica e tutela ambientale. Anche  Gailliarert ha ribadito la necessità anche da parte della politica europea e dei singoli stati membri di promuovere il rinnovo del parco edilizio esistente quale chiave di volta per il raggiungimento degli obiettivi comunitari.

Da menzionare infine gli interventi dell’Arch. Martin Treberspurg, Professore dell’Università delle risorse naturali e scienze della vita di Vienna e del Dr. Clemens Hecht, Membro del Board Technical Affairs di EAE, dedicati al tema del design e delle soluzioni di rivestimento. Se infatti per i nuovi edifici è scontata la presenza dell’isolamento in un progetto che persegue determinati obiettivi energetici, sono meno note al pubblico le potenzialità dei sistemi ETICS nelle ristrutturazioni.
Oltre ai benefici della riqualificazione energetica e del raggiungimento di prestazioni energetiche ottimali anche in edifici con alle spalle una storia importante, è utile sottolineare come il Sistema a Cappotto permetta allo stesso tempo di riqualificare gli edifici dal punto di vista estetico con risultati sorprendenti, grazie alla libertà di rivestimento che concede. I due relatori hanno anche offerto una panoramica di interventi in cui il Sistema ETICS è stato protagonista di progetti architettonici di rilievo, rivelandosi particolarmente adatto anche per complessi residenziali molto estesi certificati come case passive, progetti imponenti che hanno cambiato il volto di interi quartieri.

Un momento del Forum, l'intervento di Francesco Toso - Cresme

TEMA TECNICO:

Efficienza energetica

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È evidente che l’efficienza energetica può e deve essere raggiunta con molti interventi, sia sugli impianti che sulle superfici orizzontali e verticali, opache e trasparenti, dell’unità abitativa. Il mercato, e i produttori in genere, hanno progettato e realizzato una serie di prodotti sempre più performanti, per soddisfare tutte le diverse esigenze che si possono avere in un contesto abitativo come quello italiano, con edifici di recente costruzione, ma che già necessitano di un efficientamento, come pure i centri storici con tutte le relative caratterizzazioni.

L’isolamento termico “a cappotto” è di fatto solo una delle possibili soluzioni a queste tematiche, ma rappresenta in generale la più utilizzata, molto più degli intonaci termoisolanti o degli interventi dall’interno. Questo ha portato a una banalizzazione del cappotto inteso come “sistema”, tralasciando quelle che sono le caratteristiche più importanti, cioè la qualità dei singoli componenti del sistema a cappotto (collante, rasante, pannello isolante, finitura, ecc.) tanto quanto attenersi alle modalità applicative e di installazione con il fine di garantire performance e durabilità nel tempo.

Si capisce quindi l’importanza del “kit di prodotti”, chiamato anche ETICS. La definizione letterale è External Thermal Insulation Composite System, cioè sistema composito di isolamento termico esterno e, pertanto, riguarda esclusivamente le superfici verticali opache. I componenti del sistema devono essere adeguati, performanti singolarmente e in sinergia per garantire tutte le caratteristiche richieste, compresa la traspirabilità, la resistenza al fuoco, la stabilità e molti altri fattori. Il sistema completo, per ottenere il certificato ETA (benestare tecnico europeo), viene sottoposto a tutte le prove riportate nelle linee guida europee ETAG 004, definite dall’EOTA (European Organization for Technical Approvals).

Le prestazioni, la durabilità e la sicurezza dell’ETICS una volta realizzato sono garantite dal produttore solo nel caso in cui l’ETICS stesso sia completo e pienamente corrispondente a quanto riportato nel certificato ETA. Se un solo componente viene cambiato, il titolare del sistema (il produttore) non può fornire alcuna garanzia. Secondo il CPR (Construction Products Regulation) in questo caso l’installatore si prende la piena responsabilità non solo per l’esecuzione dei lavori, ma anche per le prestazioni del sistema.

Alla ricerca della qualità del sistema da utilizzare bisognerebbe sempre abbinare la scelta dei materiali in base alle esigenze del singolo cantiere, per ottenere il miglior comfort climatico possibile, che si realizza dando una nuova protezione all’edificio, isolando dal freddo o dal caldo, risolvendo i ponti termici ed eliminando condense e muffe.

Il ciclo applicativo viene quindi determinato in base alla verifica del supporto, alla finitura richiesta, al contesto edilizio e urbano, agli spessori disponibili, all’estensione dell’intervento. Di primaria importanza è anche la scelta degli installatori del sistema, che devono essere sempre altrettanto qualificati.

Nell’ottica quindi di offrire il maggior numero di soluzioni mantenendo l’alta qualità di tutti i prodotti, Grigolin ha certificato tutti i suoi ETICS presso l’istituto DIBt, a partire dal 2005, in Germania, dove è presente dal 2003 con una sede produttiva.

La tecnologia del sistema a cappotto Grigolin è stata sviluppata proprio nei laboratori dello stabilimento di Ettlingen.

Gli ETICS sono stati sottoposti a tutte le prove previste, compresa la verifica della resistenza al fuoco. I risultati sono riportati nelle certificazioni dei 4 sistemi attualmente disponibili. Rimarchiamo il fatto che le modalità di prova del DIBt sono particolarmente severe e per mantenere le marcature CE i prodotti sono sottoposti a controlli e verifiche più volte nel corso dell’anno, garantendo una qualità costante e continua.

I laboratori di Ricerca e Sviluppo Grigolin hanno sviluppato, negli ultimi mesi, nuovi prodotti e, pertanto, sono in fase di implementazione e di test, in Germania, gli attuali ETICS.

Non bisogna dimenticare che la scelta dei prodotti migliori non garantisce un risultato eccellente, la differenza viene fatta dall’accurato controllo delle fasi applicative, da cui si evince l’importanza della formazione e preparazione degli operatori che progettano, realizzano e controllano i sistemi ETICS.

L’azienda Grigolin da oltre 10 anni ha investito in questa direzione per qualificare tutti gli operatori di settore e per fornire soluzioni qualitative per ogni esigenza.

 

www.fornacigrigolin.it


[Modificato da Etrusco 10/02/2016 11.46]

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Thermoreal SM, sistema a cappotto prefabbricato
con finitura in mattone faccia a vista

Thermoreal SM è un innovativo sistema a cappotto per l’isolamento termico degli edifici costituito da pannelli prefabbricati mediante l’assemblaggio di schiuma poliuretanica, quarzite e listelli di laterizio faccia a vista “a pasta molle” SanMarco. Il particolare sistema di assemblaggio fa sì che i tre elementi non siano semplicemente incollati tra loro, ma creino un corpo unico, indivisibile e con un’altissima resistenza agli agenti atmosferici. La prefabbricazione viene eseguita in condizioni controllate di fabbrica con procedimenti standardizzati.

 

Le dimensioni ridotte (mm 1315 x 715 h, equivalenti a mq 0,94 per pannello) e il peso limitato (kg 28 circa) rendono il pannello molto versatile nelle fasi di logistica, stoccaggio in cantiere e, soprattutto, permettono velocità e facilità di posa.

 

I pannelli possono essere fissati meccanicamente a qualsiasi struttura di supporto, dalla parete in legno alla più tradizionale parete in latero-cemento, al pannello in CA delle strutture prefabbricate. Il sistema Thermoreal SM assicura una elevata performance termica dell’edificio oltre a migliorare l’aspetto estetico grazie ai listelli in laterizio faccia a vista a pasta molle nelle varietà di finiture e colori della gamma SanMarco. Queste caratteristiche rendono Thermoreal® SM perfetto nei casi di ristrutturazione e riqualificazione edilizia così come nella nuova edificazione.

 

Tra i vantaggi d’uso sicuramente la lunga durabilità e l’assenza di manutenzione, oltre alla semplicità di posa.

 

www.sanmarco.it

 
 

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News / Green Building

La fibra di kenaf come isolante: caratteristiche e applicazioni


Cresce l’uso di questo materiale ecologico che garantisce un clima indoor salubre e confortevole: vediamo le caratteristiche



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Fibra di kenaf



 



Tra i vari materiali alternativi oramai utilizzati in edilizia si trova anche la fibra di kenaf, ricavato dall’omonima pianta  è un materiale dalle prestazioni termoisolanti notevoli e sottoposto sempre più all’attenzione di progettisti e costruttori per le sue proprietà termoacustiche correlate a costi ridotti di produzione.


Processo produttivo
È caratterizzata da un fusto eretto e poco ramificato che raggiunge un’altezza che va da 1 a 4 m.
Gli steli delle piante di kenaf dopo essere seccati direttamente nel campo vengono tagliati a 15÷25 cm di altezza. Quindi si separano le fibre del tiglio (parte esterna corticale) dal kenapulo (parte interna legnosa) e dalla polvere che viene a loro volta utilizzata nella produzione di altre materiali come carta e cartoni.
Per i materiali isolanti si utilizzano le fibre medTra le iane che vengono pulite, sfibrate e, in ultimo, ridotte in fiocchi. In seguito vengono trattati con prodotti naturali ignifughi (bagni di soda) e arricchiti nella misura dell’85÷90% a un 10÷15% con fibra di poliestere per essere poi sottoposte al termofissaggio. Il poliestere fuso e saldato alla fibra di kenaf ha la funzione di rinforzarlo e sostenerlo.
In questo modo si ottengono pannelli di diversa densità e spessore, all’interno dei quali le fibre sono disposte tridimensionalmente e non in strati orizzontali paralleli, garantendo così una resilienza migliore. In alcuni casi invece del poliestere si aggiunge acido polilattico (PLA) derivato dal mais, legante in grado di rendere il pannello totalmente naturale e biodegradabile.

Fibra di Kenaf_1

Caratteristiche tecniche
Si tratta di un materiale con ottime proprietà isolanti sia dal punto di vista termico sia acustico. È traspirante, igroscopico e in grado di regolare l’umidità interna di un ambiente durante tutto l’anno garantendo così un clima salubre e confortevole. Le fibre di kenaf non contengono alcuna sostanza proteica per cui non è necessario eseguire alcun trattamento antiparassitario. Presenta inoltre una normale (classe B2) resistenza al fuoco.

Fibra di kenaf_2

 

Fibra di kenaf_3

Utilizzi e applicazioni
La fibra di kenaf è prodotta in rotoli flessibili di diverso spessore, in pannelli semirigidi a densità elevata e in feltri con spessori che vanno da 8 a 120 mm.
I rotoli e i pannelli trovano applicazione nelle intercapedini di strutture in legno e muratura, nei cappotti interni ed esterni ventilati, nelle coperture ventilate, nelle pareti divisorie interne, nei controsoffitti, nei sottopavimenti e nei solai con prestazioni ottimali per l’isolamento termico e acustico.
Il feltro flessibile in fibra di kenaf, invece, costituisce un’ottima alternativa come isolante per l’abbattimento dei rumori da calpestio se inserito nei pavimenti galleggianti o sotto massetto con pavimenti incollati. Può essere commercializzato abbinato a pannelli in cartongesso o in fibra di legno per migliorare le capacità di isolamento. Le prestazioni di assorbimento acustico risultano essere ottime anche per serramenti e vibrazioni impianti.

Fibra di kenaf_4

Incidenza energetica ed ecologia
Il consumo di energia primaria della fibra di kenaf è paragonabile a quello piuttosto basso della canapa. La fase con maggiore incidenza è legata all’approvvigionamento delle materie prime, mentre quella legata al processo produttivo è abbastanza ininfluente. Si tratta di un prodotto certamente innovativo, naturale ed ecocompatibile per l’intero ciclo della sua vita, riutilizzabile e riciclabile.
Nel caso di kenaf puro, senza l’aggiunta di fibra sintetica, è possibile il compostaggio dato che è biodegradabile al 100% altrimenti il materiale deve essere bruciato o portato in discarica.
La fibra di Kenaf vanta una buona tolleranza dermatologica non provocando irritazioni alla pelle e alle vie respiratorie.

Fibra di kenaf_5

 

Fibra di kenaf_6

Copyright © - Riproduzione riservata
[Modificato da Etrusco 10/02/2016 11.44]

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La perlite espansa come materiale termo – fonoisolante


Indicata negli interventi in cui un fattore importante è la resistenza al fuoco, la perlite espansa si presenta sfusa o in pannelli. Ecco le sue proprietà



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perlite espansa




Come quasi tutti prodotti di origine minerale anche la perlite, derivata dalla riolite, è un materiale incombustibile e particolarmente indicato negli interventi in cui un fattore importante è la resistenza al fuoco.
La perlite espansa, dalle buone proprietà isolanti termiche e acustiche, può essere utilizzata sfusa come riempimento oppure in pannelli da utilizzarsi, per esempio, per l’isolamento delle coperture.

Processo produttivo
La perlite è un minerale di origine vulcanica in tonalità dal grigio al rosa. La sua struttura cellulare è microporosa con all’interno una percentuale pari al 2÷6% di acqua fissata chimicamente e imprigionata nella massa della roccia. Si tratta di un silicato complesso naturale di alluminio, sodio e potassio, dalla composizione chimica variabile.
La roccia viene frantumata e ridotta in granuli, quindi posizionata in forni di espansione a una temperatura di 1.000 °C. Sottoposta a questo shock termico l’acqua inglobata evapora ed espande le pareti vetrose del granulo dando origine a un granulato microalveolare, le cui cavità chiuse e non comunicanti tra loro e con l’esterno, determinano il potere isolante e l’impermeabilità all’acqua del materiale stesso. Il materiale rigonfia a un volume pari a 15÷20 volte quello originario, trasformandosi così in un prodotto leggerissimo, inorganico, stabile e chimicamente neutro (pH 6,5÷7,5), privo di metalli pesanti, chimicamente inerte, imputrescibile, inattaccabile da parassiti, roditori e insetti, resistente al fuoco, molto poroso e dotato di elevata traspirabilità (granulometria fino a 2 mm).
Per garantire migliori caratteristiche di idrorepellenza e insensibilità all’acqua la perlite espansa può essere trattata con prodotti come il silicone, la paraffina e il silicato di potassio. La resistenza a compressione può essere aumentata utilizzando soluzioni a base bituminosa. Per la produzione di pannelli termoisolanti viene miscelata a fibra di vetro, fibre cellulosiche, bitume e amido, quindi essiccata e tagliata.

 

Perlite_01

Caratteristiche tecniche
Grazie alla sua struttura alveolare la perlite è un buon isolante termico; le sue cavità ottenute con l’espansione le conferiscono una densità di 30÷150 kg/m2. Dal punto di vista termoisolante l’azione della perlite è generalmente doppia rispetto a quella dell’argilla espansa, altro materiale dalle caratteristiche e impieghi similari.
La perlite è traspirante e capace di regolare l’umidità (buona conduttività capillare), pur essendo ogni singolo granulo impermeabile all’acqua e al vapore. Da sottolineare anche le buone proprietà fonoassorbenti.
Trattandosi di un materiale di tipo inorganico la perlite è immarcescibile e inattaccabile da parassiti; incombustibile e in caso di incendio non emette fumi o vapori tossici. Nel caso in cui il prodotto venga trattato con bitume o resina attraverso l’impermeabilizzazione e il rivestimento la classe di infiammabilità diviene la 1 o addirittura 2. Sottoposto a fiamma o ad alte temperature il silicone, spesso utilizzato per l’idrorepellenza, libera gas tossici mentre dal bitume provengono idrocarburi policiclici aromatici.

Perlite_tab01

Utilizzi e applicazioni
La perlite espansa viene commercializzata sul mercato come:

  • granulato leggero in sacchi per l’isolamento termoacustico delle intercapedini di pareti, solai, coperture e cavedi per il passaggio delle tubazioni degli impianti;
  • carica granulare isolante impastata con acqua e calce idraulica per il composto cementizio di sottofondi e massetti continui;
  • materiale sciolto isolante a secco sotto pavimento continuo, per intonaci con resistenza al fuoco, per strati di compensazione e nelle intercapedini tra le travi portanti della copertura;
  • materiale di alleggerimento nella realizzazione di strati di finitura e nella confezione di malte e intonaci leggeri e ignifughi, con proprietà termo e fonoisolanti;
  • materiale di alleggerimento impiegato nella produzione di blocchi, lastre e altri elementi costruttivi;
  • strato drenante e di ancoraggio degli strati impermeabili nella stratigrafia dei giardini pensili.

L’uso della perlite espansa in forma granulare presuppone la scelta della dimensione granulometrica riguardo all’impiego previsto, la stesura continua e uniforme del materiale negli ambiti di contenimento per evitare la formazione di ponti termici e un’adeguata protezione tramite teli o carta oleata per evitare dispersioni.
Quando associata a cemento e a resine saponose come materiale di alleggerimento la perlite dà luogo a un calcestruzzo alleggerito in cui si producono ridotte dilatazioni e contrazioni durante il rapido essiccamento.
A base di perlite si realizzano anche pannelli con buona resistenza alla compressione e insensibili all’umidità, appositamente studiati per coperture piane come supporto diretto per la posa di membrane impermeabili (bituminose e sintetiche).
Tali pannelli vengono prodotti con l’aggiunta di leganti e aggregati fibrosi organici o inorganici come per esempio fibra di vetro, fibra di cellulosa, leganti asfaltaci e mediante trattamenti di spalmatura di bitume ossidato e pellicola in polipropilene.

Posa in opera
La perlite espansa viene messa in opera a secco o miscelata con altre componenti.
Nel primo caso, utilizzata come termoisolante e riempimento nelle intercapedini, viene posata manualmente o tramite insufflaggio dei granuli sfusi a pressione.
Nei solai e nelle coperture piane è importante che il materiale sia distribuito uniformemente, che sia lasciato assestare e, al fine di distribuire maggiormente i carichi e evitare fessurazioni in superficie, che sia ricoperto da un getto di calcestruzzo con l’impiego di una rete elettrosaldata fine. Se insufflata nelle intercapedini, invece, è necessario esercitare una pressione dall’alto per favorirne la distribuzione e infine chiudere accuratamente l’intercapedine per evitare fuoriuscite del materiale stesso.
In alternativa la perlite espansa può essere miscelata con malta o cemento per intonacature. Durante la stesura è consigliabile l’utilizzo di una rete elettrosaldata al fine di evitare fessurazioni nella fase di asciugatura dei getti.
Nel rivestimento di coperture piene i pannelli vengono applicati mediante fissaggio meccanico o incollaggio con bitume o collanti bituminosi.

Incidenza energetica ed ecologia
Il dispendio globale di energia per ottenere la perlite espansa rientra nei livelli medi se confrontato con la capacità coibentante del materiale.
Il trasporto della materia prima, dovuto ai percorsi decisamente lunghi da affrontare, è incidente; così come il procedimento di espansione ad alta temperatura, determinato da un consumo di energia fossile mediamente alto. Il dispendio energetico e l’inquinamento ambientale per l’estrazione sono limitati nel caso in cui non venga alterato in maniera pesante e irreversibile il contesto ambientale.
La perlite espansa è un prodotto naturale e atossico derivato da un processo di lavorazione che comporta unicamente trasformazioni fisiche senza sviluppo ed emissioni di sostanze nocive o inquinanti.
Potrebbero sorgere problemi per la salute nella gestione delle acque di rifiuto, per i disturbi da rumore e per le polveri fini sollevate le quali non presentando una struttura fibrosa sono però meno problematiche rispetto ad altri materiali.
La perlite utilizzata pura non presenta problemi rilevanti dal punto di vista sanitario. Problematiche, invece, sono le perliti trattate con olio siliconico, il cui processo produttivo provoca notevole inquinamento ambientale, o con bitume, che libera nell’ambiente solventi e idrocarburi policiclici aromatici (IPA o PAH). Tra le sostanze più pericolose contenute nel bitume c’è il benzopirene, classificato come sostanza cancerogena. A scopo di prevenzione, è preferibile evitare l’utilizzo di perlite espansa bitumata per coibentare ambienti interni. Si tratta di un materiale molto resistente agli agenti atmosferici, fisici e organici, ha una durata quasi illimitata.
Il materiale granulare sfuso è riutilizzabile e può essere posto in opera senza ulteriori lavorazioni purché venga tolto con cautela dalla precedente utilizzazione. È riciclabile unicamente come inerte per calcestruzzo. Può essere smaltito nelle discariche specifiche per scarti di materiali da costruzione. Risulta essere più problematico lo smaltimento di perlite trattata con bitume.

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Il miglior isolante termico per la tua casa? La guida per sceglierlo


di Alessandra Marra

Confronto tra le caratteristiche e le applicazioni dei materiali coibenti per proteggere termicamente gli edifici








12/11/2015 – Isolare termicamente la propria abitazione ha un’importanza fondamentale perchè permette di godere di un maggior comfort ambientale e allo stesso tempo di risparmiare sulle spese per il riscaldamento.
 
Per scegliere il miglior isolante è importante considerare le sue proprietà ma anche le caratteristiche della struttura da isolare e le prestazioni che si desiderano ottenere. In questo focus faremo una panoramica sulle caratteristiche dei principali materiali per isolamento termico presenti in commercio e gli eventuali campi di applicazione. 
 

Come scegliere il miglior termoisolante

Il primo fattore che contribuisce all’isolamento termico è lo spessore del materiale: ad uno spessore maggiore inevitabilmente corrisponde una maggiore coibentazione. Nei casi in cui è possibile sarebbe preferibile scegliere, indipendentemente dal materiale, spessori consistenti.
 
Il potere coibente dei materiali termoisolanti è legato al valore della ‘conducibilità termica’ (lambda “λ”); più piccolo è il valore della λ maggiore sarà il potere isolante  del materiale. Di conseguenza per isolare bene la propria casa conviene optare per materiali con una bassa conducibilità termica.
 
Un altro fattore da considerare è lo sfasamento termico, ovvero il tempo (in ore) impiegato dal calore per passare attraverso un materiale e raggiungere conseguentemente l’interno dell’abitazione. I materiali ad elevato sfasamento termico permettono, soprattutto durante il periodo estivo, che il picco di calore esterno possa giungere all’interno dell’abitazione dopo molte ore (verso sera) in modo tale che per raffrescare l’ambiente basti aprire le finestre.
 
Tuttavia non in tutte le zone climatiche conviene optare per un materiale con queste caratteristiche in quanto in alcune zone (come quelle in pianura) le temperature estive si mantengono elevate anche di sera e non basterebbe aprire le finestre per raffrescare; di conseguenza in queste realtà conviene maggiormente puntare a limitare il calore che giunge all’interno.
 
Bisogna anche considerare anche il potere traspirante del materiale, ovvero la ‘resistenza di diffusione al vapore’ (mi “µ”); come per la conduttività termica, tanto più piccolo è questo valore, tanto più il materiale è traspirante.
 
Un materiale traspirante migliora l’isolamento termico in quanto riduce la possibilità che si crei condensa; l'aria infatti in assenza di convezione è un buon isolante termico ma perderebbe queste sue proprietà in presenza di acqua liquida (condensa sul muro).
 
Infine, a parità di caratteristiche fondamentali, si potrebbe optare per coibenti atossici, durevoli ( ad esempio immuni da muffe o parassiti) e resistenti al fuoco.
 

Isolante termico: tipologie di materiali

Possiamo suddividere i coibenti in tre macro gruppi: gli isolanti sintetici, quelli minerali e quelli vegetali. A seconda del tipo di coibente che si sceglie si potranno avere una serie di vantaggi e di specifiche applicazioni; ad esempio gli isolanti sintetici sono molto vantaggiosi, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista isolante perché hanno valori di λ molto bassi (λ < 0,034), però sono poco sostenibili. Gli isolanti vegetali, come ad esempio il sughero, hanno invece valori di λ più alti (λ sui 0,040 – 0,043) e sono più costosi ma hanno un miglior sfasamento termico e una maggiore traspirabilità, oltre ad essere sostenibili e atossici. Ovviamente nello scegliere un tipo piuttosto che un altro è fondamentale considerare il contesto in cui si opera.
 

Isolanti sintetici

Gli isolanti sintetici sono quei materiali chimici, generalmente derivanti dal processo di lavorazione del petrolio. Tra questi materiali troviamo: la fibra di poliestere, il polistirene espanso sinterizzato (EPS) o estruso, il poliuretano espanso, il polietilene espanso, le schiume e diversi altri. Tali coibenti sono molti diffusi, in quanto convenienti dal punto di vista economico, ma hanno un maggior impatto ambientale.  
 
La posa in opera è semplice e senza troppe complicazioni. La vita utile del materiale varia dai in 30 ai 50 anni, con una progressiva diminuzione delle prestazioni. Il deterioramento da agenti esterni o ambientali ne limita ovviamente la vita. Il riutilizzo è possibile solo se il materiale non è accoppiato con altri materiali, incollato o sporco.
 
L'eventuale emissione di sostanze durante la fase di vita utile del materiale, cioè il periodo in cui questo è effettivamente in opera nell'edificio, deve essere attentamente valutata. I materiali espansi nei primi mesi successivi alla posa possono rilasciare composti organici nell'ambiente circostante in quantità che si riduce progressivamente fino a raggiungere, in pochi mesi, livelli non dannosi per la salute. Per tutti i sintetici si deve, però considerare l'elevato rischio di emissione di sostanze estremamente tossiche in caso di incendi.
 
Vantaggi
Basso costo
Buon isolamento termico
Facilità di posa in opera
Alcune tipologie (come XPS) resistenti all’acqua e umidità
 
Aspetti da considerare
Tutti gli isolanti sintetici sono pericolosi in caso d’incendio, in quanto sono tossiche le polveri da combustione. Inoltre sono difficili da smaltire. I pannelli in EPS100 con grafite hanno un eccellente conducibilità termica ma richiedono di schermare i ponteggi durante la posa per evitare problemi alla grafite, sensibile al calore dei raggi solari. Per i materiali espansi va considerato il fatto che subito dopo la posa possono rilasciare nell’ambiente sostanze potenzialmente dannose.
 
Applicazioni
Tali materiali sono particolarmente indicati per l’isolamento a cappotto termico esterno, facciate ventilate e ponti termici. Può essere utilizzato anche per l’isolamento di coperture e solai. Per le intercapedini sono particolarmente indicati gli schiumati e il poliuretano espanso, mentre per le pareti e per i solai è meglio preferire pannelli degli stessi materiali. Sconsigliato l’utilizzo per cappotti interni, a diretto contatto con gli ambienti domestici. Sono una soluzione ideale ed economicamente vantaggiosa per gli edifici che non necessitano di un elevato sfasamento termico (climi miti e non rigidi) o di isolamento acustico.  
 
Pannelli e lastre termoisolanti polimeriche
I materiali sintetici possono essere suddivisi in lastre o pannelli di:
• EPS (polistirene espanso sinterizzato)
• XPS (polistirene estruso sinterizzato)
• PUR (poliuretano)
• PE (polietilene)
 
Un esempio di pannello termoisolante in XPS è Styrodur C di Lape HD che possiede ottime proprietà termoisolanti, basso assorbimento d'acqua ed alta resistenza a compressione. Inoltre mantiene nel tempo le sue caratteristiche tecniche e meccaniche ed è duttile alla lavorazione in cantiere.


 
Tra gli EPS ci sono anche quelli attenti alle traspirabilità, come ad esempio RESPHIRA di ISOLTOP , un pannello in EPS ad alta densità arricchito con grafite, dotato di numerosi microfori di traspirazione e speciali microfori anticondensa, per assicurare una eccellente traspirazione ed evitare la formazione di condense all’interno del pannello.
 

VEDI TUTTI I PANNELLI E LASTRE TERMOISOLANTI POLIMERICHE 
 
 
Feltri termoisolanti in materiali sintetici
Tra i feltri termoisolanti sintetici troviamo anche quelli riflettenti, ovvero materiali isolanti che agiscono principalmente per irraggiamento essendo formati da superfici riflettenti (come ad esempio fogli in alluminio) a cui viene accoppiato uno strato di aria incapsulata in cuscinetti. Per sfruttare al meglio la sue capacità riflettenti, nella posa in opera è necessario evitare il contatto tra il materiale isolante e la parete da isolare. Tra i maggiori vantaggi c’è lo spessore contenuto a parità di potere isolante.
 
Tra i teli termoriflettenti isolanti in polietilene c’è OVER-FOIL CLIMA di OVER-ALL, in alluminio puro, altamente riflettente e traspirante, ideale per coperture e pareti. Permette infatti di abbattere fino al 95% del calore trasmesso per radiazione dalla copertura al sottotetto, rendendolo quindi abitabile nel periodo estivo. Grazie alla sua composizione e alle proprietà dell’alluminio puro, posato in intercapedine d’aria, ha un potere isolante paragonabile a diversi centimetri dei classici pannelli isolanti.
 

VEDI TUTTI I FELTRI TERMOISOLANTI SINTETICI

 
Isolanti sfusi a base polimerica
Gli isolanti sfusi in genere sono schiumosi, con il grande vantaggio di riuscire a penetrare anche in punti (come controsoffittature, intercapedini, buchi ecc) in cui un pannello isolante non può arrivare.  
 
Tra questi isolanti troviamo ISOLPOL di CLAUDIOFORESI, un coibente in poliuretano che in piccoli spessori garantisce una buona efficienza termica ed è inoltre atossico, inalterabile e rapido nella posa in opera.
 

VEDI TUTTI GLI ISOLANTI SFUSI A BASE POLIMERICA

 

Isolanti di origine vegetale

Gli isolanti vegetali sono materiali di origine naturale, ovvero non presentano componenti di origine sintetica e petrolchimica ma provengono da materie prime rinnovabili, con processi di produzione e installazione non dannosi per l’ambiente e per l’uomo. Sono inoltre riciclabili e biodegradabili e richiedono un basso contenuto di energia per il loro ciclo di vita. 
 
Tra questi ci sono la fibra di legno, la fibra di legno mineralizzato, la fibra di cellulosa, la fibra di canapa, la fibra di lino, il sughero ecc. Sono molto utilizzati in edilizia e hanno un elevato potere isolante, sia dal punto di vista termico che acustico.
 
Vantaggi
Buon isolamento termico
Riciclabili e biodegradabili
Atossici
Buon sfasamento termico
Traspiranti
Generalmente durevoli
Buon isolamento acustico
Non vulnerabili all’umidità
 
Aspetti da considerare
I materiali naturali sono più costosi di quelli sintetici, quindi bisognerebbe considerare se realmente nelle proprie condizioni è economicamente vantaggioso. Inoltre alcuni materiali non sono di semplice posa in opera come la fibra di cellulosa che viene applicata tramite sistema a insufflaggio.
 
Applicazioni
Si possono utilizzare per cappotti esterni ventilati, coperture ventilate, coperture inclinate, pareti divisorie interne, controsoffitti, sottopavimenti e solai, soprattutto in strutture in legno e muratura. Inoltre, date le caratteristiche atossiche sono indicati per i cappotti interni. Il sughero, tra gli isolanti vegetali è il più costoso, ma è un ottimo isolante termoacustico. Le fibre di cocco e iuta sono utili solo in combinazione con altri elementi, poiché da sole forniscono un isolamento termico parziale.
 
Pannelli e lastre termoisolanti in legno e sughero
I pannelli in fibra di legno, prodotti attraverso la lavorazione di legname di scarto, hanno buone caratteristiche di isolamento termoacustico, ed una buona capacità di accumulo del calore, che in estate si traduce in un buon livello di ritardo nel passaggio del calore dall’esterno all’interno.
 
I pannelli in sughero sono costituiti da cellule contenenti aria, garantendo al materiale leggerezza, elasticità, resistenza, ottimo isolamento termoacustico, capacità di accumulo termico e smorzamento delle oscillazioni di temperatura. È un materiale traspirante, permeabile al vapore e inattaccabile agli agenti acidi, a insetti e roditori; in più in caso di incendio non propaga le fiamme, ma brucia fino a spegnersi.
 
Tra i pannelli in fibra di legno c’è SYLVACTIS 110 SD di ACTISprodotto con fibra di legno riciclato, dalla forte inerzia termica per un'efficacia isolamento, sia in inverno che in estate. Inoltre la posa è a secco, con tempi di esecuzione abbastanza rapidi.
 

VEDI TUTTI I PANNELLI E LASTRE TERMOISOLANTI IN LEGNO
 
 
Feltri termoisolanti in legno e sughero
I feltri in legno o in sughero, generalmente sono distribuiti in rotoli e hanno spesso spessori più ridotti rispetto ai pannelli. Di solito infatti sono utilizzati per l’isolamento, sia acustico che termico, dei pavimenti.
 
Tra questa tipologia di feltri troviamo VICORK C61 di Vicoustic by Exhibo, un isolante eco-compatibile, derivante dalla combinazione di gomma riciclata e sughero, progettato per l’installazioni a pavimento.
 

VEDI TUTTI I FELTRI TERMOISOLANTI IN LEGNO E SUGHERO

 
Sughero, cellulosa e isolanti sfusi a base vegetale
Tra questi isolanti troviamo le fibre di cellulosa, ricavate dalla carta di giornale riciclata. Tale coibente è traspirante e igroscopico, in grado di assorbire umidità dall’ambiente e cederla successivamente. Ha un buon comportamento fonoisolante e fonoassorbente, e non contiene sostanze tossiche. La fibra di cellulosa in fiocchi viene applicata tramite sistema a insufflaggio a pressione che va a riempire ogni interstizio della costruzione.
 
Un esempio è l’Isolante in fiocchi di cellulosa di Climacell adatto per la coibentazione di intercapedini perché l’insufflaggio a pressione sigilla ogni vuoto, anche se di forma irregolare. Particolarmente indicato per i condomini, perché permette di isolare anche un singolo appartamento.
 

VEDI TUTTI GLI ISOLANTI IN SUGHERO, CELLULOSA E SFUSI A BASE VEGETALE 
 
 
Pannelli e feltri isolanti naturali per la bioedilizia
Gli isolanti naturali, essendo prodotti atossici, sono particolarmente indicati per l’isolamento interno, nei controsoffitti e nei pavimenti galleggianti. Tra gli isolanti naturali ci sono anche quelli ad origine animale, come la lana di pecora. 
 
Tra questi isolanti c’è FIBERKENAF PAN di DIASEN, un pannello coibente naturale ecocompatibile a base di fibre naturali di Kenaf e canapa intrecciate e termofissate tridimensionalmente, da utilizzare per l'isolamento termico e l'isolamento acustico di intercapedini o tetti ventilati.
 


Tra gli isolanti naturali di origine animale c’è Edilana Mat 3 ‘D 50’ di EDILANA, un materassino agugliato in pura lana vergine di pecora sarda autoctona per l'isolamento termo-acustico e il benessere igrometrico degli ambienti, indicato per l’isolamento di tetti ventilati e non ventilati, murature perimetrali, murature interne, solai, controsoffitti e il riempimento delle intercapedini del telaio di finestre e porte.
 

VEDI TUTTI I PANNELLI E FELTRI ISOLANTI NATURALI PER LA BIOEDILIZIA
 

Isolanti di origine minerale

Anche gli isolanti minerali sono di origine naturale, quindi rinnovabili e riciclabili. Questa tipologia, di solito ricavata dalle rocce è molto usata in edilizia in quanto generalmente ha elevate prestazioni anche in presenza di umidità, è resistente alle muffe e non è combustibile.
 
Fanno parte degli isolanti minerali la lana di vetro, la lana di roccia, l’argilla espansa, la perlite espansa, la vermiculite espansa, i feltri, ecc.
 
Vantaggi
Buon isolamento termico
Riciclabili e biodegradabili
Durevoli
Resistenti a umidità e muffe
Traspiranti
 
Aspetti da considerare
Come altri materiali minerali, soprattutto di origine vulcanica, possono presentare dei bassi valori di radioattività naturale. Possono essere più costosi rispetto agli isolanti sintetici. La lavorazione delle fibre minerali può provocare irritazione, della pelle, delle vie respiratorie e degli occhi. Alcuni materiali minerali per poter resistere all’umidità devono subire dei trattamenti.
 
Applicazioni
Si possono utilizzare per cappotti, facciate ventilate, coperture ventilate, pareti divisorie, controsoffitti, sottopavimenti e solai. Ad esempio i feltri sono indicati per tutti gli ambienti tranne che nelle intercapedini, in cui è meglio usare l’argilla espansa o vermiculite e perlite.
 
Pannelli e lastre termoisolanti in fibre minerali
Tra gli isolanti minerali c’è la lana di roccia, prodotto di origine vulcanica, che grazie alla struttura a celle aperte impedisce il passaggio del caldo e del freddo e favorisce anche l’assorbimento delle onde acustiche. Inoltre non assorbe né acqua né umidità e resiste all’attacco delle muffe.
 
Anche la perlite espansa è un coibente minerale traspirante e capace di regolare l’umidità, dotato di buone proprietà termoisolanti e fonoassorbenti. I pannelli di perlite, incombustibili, resistenti alla compressione e insensibili all’umidità, vengono utilizzati nelle coperture piane come supporto diretto per la posa di membrane impermeabili, mentre la perlite sfusa viene applicata in intercapedini di pareti perimetrali, coperture, sottotetti non praticabili.
 
Tra gli isolanti in lana di roccia c’è SOLIDA ENERGY PLUS di TERMOLAN, un pannello rigido ad alta densità non rivestito dotato di ottima coibenza, elevata resistenza a compressione (puntuale e distribuita), calpestabile e attento alla sicurezza in caso di incendio.


 
Tra i pannelli in perlite c’è PERALIT BOARD di Perlite Italiana, termoisolante ecocompatibile ignifugo, riciclabile e compatibile con qualunque membrana di impermeabilizzazione; infatti è applicabile su coperture continue impermeabilizzate, giardini pensili ecc.


VEDI TUTTI I PANNELLI E LASTRE TERMOISOLANTI IN FIBRE MINERALI
 
 
Feltri termoisolanti in fibre minerali
Tra i feltri termoisolanti, molti sono fatti con lana di vetro, un materiale realizzato con vetri riciclati, ignifugo, resistente all’acqua e all’umidità, inalterabile nel tempo e dotato di ottime caratteristiche di isolamento, sia termico sia acustico.
 
Tra gli isolanti in lana di vetro c’è PURE 32 RN SF di URSA, un feltro idrorepellente in lana minerale trattata con speciali resine inorganiche, con ottime caratteristiche termoacustiche, sostenibile e riciclabile, ideale per pareti perimetrali con controparete interna su struttura metallica.
 
 
VEDI TUTTI I FELTRI TERMOISOLANTI IN FIBRE MINERALI


Inerti minerali sfusi
Tra gli isolanti minerali sfusi vi sono soprattutto l’argilla espansa, la vermiculite e la pomice. I granuli sfusi di argilla espansa hanno una buona inerzia termica e resistenza alla compressione, incombustibile e traspirante. Generalmente viene applicata in granuli sfusi in intercapedini di pareti coperture, sottofondi di pavimenti, sottotetti non praticabili e canne fumarie e aggiunta come inerte nella realizzazione di intonaci resistenti al fuoco e agglomerati alleggeriti. La vermiculite e la pomice, entrambe di origine vulcanica, hanno una struttura microalveolare che determina il potere isolante e traspirante.
 
Tra questi c’è Pomice di EUROPOMICE, un isolante termoacustico leggero ed ecologico, ideale per sottofondi e riempimenti leggeri. 
 

 
Per ambienti particolarmente umidi si può optare per LECA TERMOPIU’ di Laterlite, materiale dall’elevato potere termoisolante, ideale per combattere l’umidità di risalita in sottofondi e vespai isolati contro terra.


VEDI TUTTI GLI INERTI MINERALI SFUSI

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Pannelli isolanti ad alte prestazioni:
Isolconfort per la filiale di Friulovest del Credito Cooperativo

Il progetto di riqualificazione urbana, in provincia di Pordenone, presenta elevate prestazioni d’isolamento termico ed eco-compatibilità

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Il progetto prevede la riqualificazione della Filiale di Friulovest del Credito Cooperativo e rappresenta un’opportunità di riqualificazione urbana, un investimento sul territorio in grado di dare nuovi strumenti ed opportunità di crescita all’economia della provincia di Pordenone e di migliorare la qualità e la sicurezza della zona limitrofa alla banca.

Il carattere espressivo del progetto è improntato su una sobria semplicità formale derivata dall’elaborazione del profilo archetipico dell’edificio con copertura a capanna – esplicita citazione della tradizione costruttiva locale, cara alla committenza – e si definisce attraverso i materiali, i loro colori e le loro sfumature.

Lo studio dei dettagli esecutivi ha permesso di analizzare e risolvere in fase progettuale i diversi punti critici della costruzione, scongiurando la presenza di ponti termici anche in presenza dei giunti e dei raccordi tra diversi materiali e componenti dei sistemi costruttivi.

La definizione della dotazione impiantistica si è basata su tecnologia a pompa di calore aria-aria negli impianti di riscaldamento e raffrescamento, e aria-acqua per la produzione di acqua calda sanitaria grazie ad un impianto di ventilazione meccanica controllata ed ad un impianto fotovoltaico da 6 kWp installato in copertura.

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A conferma della volontà, da parte della committenza, di attuare un progetto con requisiti di efficienza energetica e di sostenibilità ambientale, per la realizzazione dell’isolamento termico delle pareti verticali della Filiale, è stata contattata Isolconfort, azienda fortemente orientata alla ricerca, leader nella produzione di isolamenti per l’edilizia green.

Isolconfort: garanzia di esperienza e professionalità

Isolconfort, azienda da sempre attenta al rispetto dell’ambiente, ha utilizzato i pannelli ECO-POR G031 in EPS, con certificazione ambientale EPD, realizzati con Neopor di BASF.

Il pannello è realizzato con un processo produttivo controllato in tutte le sue fasi: si tratta di polistirene espanso sinterizzato a vapore, a celle chiuse con nuovo ritardante di fiamma, tagliato da blocco, in possesso di marcatura CE e dichiarazione di prestazione in conformità al regolamento europeo CPR 305/2011 in rispondenza dei requisiti delle norme UNI EN 13163 e UNI EN13499 ETICS.

ECO-POR G031 è garantito per costanza, elevate prestazioni d’isolamento termico e stabilità dimensionale, essendo sottoposto a continui controlli di fabbrica e di laboratorio con processo di stagionatura monitorata.

L’analisi e i controlli dello studio LCA effettuati sul processo produttivo di Isolconfort, hanno confermato il basso impatto ambientale di ECO-POR G031 e l’idoneità del suo utilizzo per il miglioramento del risparmio energetico degli edifici.

L’eco-compatibilità come responsabilità sociale Isolconfort, azienda leader nella produzione di isolanti ad alte prestazioni per l’edilizia, ha intrapreso un percorso di certificazione volontaria, a conferma della propria vocazione alla qualità e processi produttivi green. Nasce così, grazie ad Isolconfort, la Green Building Insulation.

La Green Building Insulation si fonda sul concetto base che presidiare l’ambiente significa pensare e produrre prodotti ecocompatibili per la progettazione in edilizia.

Isolconfort propone prodotti con certificazione ambientale EPD, controllando così l’inquinamento e l’impatto ambientale – dovuti ai consumi energetici e di materie prime, produzione di rifiuti, emissioni in atmosfera e scarichi nei corpi idrici – in ogni fase del ciclo di produzione e di vita del manufatto. La Dichiarazione EPD indica chiaramente la volontà dell’azienda di pensare, produrre e investire Green.

Isolconfort è socia del Green Building Council perché i propri prodotti sono riconosciuti per le ottime proprietà di basso impatto ambientale.

Quali sono i parametri che consentono di definire Green i prodotti Isolconfort?

I sistemi Isolanti Isolconfort risultano eco compatibili in relazione ai seguenti indicatori:

– Gross Energy Requirements (GER): indicatore del consumo energetico totale nel ciclo di vita (MJ/Kg).

– Global Warming Potential (GWP): impatto ambientale per tutto il ciclo di vita del prodotto. È espresso come CO2 equivalente.

– Water Footprint: quantità di acqua necessaria per ottenere il prodotto.

ECO-POR G031 dichiara:

GER = 1600, GWP =65,19 e Water Footprint = 199, valori che indicano prestazioni migliori rispetto a quelle dell’EPS, dell’estruso XPS, del Poliuretano (PU) della lana di roccia e del sughero.

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[Modificato da Etrusco 18/11/2015 14.35]

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  • Articolo Roma, 12 novembre 2015




  • Tutte le valutazioni da affrontare prima di scegliere come efficientare un edificio


    Cappotto, interno o nell’intercapedine? Tutti i vantaggi dei sistemi isolanti 






  • Tutte la valutazioni da fare, considerando vantaggi e svantaggi dei sistemi isolanti, per migliorare le prestazioni termiche degli edifici







Tutti i vantaggi dei sistemi isolanti(Rinnovabili.it) – Alla base del contenimento dei consumi di un edificio c’è la scelta dei sistemi isolanti. A prescindere dalle caratteristiche del materiale che si sceglie per proteggere la casa dal freddo dell’inverno o dall’afa estiva, è importante capire qual è la posizione migliore dell’isolante, in base alla destinazione d’uso, alle esigenze degli abitanti e alla natura dell’edificio.


La scelta di adeguati sistemi isolanti, può tradursi in un consistente risparmio in bolletta ed in una diminuzione dei consumi, che a livello urbano vuol dire calo delle emissioni e migliore qualità dell’aria.


 


Come scegliere i sistemi isolanti?


Isolamento a cappotto. In questo tipo di parete lo strato isolante viene posizionato nella parte esterna della struttura. Questo sistema è il migliore per proteggere la casa dai ponti termici – le fughe di calore generate dalle discontinuità costruttive e dall’accostamento di diversi materiali -. Il calore interno rimane intrappolato nella massa della parete e anche quando i caloriferi sono spenti gli ambienti rimangono confortevoli a lungo in quanto le pareti “calde” proteggono dal freddo esterno.


Vantaggi e svantaggi:



  • E’ adatto agli ambienti che vengono riscaldati in modo continuativo, non per le case di vacanza in quanto la massa della parete fredda impiega alcuni giorni per riscaldarsi.

  • E’ adatto quando non si vogliono affrontare lavori di efficientamento all’interno dell’abitazione.

  • Va protetto molto bene con uno strato resistente in quanto l’isolante è un materiale soffice e potrebbe essere danneggiato dagli urti.


 


Isolante interno. Tra i sistemi isolanti quello posizionato subito sotto l’intonaco della parete interna è il più adatto agli spazi che vengono riscaldati in modo discontinuo. Dato che il calore non penetra nello spessore della parete, già dopo pochi minuti dall’accensione del riscaldamento si noterà un cambiamento della temperatura.


Vantaggi e svantaggi:



  • E’ adatto alle case di vacanza, che hanno bisogno di venire riscaldate velocemente in brevi periodi dell’anno, o agli uffici, che durante la notte hanno gli impianti di riscaldamento spenti.

  • E’ adatto negli edifici dalla facciata sottoposta a vincoli dovuti alla valenza storica od estetica. In questo caso non potendo affrontare lavori nella massa della parete o in facciata si può optare per l’isolamento interno.

  • Tra i sistemi isolanti è quello dai costi più contenuti.


 


Isolante nell’intercapedine. Questo metodo rappresenta una via di mezzo tra i sistemi isolanti interno ed esterno e trae i vantaggi dell’uno e dell’altro. La massa della parete è riscaldata per metà, quindi mantiene il calore quando il sistema di riscaldamento è spento ma l’abitazione arriva ad una temperatura di comfort in tempi abbastanza contenuti. Porre un’intercapedine vuota di per sè è una buona strategia per migliorare la trasmittanza di una parete, riempirla con materiale isolante non può che aumentarne le prestazioni.


Vantaggi e svantaggi:



  • L’isolante può essere inserito per insufflaggio nell’intercapedine non isolata di una struttura preesistente. Praticando un foro in uno dei due strati di laterizio si possono inserire fiocchi di isolante, in grado di abbassare sensibilmente la trasmittanza termica della parete.

  • L’isolante viene protetto dalla condensa interna ed esterna dalla stessa parete, il chè ne garantisce le prestazioni e lo mantiene a lungo in buone condizioni.

  • Se posto per insufflaggio in una parete con intercapedine preesistente permette di migliorare la trasmittanza mantenendo inalterato lo spessore del pacchetto murario.



Fonte: Rinnovabili

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Fino al 4 dicembre consultazione pubblica su riqualificazione energetica edilizia


Il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero dell’Ambiente aprono una consultazione pubblica sulla Strategia per la riqualificazione energetica del parco immobiliare (STREPIN) e sul Piano per l’incremento degli edifici a energia quasi zero (PANZEB).








Il ministero dello Sviluppo Economico e il ministero dell’Ambiente lanciano la consultazione pubblica sulla Strategia per la riqualificazione energetica del parco immobiliare (STREPIN) e sul Piano per l’incremento degli edifici a energia quasi zero (PANZEB). Vedi in basso i documenti.


L’incremento dell’efficienza energetica negli edifici e la transizione verso gli edifici a energia quasi zero (NZEB) costituiscono obiettivi prioritari per il Paese, perseguiti grazie all’attivazione di un’ampia gamma di misure di regolazione e di incentivazione. Gli edifici sul territorio nazionale, contando solo il settore residenziale, ammontano a più di 12 milioni per un totale di oltre 31 milioni di abitazioni, e rappresentano circa il 40% del fabbisogno energetico del Paese. Si stima che oltre il 60% di questi siano in classe energetica G, ovvero quella con i consumi più alti.


La STREPIN, redatta ai sensi del decreto legislativo n. 102/2014, partendo dalla ricognizione del parco immobiliare nazionale stima il risparmio di energia atteso al 2020 grazie alle misure attivate. L’analisi delle barriere tecniche, economiche e finanziarie che ostacolano la realizzazione degli interventi di efficienza energetica accompagna poi le proposte di miglioramento degli strumenti di supporto in un’ottica cost-effective. L’attuazione di tali proposte, che proprio grazie alla consultazione potranno essere integrate e ampliate, permetterebbe di incrementare il risparmio atteso al 2020, avvicinandolo alle potenzialità stimate per il settore civile.


Inoltre va ricordato che dal 2021 i nuovi edifici dovranno essere a energia quasi zero. In vista di tale obbligo il PANZEB, previsto dal decreto legislativo n. 192/2005, traccia gli orientamenti e le linee di sviluppo nazionali per incrementare il loro numero tramite le misure di regolazione e di incentivazione disponibili. Il documento chiarisce il significato operativo di NZEB, valuta le prestazioni energetiche di alcune delle sue espressioni nelle differenti tipologie d’uso e zone climatiche e stima i sovra-costi necessari per la loro realizzazione.


I contributi possono essere inviati all’indirizzo strepin@mise.gov.it. La consultazione è aperta fino al 4 dicembre 2015.





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Il sistema a cappotto high performance con i pannelli isolanti in Neopor® di BASF

TermoK8 Fonostop EPS di IVAS
, sistema per l’isolamento termico e acustico, è frutto della partnership con IVAS

[IMG]http://cdn-media.ingegneri.info/wp-content/uploads/2015/11/Neopor_HP_Foto-di-Hans-Ju%E2%95%A0%C3%AArgen-Do%E2%95%A0%C3%AAlger-640x360.jpg[/IMG]

Le lastre isolanti in Neopor®, il polistirene espandibile di ultima generazione prodotto da BASF, offrono questi vantaggi, con una prestazione fino al 20% maggiore rispetto a quella di un EPS tradizionale grazie alla presenza di particelle di grafite che ne conferisce il caratteristico colore grigio argentato.

Il successo attraverso la partnership: TermoK8 Fonostop EPS di IVAS

I partner di Neopor®, produttori di materiali e sistemi isolanti, hanno la garanzia di offrire al mercato un prodotto con una materia prima di qualità eccellente. Un esempio è TermoK8 Fonostop EPS di IVAS S.r.l.

TermoK8 è il sistema d’isolamento termico a cappotto specificatamente studiato per la riqualificazione energetica di edifici esistenti e la progettazione di nuovi edifici ad “energia quasi zero”.

Questo sistema è la soluzione ideale per ottemperare con semplicità alle disposizioni normative in materia di efficienza energetica e performance acustiche poiché prevede l’utilizzo di un pannello termoisolante in polistirene espanso sinterizzato con Neopor®, a bassa rigidità dinamica e speciale finitura superficiale, prodotto dall’azienda mantovana L’Isolante S.r.l..
[IMG]http://cdn-media.ingegneri.info/wp-content/uploads/2015/11/Applicazione_TermoK8_IVAS_in-e1447943003939.jpg[/IMG]

La superficie esterna di questa lastra presenta una zigrinatura di 6 mm di profondità che permette di applicare, con pochi passaggi da parte del posatore, almeno 8 mm di intonaco di fondo (pari a circa 10 kg/mq di massa superficiale), caratteristica che rende ancora più efficiente il funzionamento acustico del sistema TermoK8 Fonostop EPS.

Il pannello vanta una eccellente conducibilità termica di 0,031 W/mK e un ottimo potere fonoisolante che deriva da un processo di elasticizzazione controllata della lastra. I valori di rigidità dinamica variano in funzione dello spessore della lastra (≤15 MN/mc per lastre di 80mm, ≤5 MN/mc per lastre di 220mm) e permettono di avere ottime prestazioni acustiche.

TermoK8 Fonostop EPS (con lastra isolante di 120mm), applicato ad una parete di muratura intonacata di 30 cm, conferisce un potere fonoisolante Rw 53 dB.

Un ulteriore vantaggio del sistema TermoK8 è rappresentato dalle finiture riflettenti Plus ad alto TSR (Total Solar Reflect). Questi rivestimenti continui, specificatamente formulati con pigmenti “heat management” di Basf, sono in grado di riflettere maggiormente la radiazione solare e permettono di realizzare finiture scure, anche nere, riducendo il surriscaldamento estivo della facciata. Tale tecnologia contribuisce quindi a diminuire il consumo energetico per raffrescamento e minimizza i rischi di decolorazione e fessurazione nel tempo poiché l’intonaco di finitura ha minori dilatazioni termiche.

Il sistema TermoK8 Fonostop EPS è quindi la soluzione più efficace per garantire con semplicità il raggiungimento di elevati standard di performance sia in fase di costruzione che di ristrutturazione, il massimo risparmio energetico e un eccellente comfort abitativo. Per questo motivo è già stato scelto per la realizzazione di importanti edifici in alcune delle città più importanti d’Italia.

Link

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[Modificato da Etrusco 24/11/2015 17.20]

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30/11/2015 20.25
 
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Su questo sito ci sono tanti utili consigli
www.rifaidate.it/isolamento.asp
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ISOLAMENTO A CAPPOTTO
COMPLANARE AD INCASTRO GUIDATO

PONTAROLO PIASTRELLA

Il cappotto termico è da anni la soluzione più utilizzata per godere di benefici termici con costi più facilmente ammortizzabili in tutti gli interventi di ristrutturazione o laddove sia necessario applicare un isolamento termico.

L’impiego del pannello isolante Spyrogrip permette di realizzare velocemente e regola d’arte il cappotto raggiungendo valori più elevati in termini di trasmittanza termica a parità di spessore di coibentazione.

 

Vantaggi

  • Pannelli perfettamente accoppiati fra loro
  • Complanarità della facciata automatica
  • Senza tasselli o utilizzo in numero minore
  • Alta qualità (stampato, non tagliato)
  • Montaggio facilitato e guidato per velocizzare le fasi di posa
  • In EPS Twinpor con prestazioni energetiche migliorate
  • Migliore trasmittanza termica con spessori contenuti
  • Risparmio di tempo e denaro

 

 

SPYROGRIP NON HA BISOGNO DI TASSELLI

Spyrogrip si presenta con dettagli tecnici innovativi che conferiscono robustezza al collegamento fra pannello di EPS e collante che non avviene più solamente per “adesione” ma anche per “conglobamento”.


Spyrogrip presenta, nella superficie interna dei pannelli, delle scanalature o gole opportunamente profilate con forma ad Ω.

Grazie alla presenza delle gole, la colla, compressa fra muro e pannello, viene costretta ad occupare e ad assumere la forma delle scanalature: in tale modo Spyrogrip e la colla godranno, anche dopo decenni, di un fissaggio “meccanico”, dovuto proprio alla forma delle scanalature, che garantisce un ancoraggio saldo e più sicuro.

Test di laboratorio hanno dimostrato che il collante, aggrappandosi all’interno delle gole, assicura una tenuta 3 volte superiore a quanto richiesto dalla normativa vigente.

Ciò consente di evitare l’utilizzo di tasselli salvo nei casi previsti dalla legge cogente o se atti a sostenere il supporto murario ove questo non sia in buone condizioni e comunque ad utilizzarne in quantitativo minore

 

 

 

SPYROGRIP NON HA BISOGNO DI TASSELLI

In fornitura: Il pannello Spyrogrip è realizzato per stampaggio e viene fornito planare, squadrato e detensionato per la presenza delle gole presenti nell’elemento.

In posa: Spyrogrip necessita della sola colla per l’adesione al supporto di posa, il mutuo aggancio tra pannelli è garantito da un sistema di collegamento a “secco” realizzato da denti maschio-femmina. La perfetta squadratura del pannello e degli agganci fa si che il proseguo della posa riesca velocemente, perfettamente ed automaticamente complanare: è impossibile sbagliare.

In opera e nel tempo: la presenza dei numerosi denti realizza una fitta matrice di aggancio che consente la distribuzione degli sforzi provocati dalle dilatazioni e del sistema isolante al fine di evitare deformazioni che possono portare al distacco dalla parete: una volta montati i vari pannelli Spyrogrip, la parete risulterà come fosse composta da un unico pannello detensionato in quanto i pannelli non sono disaccoppiati. L’assenza di lati od angoli liberi e non solidali al sistema rende la tassellatura di sostegno superflua.

 

LA QUALITÀ DI SPYROGRIP È GARANTITA

Spyrogrip, come tutti i prodotti Pontarolo, è soggetto a numerosi controlli e test di laboratorio. I pannelli Spyrogrip sono dotati di marcatura CE secondo quanto prescritto dalla NORMA UNI EN 13163. È in corso la certificazione del prodotto con marchio IIP UNI per applicazioni ETICS.

 

LA QUALITÀ DI SPYROGRIP È GARANTITA

Gli elementi Spyrogrip sono realizzati in EPS TWINPOR, il polistirolo creato da Pontarolo Engineering, che aumenta le prestazioni termiche del pannello e garantisce la stabilità dimensionale dei pannelli anche durante la posa esposta ai raggi solari. Il colore bicromatico di questo innovativo materiale, inoltre, evita fastidiosi problemi di riverbero che talvolta rendono difficoltoso il lavoro dei posatori.

 

LA QUALITÀ DI SPYROGRIP È GARANTITA

Il cappotto realizzato con Spyrogrip consente il raggiungimento di ottime performance termiche con spessori ridotti di isolamento. A parità di prestazione, si possono quindi ridurre gli spessori delle pareti perimetrali e recuperare volumi abitativi interni.

SPYROGRIP È FACILE DA POSARE

Spyrogrip ha dimensioni 116x60 o 120x40 cm, dimensioni che rendono l’elemento maneggevole ed ergonomico. I denti di aggancio presenti sull’elemento garantiscono una posa sempre corretta, ben salda, veloce e con i pannelli perfettamente complanari a prova di errori di posa. La presenza dei denti, inoltre, “guida” la posa che non necessita di controlli raffinati per la complanarità e quindi, in minor tempo, si posano più pannelli. Spyrogrip presenta delle gole che permettono di distribuire il collante in modo più efficace per una tenuta sicura. Spyrogrip permette una posa in opera semplice e veloce. La presenza dei denti consente un montaggio sfalsato degli elementi, a mattone, con conseguente esecuzione a regola d’arte dell’isolamento termico.

SPYROGRIP TRASPIRA

Spyrogrip è il cappotto realizzato con l’unico polistirolo che traspira: il Polistirene Espanso Siterizzato (EPS). L’EPS utilizzato per Spyrogrip, infatti, subisce un processo produttivo che prevede la saldatura delle perle di polistirene le quali aderiscono le une alle altre per formare il pannello.

Nella fase di saldatura tuttavia le perle lasciano dei micropori sufficienti ad un’adeguata traspirazione che consente, come necessario, l’evacuazione di eventuale condensa interstiziale. Inoltre, il pannello Spyrogrip è realizzato per stampaggio ed è esente da superfici “cauterizzate” tipiche dei prodotti realizzati da taglio con “filo caldo”.

Il calore necessario per effettuare il taglio, scioglie le perle di polistirene e spalma il materiale sciolto creando una superficie “plastificata” che può compromettere la traspirabilità ed in generale la qualità del pannello.

 

 

 

SPYROGRIP È DISPONIBILE IN PIÙ DIMENSIONI

Spyrogrip C

Il pannello per cappotto dalle grandi dimensioni 116x60 cm spessore 10,0 e 12,0 cm che sviluppa 0,70 mq a lastra, facilita e velocizza il lavoro degli operatori. Ideale per tutti i timpi di lavori anche per grandi superfici.


Spyrogrip CK

Il pannello isolante con dimensione 120x40 cm e spessori 6,4 - 9,4 - 12,4 e 18,4 cm che può essere utilizzato congiuntamente al sistema Climablock e Climablock Una Parete.

 

SPYROGRIP È ADATTO A QUALSIASI PROGETTO

I pannelli sono disponibili negli spessori 10,0 e 12,0 cm con dimensioni 116x60 cm e negli spessori 6,4 – 9,4 – 12,4 – 18,4 cm con dimensione 120x40 cm, quindi idonei ad ogni esigenza progettuale ed al raggiungimento dei valori di isolamento termico dell’edificio desiderati.

SPYROGRIP EVITA LE INFILTRAZIONI D’ACQUA

Anche dopo decenni Spyrogrip evita l’ingresso dell’acqua (pioggia battente) che può compromettere prestazioni importanti della parete in termini di isolamento, durata e resistenza strutturale. Il design di Spyrogrip è tale da realizzare una barriera all’acqua che si ottiene con battentature lungo i lati corti.

SPYROGRIP RESISTE A 100 E 150 kPa

Nei casi in cui fosse richiesta maggiore resistenza agli urti, ad esempio nei primi due corsi della facciata da isolare, Spyrogrip è disponibile, oltre che con resistenza a compressione 100 kPa, anche con una resistenza a compressione fino a 150 kPa.

Applicazioni

  • Risanamento pareti esistenti sia libere che controterra
  • Coibentazione edifici pubblici e privati
  • Condomini
  • Isolamento coperture e terrazze
  • Coibentazione solai
  • Isolaemento a soffitto

Fonte...

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Re:
pliskiss, 06/02/2016 22:58:

Etrù ma volevo presentare dei quadri d'epoca e in questo trehad non entra mai niente? Ho scritto tutto l'articolo ma se non entra la foto del quadro non conta un cazzo. [SM=x44473]




nonsoloprogrammi.net/migliori-siti-di-hosting-immagini-e-fot...

prova con uno di questi siti, carichi le immagini e poi devi solo copiare l'indirizzo che appare dopo averle caricate. [SM=x44462]
[Modificato da riccardo60 07/02/2016 00.25]
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È ora di fare chiarezza, una volta per tutte, sulla “leggenda metropolitana”
secondo la quale una casa deve respirare attraverso i muri.
La cosa assurda è che mi sento dire queste cose anche da rappresentanti
di ditte edili e colleghi, o presunti tali.

Quante volte ti hanno detto di usare determinate pitture per permettere alle
pareti di respirare? Di tanto in tanto sento anche qualcuno che sconsiglia il
cappotto per evitare che il muro “soffochi” e che si formi la muffa nell'interno...

Purtroppo questa errata credenza porta a commettere errori molto gravi
soprattutto in fase di ristrutturazione. Perché?

Perché si ricorre all'uso di materiali spesso non adatti a soddisfare le “esigenze”
dello stato di fatto, oppure si ristrutturano o si sostituiscono alcuni componenti
dell'involucro deteriorati o obsoleti con altri moderni e ad alte prestazioni, per
poi ritrovarsi in una situazione anche peggiore dello stato precedente, a causa
della sopraggiunta umidità sui muri.

La situazione più classica è la sostituzione degli infissi, soprattutto se fatta senza
un'indagine preventiva di quelli che sono gli equilibri termici dei vari ambienti in
relazione alle stratigrafie dei muri.

In questo articolo capirai finalmente che non esiste, così come non è mai esistito,
il muro che respira
.

 

Far arieggiare la casa è una cosa, avere il muro che respira è un'altra

Far areare o arieggiare la casa significa far cambiare l'aria negli ambienti.
Il modo più semplice per ottenere il ricambio d'aria è aprire le finestre. Solo in questo senso la casa respira.

Questo poi non è certo il modo più intelligente di cambiare aria, anche se non richiede alcun investimento.
Insieme alla condensa e all'aria viziata, infatti, si butta fuori anche calore d'inverno.
Viceversa d'estate si fa entrare calore.

Il modo intelligente (non economico solo in fase d'investimento iniziale, ma poi certamente meno costoso e molto funzionale)
è quello di installare una ventilazione meccanica controllata.

È fondamentale capire che per una casa la tenuta all'aria, ossia la capacità dell'involucro di non avere perdite di aria,
che con sé disperde anche calore, è di vitale importanza se si vogliono ottenere certi standard di consumi e di comfort.

A riprova di questo, sappi che per certificare un'abitazione “CasaClima” è necessario proprio fare un test di tenuta all'aria,
il Blower-Door-Test, di cui parlerò prossimamente.

Esistono certamente materiali permeabili anche all'aria, ma non è intelligente né utile applicarli per le costruzioni
o per le ristrutturazioni. E questo non avveniva nemmeno per le costruzioni di 50 anni fa. Gli intonaci, infatti,
non sono permeabili al vento.   

E allora perché anche molte ditte, anche su internet, parlano di muri che respirano?

Ti rispondo con una domanda: hai mai pensato che tali ditte hanno tutto l'interesse di venderti il loro prodotto?
Salvo alcuni casi di sistemi adatti alle pareti ventilate, che sono altra cosa e prevedono comunque un isolamento a tenuta,
la maggior parte di questi prodotti sono "fuffa".

 

Il muro piuttosto traspira, ossia permette il passaggio di vapore (umidità)

I materiali di cui è costituita la stratigrafia di un muro vengono contraddistinti, oltre che per conducibilità, inerzia termica,
massa, anche dalla cosiddetta traspirabilità, la resistenza alla diffusione del vapore acqueo.

Nota che non è la stessa cosa parlare di diffusione del vapore attraverso un muro e passaggio di aria.
E nota anche che la diffusione al vapore non significa avere un muro permeabile all'acqua! Le molecole di acqua (stato liquido)
sono molto più grandi di quelle del vapore. In questo caso è un po' quello che succede con un setaccio a maglie strette,
in cui faccio passare la sabbia ma non piccole pietre.

Il coefficiente di resistenza al passaggio del vapore, indicato con la lettera greca μ, è  riferito ad uno specifico materiale;
μ indica quante volte il materiale in questione è meno diffusivo (traspirante) rispetto all'aria a parità di spessore e di condizioni termiche.
Per l'aria in condizioni stazionarie μ = 1.

La traspirabilità è in genere correlata alla porosità del materiale.

Per darti un idea, ecco alcuni esempi, relativamente alla traspirabilità µ:

  • intonaco di gesso                7
  • malta di calce naturale         5 - 10
  • muratura di mattoni            10 - 15
  • malta di cemento               18 - 35
  • cemento armato                 35 - 70
  • polistirene espanso (EPS)    80 - 300
  • fogli di PVC                       > 20.000

Pare evidente che un cappotto in EPS sia molto meno traspirante di una muratura in mattoni...

E allora niente cappotto?

Alt. Al di là del fatto che il cappotto può essere realizzato con diversi materiali, prima di prendere decisioni affrettate
e soprattutto sbagliate, fatti questa domanda.

 

Ma quanto vapore acqueo passa attraverso il muro?

Fonte: La mia CasaClima di N. LantschnerÈ stato calcolato in seguito ad un esperimento che solo l'1-2% dell'umidità formatasi in casa (dovuta alle attività e agli usi del bagno e della cucina in particolare) viene smaltita per diffusione dalle pareti. Il 98-99% di quest'aria "viziata" viene smaltito attraverso la ventilazione, naturale o meccanica che sia.

In pratica sarebbe già sufficiente tenere le finestre aperte per un quarto d'ora ogni due ore, per avere gli ambienti interni sempre correttamente aerati. Questo poi ovviamente comporterebbe anche un raffreddamento degli ambienti interni, non voluto...

È comunque un errore quello di pensare che l'umidità possa passare indisturbata attraverso il muro seguendo un flusso costante da un lato all'altro. Ciò che avviene più spesso, invece, è questo.

 

La parete assorbe una piccolissima quantità di umidità, quando l'ambiente ne contiene una quantità superiore alla norma, e la ricede quando le condizioni ambientali interne tornano ai valori normali, per
esempio a seguito di ventilazione (naturale o meccanica).

 

Nelle case più vecchie, intonacate ad esempio con il gesso, vi è un parziale assorbimento dell'umidità da parte dell'intonaco. Questa umidità poi viene rilasciata, grazie al fatto che c'è maggiore ventilazione negli ambienti dovuta agli spifferi.

Il muro si comporta come una camera di compensazione. Tale umidità viene per lo più restituita dal lato da cui è stata assorbita (quello interno, nel nostro caso); in alcuni casi, invece, l'obiettivo può essere proprio quello di far passare verso l'esterno questa quantità di vapore, proprio per evitare condensa interstiziale.

In pratica l'ambiente non arrivava mai a saturazione, e la parete riesce a smaltire l'umidità prima che si arrivi al punto di condensazione.

La formazione della condensa in uno strato della parete avviene quando il valore di pressione parziale (Pr) risulta maggiore di quello della pressione di saturazione (Ps)
(diagramma di Glaser)

Ok, è un concetto un po' ostico da capire, soprattutto se non si hanno conoscenze di base di termodinamica. Ma più che capire il principio fisico, preoccupati di capire come non avere umidità in eccesso e come mantenere i muri interni caldi.

Un muro internamente umido è un muro ammalorato, ed è anche un pericolo per la struttura. Un tipico esempio di muro che assorbe umidità lo si ha nel caso dell'umidità di risalita (proprio perché non c'è un isolamento adeguato verso il terreno).

 

Qual è il rimedio intelligente per non avere più problemi di umidità?

Se hai da poco effettuate delle ristrutturazioni della casa, se hai sostituito gli infissi, ad esempio, è probabile che abbia notato maggiore umidità e presenza di muffe in alcuni angoli della casa. Devi riportare la casa in equilibrio termico.

Puoi pensare di installare un impianto di ventilazione meccanica.

In ogni caso, che ti piaccia o no, non puoi smaltire tutta l'umidità interna attraverso i muri.  

Aggiungi che, se la temperatura sulla parete interna è inferiore ai 13°C d'inverno, avrai condensa!

Un sistema a cappotto termico potrebbe fare al caso tuo.

 

Il cappotto, opportunamente dimensionato, innalzerà la temperatura interna della parete, evitando condense e successive muffe.   

 

Ma rimettere in equilibrio termico una casa significa studiare una stratigrafia del muro esterno (in realtà anche tetto e solai, ma per ora prendiamo come riferimento solo i muri perimetrali), valutare attentamente quanta umidità di forma, dove può condensare, se eventualmente intervenire con un freno al vapore, se integrare l'involucro con uno o più impianti, come dimensionare questi impianti, ecc. 

Se invece stai per acquistare una casa, nuova o da ristrutturare, be'... agisci subito, prima di fare danni.

 

Quindi...

Quando si parla di traspirazione della parete, si intende la capacità che i vari strati che la compongono hanno di assorbire e poi ricedere all'ambiente una certa quantità (piccola) di umidità.

Pensare che il flusso di vapor acqueo passi sistematicamente e con continuità da parte a parte è un errore, e non è l'effetto voluto.

La traspirabilità è una caratteristica voluta in quanto i material i coinvolti sono maggiormente "duttili" alle condizioni termo-igrometriche. Quindi:

 

traspirabilità non vuol dire muri umidi nell'interno

 

Per un lavoro di ristrutturazione o di riqualificazione energetica, è fondamentale eliminare eventuali umidità interne ai muri, prima di fare qualsiasi cappotto. Il tecnico esperto può rilevare mediante diverse diagnosi, invasive e non, questi problemi e proporre le adeguate soluzioni. Il fai-da-te è inutile e dannoso.

L'unico modo per risolvere i problemi di umidità e condensa negli ambienti, assieme a un buon pacchetto isolante, rimane solo ed esclusivamente l'adeguata ventilazione. 

Quello che devi capire è che, se non hai competenze specifiche, non puoi risolvere il problema di casa tua semplicemente mettendo un cappotto di spessore e materiale qualsiasi. Oltretutto, gli elementi da bilanciare sono diversi. 

Poi non lamentarti se, dopo aver speso tanti soldi per la ristrutturazione, scopri che hai più condensa di prima...

Fonte


[Modificato da Etrusco 10/02/2016 11.56]

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Trasmittanza termica dei cassonetti: un po' di chiarezza
Negli ultimi mesi i serramentisti hanno richiesto informazioni circa il prodotto cassonetto
Sabato 13 Febbraio 2016
 

Risponde LegnoLegno, Consorzio Nazionale Serramentisti


 Il cassonetto coprirullo ad oggi non è un prodotto soggetto a marcatura CE; tuttavia già da alcuni anni il mercato sta richiedendo
performance termiche ed acustiche sul prodotto, anche se non vi erano reali obblighi normativi.

I Decreti Energetici di luglio 2015, entrati in vigore a partire dal 1° ottobre, stabiliscono che per gli interventi di riqualificazione energetica
(tra cui la sostituzione dei serramenti) il valore da rispettare di U deve essere di finestra comprensiva di cassonetto.
Diventa quindi obbligatorio, negli interventi in cui vengono sostituiti o coibentati anche i cassonetti, poter disporre
del valore di isolamento termico anche di questi ultimi.


 
La trasmittanza termica del cassonetto (Usb) viene determinata tramite calcolo secondo la norma UNI EN ISO 10077-2.
In condizioni particolari, potrebbe rendersi necessario anche quantificare il ponte termico esistente tra finestra e cassonetto.

Il valore complessivo di finestra e cassonetto (U) può essere poi determinato con il calcolo della media ponderata considerando
le superfici e le trasmittanze termiche di finestre e cassonetti oggetto dell’intervento. Il valore complessivo di trasmittanza termica
dovrà risultare inferiore o uguale all indicazioni legislative, in funzione della zona climatica dell’intervento di riqualificazione.

Fonte: Casa & Clima

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Isolamento di eccellenza per l'intero involucro - Qualità energetica certificata: Classe A+ e CasaClima Gold




Stiferite per la prima casa certificata CasaClima Gold nel Lazio


Il Villino Brenca di Anguillara Sabazia (RM) è la prima realizzazione nel Lazio ad ottenere il prestigioso riconoscimento in classe Gold, grazie ad un indice termico di 6 kWh/m²a. Per le scelte che hanno coinvolto tutte le strutture opache dell'edificio sono stati utilizzati i pannelli in schiuma polyiso prodotti dalla società Stiferite di Padova

I prodotti STIFERITE utilizzati

Per l'isolamento delle pareti perimetrali in intercapedine
 STIFERITE GT


Pannello termoisolante in schiuma polyiso, espansa senza l’impiego di CFC o HCFC, rivestito su entrambe le facce con lo speciale rivestimento Duotwin®. 
Il pannello GT è indicato per coperture a falde, coperture piane sotto massetto o con membrane sintetiche o bituminose incollate, pareti perimetrali, pavimenti civili e industriali.

Per l'isolamento del solaio e gli interpiani
  STIFERITE GTE


Pannello termoisolante in schiuma polyiso, espansa senza l’impiego di CFC o HCFC, con un rivestimento gas impermeabile di alluminio multistrato rinforzato su una delle due facce con rete di vetro. 
Il pannello GTE è indicato per coperture a falde o piane sotto manti sintetici, pareti, anche con soluzioni a facciata ventilata, pavimenti, anche radianti e per le applicazioni che richiedono uno schermo al vapore.

Per l'isolamento della copertura in legno
   STIFERITE ISOVENTILATO


Pannello termoisolante in schiuma polyiso, espansa senza l’impiego di CFC o HCFC, con un rivestimento gas impermeabile di alluminio multistrato rinforzato su una delle due facce con rete di vetro. 
Il pannello GTE è indicato per coperture a falde o piane sotto manti sintetici, pareti, anche con soluzioni a facciata ventilata, pavimenti, anche radianti e per le applicazioni che richiedono uno schermo al vapore.

Link per maggiori info...
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News / Edilizia

La coibentazione edilizia dal punto di vista del progettista termotecnico


L'efficienza energetica di un edificio non è solo 'questione di caldaia':
una buona coibentazione permette di limitare le dispersioni termiche.
I consigli del progettista termotecnico





MATERIALI ISOLANTI




Una buona coibentazione consente, infatti, di limitare le dispersioni termiche dell’ambiente interno verso l’esterno.

La riduzione del fabbisogno di potenza termica consente l’impiego di terminali di emissione funzionanti a bassa temperatura, come, ad esempio, i pannelli radianti a pavimento.

Nelle costruzioni termicamente performanti trovano particolare applicazione i moderni generatori di calore: le pompe di calore impiegate singolarmente o in abbinamento a caldaie a condensazione.

La progettazione dell’involucro assume particolare importanza per consentire un buon comfort termico degli occupanti, ma anche per ridurre le dispersioni termiche e di conseguenza ottenere un reale risparmio energetico.

Il punto di partenza è la trasmittanza termica espressa in W/m2k che rappresenta la quantità di calore che attraversa 1m2 di parete per una differenza di 1 grado.
La trasmittanza termica è l’inverso della resistenza termica.
Minore è il valore di trasmittanza termica maggiore sarà il livello di isolamento e viceversa.

Per far sì che una data parete raggiunga il valore ottimale di trasmittanza termica (magari in conformità al limite fissato per legge) occorre prendere in considerazione il coefficiente lambda del materiale coibente scelto e variarne lo spessore per aumentare la resistenza termica della parete e di conseguenza diminuire la trasmittanza termica.

Particolare attenzione deve essere fatta all’eventuale formazione di condensa all’interno degli strati che compongono la parete.

A tal proposito occorre valutare accuratamente la compatibilità dei materiali scelti analizzando in dettaglio la permeabilità.

Con l’ausilio del diagramma di Glaser è possibile valutare per ogni mese che compone l’anno solare l’andamento della temperatura nei singoli strati, della pressione parziale del vapore acqueo e la pressione di saturazione del vapore.

La formazione di condensa interstiziale si ha quando la pressione di saturazione del vapore interseca la pressione parziale del vapore.

Qualora il diagramma di Glaser evidenzi la probabile formazione di condensa interstiziale occorre prevedere un freno al vapore ovvero l’installazione di un materiale (come ad esempio polietilene PE) che funga da barriera al vapore.

Una buona progettazione, tuttavia, deve prendere in considerazione diversi aspetti che vanno oltre il semplice concetto di isolamento termico.
A determinare il comfort concorre anche lo sfasamento termico specie nel periodo estivo.
Lo sfasamento termico, espresso in H, rappresenta il ritardo temporale tra due condizioni: il momento in cui la superficie esterna della parete raggiunge la temperatura massima e il momento in cui la superficie interna raggiunge la temperatura massima.

In pratica, nel periodo estivo quando all’esterno si hanno temperature elevate un buon sfasamento termico (circa 12 h) consente di ritardare l’andamento dell’onda termica da esterno ad interno.
Lo sfasamento termico aumenta utilizzando materiali edilizi aventi elevata capacità termica.

La buona progettazione dell’involucro deve prendere in considerazione anche l’aspetto acustico: è un aspetto molto importante in quanto oggi il rumore è considerato una vera propria forma di inquinamento.

A tal proposito, occorre evidenziare come alcuni materiali isolanti ottimi in campo termico non necessariamente lo siano in campo acustico.

Il progettista deve, quindi, valutare una molteplicità di fattori trovando il giusto compromesso per consentire sia un’efficienza termica sotto tutti i fronti che acustica.

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Studiare la condensazione interstiziale con il metodo di Glaser: un esempio di calcolo


I fenomeni di condensazione interstiziale vengono studiati con un metodo descritto nella UNI EN ISO 13788 e chiamato “di Glaser”. Ecco come funziona il calcolo






Distribuzione della temperatura critica (cerchi) e di progetto (rombi) lungo tutta la sezione di una parete. Dal confronto grafico è possibile valutare a colpo d’occhio il rischio di condensazione: se le linee non si toccano il rischio è assente, se le linee si toccano il rischio è presente. Il metodo di Glaser si basa sullo stesso principio rappresentando però il confronto tra pressione di saturazione e pressione di vapore nell’interfaccia.



Distribuzione della temperatura critica (cerchi) e di progetto (rombi) lungo tutta la sezione di una parete. Dal confronto grafico è possibile valutare a colpo d’occhio il rischio di condensazione: se le linee non si toccano il rischio è assente, se le linee si toccano il rischio è presente. Il metodo di Glaser si basa sullo stesso principio rappresentando però il confronto tra pressione di saturazione e pressione di vapore nell’interfaccia.


Per studiare i fenomeni di condensazione interstiziale viene impiegato un metodo semplificato descritto nella UNI EN ISO 13788 comunemente denominato “metodo di Glaser”. Il metodo consente, fissate le condizioni termoigrometriche interne ed esterne, di verificare se in una struttura piana, supposta inizialmente asciutta, possa verificarsi condensazione di vapore.

In assenza di fenomeni di condensazione all’interno della struttura, l’andamento della pressione di vapore attraverso gli strati di una struttura è sempre una funzione lineare della resistenza.
Se durante il processo di trasmissione del vapore, in qualche punto si raggiungono condizioni di saturazione, si può avere condensazione del vapore e formazione di acqua liquida.
Secondo il metodo di Glaser, I’andamento della pressione di vapore in una qualunque parete può essere stabilito, anche nel caso di formazione di condensa, mediante un semplice procedimento grafico. La figura e l’esempio riportati esemplificano l’applicazione del metodo.

Leggi anche: La migrazione del vapore nelle strutture edilizie

Analizziamo la figura di copertina: l’esempio mostra per una data stratigrafia il confronto fra temperatura critica (cerchio) e temperatura di progetto (rombo) su ogni interfaccia.
Nei capitoli precedenti ci siamo concentrati sull’analisi delle condizioni di rischio di condensazione per la superficie interna di una struttura. Ora estendendo la stessa analisi per tutte le interfacce della stratigrafia si possono ottenere due linee rappresentanti l’andamento delle temperature critiche (cerchio) e di progetto (rombo) lungo tutta la sezione.
La rappresentazione grafica di queste linee ci aiuta a valutare il rischio di condensazione interstiziale: se le curve non si toccano significa che le condizioni di progetto sono migliori di quelle critiche, mentre se le curve hanno un punto di contatto significa che in quella interfaccia le condizioni di progetto coincidono con quelle critiche e quindi si verifica la condensazione.
Il metodo di Glaser utilizza lo stesso principio (ovvero l’idea del confronto tra una curva critica e una curva di progetto) riportato però in termini di pressione. La curva critica è rappresentata dall’andamento della pressione di saturazione, mentre quella di progetto dall’andamento della pressione nell’interfaccia.

Esempio di calcolo: valutazione del rischio di condensazione interstiziale
Il rischio di condensazione interstiziale valutato secondo il metodo di Glaser prevede il confronto fra l’andamento della pressione di saturazione e di vapore lungo gli strati della struttura. Per costruire questo andamento è necessario conoscere anche la distribuzione delle temperature di progetto nelle interfacce.

1 – Dati di partenza
Stratigrafia:

Grafico 1

Caratteristiche dei materiali:

  Spessore Resistenza termica Permeabilità al vapore
Struttura in laterizi 0.30 m 0.940 m2K/W 9.38 10-12 kg/msPa
Pannello isolante 0.08 m 1.818 m2K/W 6.25 10-12 kg/msPa
Struttura in C.A. 0.20 m 0.189 m2K/W 1.97 10-12 kg/msPa

Località : Milano Mese: Gennaio
Temperatura media mensile dell’aria esterna di gennaio, Te: 1.7°C
Pressione media mensile esterna di gennaio: 590 Pa
Temperatura dell’aria interna, Ti: 20°C.
Pressione interna: 1519 Pa

2 – Distribuzione delle temperature di progetto
La temperatura in una interfaccia n si ricava con la seguente formula:

tabella_glaser_1

Da cui otteniamo:

tabella_glaser_2

3 – Distribuzione della pressione di saturazione
La pressione di saturazione si ricava applicando la formula per le temperature trovate al punto precedente [1.2]:

tabella_glaser_3

4 – Distribuzione della pressione di vapore
La pressione di vapore per una interfaccia n si ricava con la seguente formula:

tabella_glaser_4

Da cui otteniamo:

tabella_glaser_5

5 – Confronto col metodo di Glaser
Dai risultati calcolati ai precedenti punti 2, 3 e 4 si ottengono i seguenti grafici:

Grafico 2

Dal grafico di destra si può notare come le linee della pressione di saturazione e quella della pressione dell’interfaccia non si intersecano: questa è la rappresentazione grafica dell’assenza di rischio di condensazione interstiziale.

6 – Calcolo della quantità condensata (o rievaporata)
Nel caso il metodo sopra descritto avesse portato a identificare un piano di condensazione la struttura sarebbe risultata non verificata in accordo con il D.M. 26 giugno 2015.
Su questo tema la norma tecnica consente in realtà di valutare la quantità di vapore condensata ed evaporata mese per mese.
Il flusso di vapore che condensa è dato dalla differenza tra la quantità di vapore che giunge all’interfaccia di condensazione e quella trasportata oltre questa. La quantità di vapore che si sposta tra due punti a differente pressione di vapore è data da:

tabella_glaser_6

dove:
g flusso (o portata specifica) di vapore [kg/m2s]
Pvap1 pressione di vapore nel primo punto [Pa]
Pvap2 pressione di vapore nel secondo punto [Pa]
Rvap tot resistenza al passaggio di vapore della struttura compresa tra i due punti

Da questa formula si ricava:
dall’interno verso il piano di condensazione:

tabella_glaser_7

dal piano di condensazione verso l’esterno:

tabella_glaser_8

con
R’vap resistenza al vapore degli strati dall’interno fino al piano di condensazione
R”vap resistenza al vapore degli strati dal piano di condensazione all’esterno

Dalla differenza dei due valori g’ e g’’ moltiplicata per la lunghezza del mese analizzato si ottiene la quantità di condensa accumulata.
Il calcolo va ripetuto per tutti i mesi dell’anno; il risultato va poi confrontato rispetto alle indicazioni di legge ovvero:
– rievaporazione totale della condensa accumulata entro i 12 mesi di calcolo;
– formazione di condensa entro i limiti e comunque non oltre i 500 g/m2.

Analisi della stratigrafia: suddivisione in strati omogeni
La norma UNI EN ISO 13788 raccomanda di suddividere, in una struttura, gli strati di resistenza termica superiore a 0.25 m2k/W in tanti strati di resistenza massima appunto di 0.25 m2k/W.
Questo dà la possibilità di raffinare la verifica, individuando anche gli eventuali accumuli di condensa all’interno di uno strato (tipicamente dell’isolante) e non solo sulle interfacce. I risultati ottenuti da un calcolo così fatto permettono di “vedere” condensazioni altrimenti non individuabili.

L’articolo è tratto da “Muffa, condensa e ponti termici”, uno dei sei volumi realizzati da Anit – Associazione nazionale per l’isolamento termico e acustico. Per richiedere i volumi, clicca qui.

Leggi anche: Schermi e membrane traspiranti sintetiche: come classificare?

Fonte - Copyright © - Riproduzione riservata
[Modificato da Etrusco 13/07/2016 22.41]

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