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Cellulari e tumori, sentenza storica che dimostra la correlazione

Ultimo Aggiornamento: 04/05/2017 09.49
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Cellulari e tumori. La sentenza storica dell'Italia: "C'è un legame"


LA SENTENZA


Il Tribunale di Ivrea ha riconosciuto, per la prima volta al mondo,
un nesso causale fra l'utilizzo errato del telefono e una malattia invalidante.

Un dipendente Telecom affetto da neurinoma acustico sarà risarcito con una rendita vitalizia da 500 euro al mese.
Ma l'Oms precisa: "Campi elettromagnetici possibili cancerogeni. Ma nessuna evidenza di effetti avversi dall'esposizione"

di Andrea Frollà

“Per la prima volta al mondo una sentenza di primo grado ha riconosciuto un nesso causale tra l'uso scorretto del cellulare e il tumore al cervello”. Gli avvocati torinesi Renato Ambrosio e Stefano Bertone commentano così la sentenza del Tribunale di Ivrea che ha previsto per un lavoratore di Telecom una rendita vitalizia da malattia professionale.

La vicenda riguarda Roberto Romeo, a cui è stato diagnosticato 7 anni fa un neurinoma dell'acustico, un tumore benigno comunque invalidante, che secondo i giudici è stato causato dall’uso prolungato del cellulare. “Per quindici anni ho utilizzato il telefono cellulare anche 3-4 ore al giorno, a casa e in macchina, senza gli auricolari. Poi, nel 2010, ho cominciato ad avvertire una persistente sensazione di orecchie tappate e mi è stato diagnosticato un neurinoma al cervello – racconta Romeo - Ho subito l'asportazione del nervo acustico e oggi non sento più dall'orecchio destro”.

La sentenza emessa dal Tribunale di Ivrea ha previsto per il lavoratore una rendita vitalizia da malattia professionale, che sarà corrisposta dall’Inail. Il consulente tecnico d'ufficio nominato dal giudice del lavoro di Ivrea ha infatti riconosciuto a Romeo un danno biologico permanente del 23%, che sarà risarcito con un’indennità di circa 500 euro al mese per tutta la vita della vittima.

La sentenza ha monopolizzato in pochi minuti il dibattito in Rete, in particolare sui social network. E sulla vicenda è intervenuta anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ricordando il “gran numero di studi condotti negli ultimi vent'anni per capire se l'uso del telefonino rappresenta un rischio potenziale per la salute umana. Ma al momento non sono stati provati effetti avversi” provocati dall'impiego del cellulare. L’Oms precisa che gli studi finora hanno indagato gli effetti dei campi a radiofrequenza su attività elettrica del cervello, funzione cognitiva, sonno, battito cardiaco, pressione e tumori, sottolineando che il gruppo di esperti dell'International Agency for Research on Cancer (Iarc) dell'Organizzazione mondiale della sanità ha classificato nel 2011 i campi elettromagnetici a radiofrequenza quali "possibili cancerogeni" per l'uomo (gruppo 2B).

Il gruppo di lavoro - 31 scienziati di 14 Paesi - aveva concluso che l'analisi dell'uso dei telefoni cellulari per oltre 10 anni non aveva dimostrato un aumento del rischio di glioma o meningioma, ma per gli esperti Oms c'erano “alcune indicazioni di un aumento del rischio di glioma” per i super-utenti che stanno per ore e ore al giorno al telefonino. Le evidenze al momento disponibili, precisava la Iarc, sono limitate a queste due neoplasie.

Potrebbero dunque esserci rischi legati all'uso dei cellulari ma, aggiunge l’Oms, occorre continuare a monitorare con attenzione il legame fra telefonini e tumori. Nell'attesa di ulteriori dati, la raccomandazione degli esperti Iarc era quella di ridurre l'esposizione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza, per esempio utilizzando gli auricolari o preferendo gli sms alle telefonate. Una raccomandazione ribadita dall'Oms, che sottolinea l'aumento in questi anni dell'uso del telefonino, anche da parte di gruppi vulnerabili come ad esempio i giovanissimi. Attualmente l’Organizzazione mondiale della sanità sta realizzando anche indagini su bambini e adolescenti. “Al momento nessuno studio suggerisce una evidenza consistente di eventi avversi per la salute dall'esposizione” alle onde dei telefonini, ricorda infine l'Oms, concludendo anche che gli studi sugli animali non hanno mostrato un “aumento di rischio di tumori dall'esposizione a lungo termine”.

Anche Carmine Pinto, presidente dell'Aiom, l'associazione italiana di oncologia medica, sottolinea l’assenza di evidenze scientifiche circa un rapporto causa-effetto fra l’uso del cellulare e l’incidenza del cancro. “Non conosco la sentenza - premette Pinto commentando all'Agi la sentenza del tribunale di Ivrea - ma posso dire che in 20 anni la letteratura scientifica non ha prodotto evidenze certe sulla correlazione tra cellulari e cancro, ci sono diversi studi contraddittori, non esaustivi”. Il punto, ricorda l'oncologo, è che i cellulari emettono campi elettromagnetici a bassa frequenza, e “su questi campi non ci sono studi completi. Non ci sono prove che anche basse frequenze riescano a influire sui neuroni tanto da provocare un cancro cerebrale”. Anche perché, prosegue, “dal momento che l'irradiamento di questo tipo di campi è molto tenue, ci vogliono 30 anni per poter valutare in maniera attendibile i possibili effetti sul cervello. Senza contare che in questi decenni la tecnologia è enormemente cambiata ed è difficile fare comparazioni”.

Il Codacons commenta il provvedimento dei giudici chiedendo di Inserire indicazioni e avvertenze sui cellulari circa i rischi per la salute umana, al pari di quanto avviene per le sigarette. “Questa sentenza apre la strada alla class action che attualmente il Codacons sta studiando in favore di tutti i possessori di telefoni cellulari, per i rischi alla salute corsi attraverso l'utilizzo dei telefonini - spiega il presidente Carlo Rienzi - Una azione collettiva che vedrà tra i destinatari anche l'Inail, che ancora non ha inserito tra le malattie professionali quelle causate dall'uso dei cellulari”. Intanto, aggiunge Rienzi, “attendiamo la decisione del Tar sul nostro ricorso volto ad ottenere avvertenze sulle confezioni del telefonini circa i rischi per la salute umana, al pari delle indicazioni presenti sui pacchetti di sigarette”.

Fonte: Corriere Comunicazioni


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Ma come? Ancora non era assodato che l'uso intenso e scorretto dei cellulari nuoce alla salute?
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Si sospettava, si sono anche fatte diverse ricerche sull'argomento, ma nessuna è arrivata fino in fondo a dimostrare e quantificare la nocività, nessuna eccetto uno studio russo, che però avendo eseguito i test e le analisi in maniera non condivisa dalla comunità scientifica europea non è stato riconosciuto come documento ufficialmente valido.

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Re:
Etrusco, 21/04/2017 18.16:

Si sospettava, si sono anche fatte diverse ricerche sull'argomento, ma nessuna è arrivata fino in fondo a dimostrare e quantificare la nocività, nessuna eccetto uno studio russo, che però avendo eseguito i test e le analisi in maniera non condivisa dalla comunità scientifica europea non è stato riconosciuto come documento ufficialmente valido.




Cioè? Tradotto in soldoni cosa significa? Che le lobby delle comunicazioni, costruttori di cellulari e gestori telefonici sono riusciti a pilotare le ricerche in modo che non dessero nessun risultato allarmante sull'uso dei cellulari?
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Ma ormai saranno almeno 4 anni che è raro vedere qualcuno col cellulare attaccato all'orecchio per più di 10 minuti... adesso ci sono gli smartphone che si usano quasi esclusivamente per le app, tanta gente tiene la suoneria sempre silenziosa, quei pochi dinosauri rimasti che ancora utilizzano il telefonino per parlare usano il vivavoce incorporato nella macchina o l'auricolare bluetooth
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mercoledì 15 giugno 2011


 


 

 



Elettrosmog, cosa dice la scienza in Italia


Che correlazione c'è tra emissioni elettromagnetiche e disfunzioni biologiche? Qual è lo stato della ricerca scientifica? Quali gli strumenti legislativi? Se ne è parlato a un convegno organizzato da A.M.I.C.A.


 


Roma - Si è svolto presso la Sala delle Conferenze di Palazzo Marini a Roma il convegno dal titolo "Telefonia mobile, Wi-Fi e Wi-Max: un pericolo per la salute?", organizzato dall'Associazione malattie da intossicazione cronica e/o ambientale (A.M.I.C.A.). Una giornata di confronto tra scienziati, avvocati, volontari ambientalisti e rappresentanti delle istituzioni per fare il punto sui rischi per la salute connessi ai dispositivi mobili e alle radiofrequenze. Una carrellata di interventi di spessore scientifico e giuridico dai quali sono emerse due conclusioni fondamentali: la necessità di continuare e incrementare gli studi indipendenti, l'urgenza che i soggetti politici affrontino seriamente e concretamente il problema.

La prima sessione di interventi, volta a scandagliare le evidenze scientifiche sul rischio connesso all'esposizione ai campi elettromagnetici delle comunicazioni wireless, ha dato spazio alla presentazione di ricerche di carattere sperimentale ed epidemiologico condotte da scienziati italiani e internazionali.

Fiorenzo Marinelli, ricercatore dell'Istituto di Genetica Molecolare presso il CNR di Bologna, ha illustrato i risultati degli studi in vitro e in ambiente per evidenziare l'interazione tra WiFi, radar e telefoni mobili con la vitalità cellulare. Gli esperimenti relativi alla rete wireless hanno mostrato che l'irradiamento del sistema cellulare ha provocato la diminuzione delle cellule vitali e l'aumento di quelle cancerose a partire da un'ora di esposizione. Gli effetti biologici documentati relativi alle radiofrequenze e alle microonde hanno segnalato danni al DNA, ai cromosomi, produzione di radicali liberi, l'alterazione dei neurotrasmettitori, invecchiamento precoce, perdita di memoria e la comparsa di alcune allergie. L'indagine epidemiologica condotta nel comune di Potenza Apicena (originata dalla presenza di un'epidemiologia misconosciuta che colpiva le persone esposte a onde elettromagnetiche) ha dimostrato, evidenzia Marinelli, che l'esposizione a radar produce la devitalizzazione cellulare dopo 24-48 ore. Il ricercatore, tuttavia, ha altresì espresso l'esigenza di compiere studi più approfonditi allo scopo di osservare il nesso di causalità tra esposizione e malattie rilevate (tumore al seno, alla tiroide, autismo, leucemie ecc). Secondo Marinelli, inoltre, il Tasso di assorbimento specifico o SAR, vale a dire il sistema di misurazione utilizzato per calcolare la percentuale di energia elettromagnetica assorbita dal corpo umano in condizioni di esposizione a un campo elettromagnetico a radiofrequenza, risulta di "un'approssimazione estrema".Dal canto suo Settimio Grimaldi, del CNR di Roma, si è impegnato a dimostrare e spiegare le basi teoriche e biologiche del danno da esposizione ai campi elettromagnetici. Secondo il biofisico, gli effetti provocati da questi ultimi sono di tipo biologico oltre che termico; in particolare, si rendono rilevanti le conseguenze nocive sul sistema nervoso centrale, le cui proteine, rese mal funzionanti, si legano al sopraggiungere di patologie quali demenza senile e schizofrenia.

La dottoressa Valeria Pacifico, dell'Istituto Dermopatico dell'Immacolata, ha invece analizzato lo stress ossidativo in relazione alle radiazioni non ossidanti. Monitorando un campione di 541 pazienti elettrosensibili, è stato evidenziato che, a oggi, non sono ancora stati identificati i marcatori utili a definire criteri diagnostici, quindi le linee terapeutiche volte alla cura delle disfunzioni. Al momento è soltanto ipotizzato che la vicinanza e l'utilizzo di videoterminali, cellulari, telefoni cordless e altri apparecchi elettromagnetici siano la causa delle disfunzioni a livello chimico e metabolico rilevate. Il paziente, dunque, non ha altra scelta che eliminare ciò che considera essere il fattore scatenante dei propri malesseri, con un peggioramento evidente della qualità di vita.

Una dei richiami più interessanti e incalzanti della giornata è arrivato dal dottor Ernesto Burgio, presidente dell'Associazione Internazionale Medici per l'Ambiente (ISDE), il quale ha espresso a gran voce la necessità di elaborare modelli biologici, genetici ed epigenetici invece che fisici per lo studio dell'elettrosensibilità, poiché il modello lineare elaborato dai fisici non ha attinenza alcuna con gli studi epidemiologici. In questo modo, sostiene Burgio, da Hiroshima a Chernobyl sarebbero rivalutati in maniera critica i numeri dei contaminati, calcolati, secondo Burgio, in modo "astratto" e "fuorviante". Entrando nel merito dello studio presentato, è stato mostrato come i danni delle radiazioni ionizzanti non si evidenziano immediatamente nel soggetto esposto, ma addirittura nei soggetti di seconda e terza generazione: ciò è indice, secondo Burgio, della necessità di modificare le linee di studio passando dal paradigma fisico a quello epigenetico.

In questo solco si colloca anche la durissima critica rivolta al mega studio Interphone, considerato da alcuni scienziati italiani fuorviante per la scelta dei fattori di rischio. Un apprezzamento, invece, per l'ultima azione della IARC che ha inserito i campi elettromagnetici nella categoria 2B ossia "potenzialmente cancerogeno per gli individui", con l'auspicio, espresso dai medici presenti, che possa presto essere considerato anche il gruppo 2A.

La plausibilità tra l'esposizione alle radiazioni elettromagnetiche e l'alterazione del genoma è stata indagata da Morando Soffritti, direttore scientifico dell'Istituto Ramazzini di Bologna, il quale ha presentato i primi risultati di un grande progetto sperimentale condotto su oltre 18mila ratti e dal quale emerge che l'esposizione a bassa dose di radiazioni gamma procuri un aumento significativo dell'incidenza di tumori mammari sui topi femmina. Inoltre, sostiene Soffritti, i limiti di esposizione al campo magnetico della corrente elettrica nell'ambiente di lavoro stabiliti dall'ICNIRP devono essere rivisti.

Il panel della mattina ha ospitato come ultimo intervento il professor Olle Johansson (dell'Unità di Dermatologia Sperimentale del Karolinksa Institute in Svezia, e membro del Royal Institute of Technology di Stoccolma), considerato uno dei "campioni" della lotta all'elettrosensibilità. Johansson ha ripercorso le tappe mediche e politiche percorse verso l'adozione del principio di precauzione sancito dalla Comunità Europea e in base al quale si chiede, in particolare, di adottare un quadro di linee guida per limitare l'utilizzo di cellulari e cordless da parte dei bambini e dei gruppi vulnerabili. Johansson ha anche polemizzato con i criteri di selezione degli esperti all'interno di organismi di massima rilevanza internazionale come l'OMS, i quali, afferma il medico svedese, spesso si avvalgono di consulenti collusi con le telco.

La sessione del pomeriggio ha ospitato il confronto tra legali e rappresentanti delle istituzioni in merito agli aspetti normativi della tutela dai campi elettromagnetici. Il quadro disegnato non è stato per nulla confortante: alla sostanziale carenza e inadeguatezza della normativa vigente si aggiunge anche una sorta di crisi del diritto penale in toto, alle prese con l'intricato problema dell'accertamento causale del danno e, conseguentemente, con l'emissione del giudizio di colpevolezza.

A Lorenzo Lomabrdi, responsabile della Sezione Inquinamento Acustico ed Elettromagnetico del Ministero dell'Ambiente, è spettato il compito di illustrare il contento della legge 26 del 2001 volta alla tutela degli effetti dell'esposizione agli impianti radioelettrici e alla telefonia mobile. Pur prevedendo anche degli obiettivi di qualità, si tratta di una legge quadro "monca", almeno secondo l'avvocato Matteo Ceruti, il quale non ha esitato a definire come "allarmante" lo stato delle cose. La legge quadro, infatti, risulta essere secondo l'amministrativista un provvedimento inattuato nei suoi passaggi fondamentali per la clamorosa assenza dei decreti attuativi. Oltre che per non poter irrogare le sanzioni in mancanza dell'indicazione di un'autorità preposta, la legge si presenta fallimentare per quattro motivi fondamentali: la mancata attuazione di molte sue parti, i problemi intrinseci in essa rilevati, il depotenziamento, talvolta rovesciamento dei principi e, infine, l'applicazione giurisprudenziale largamente insufficiente. A questo si aggiunge, secondo Ceruti, la mancanza dell'aggiornamento scientifico previsto dalla stessa legge.

Citando il caso di Radio Vaticana, Maria Cristina Tabano (avvocato del Codacons) prima e Nicola Bramante (penalista) dopo hanno messo in chiara luce un punto fondamentale che attiene al nesso di causalità tra danno e colpa. Data la significativa mancanza di certezze scientifiche in merito, i due legali hanno citato alcune sentenze della Corte di Cassazione secondo cui, perché possano essere determinati danno e colpevolezza sono sufficienti le leggi statistiche, anche con coefficiente medio-basso, purchè siano in grado di spiegare l'evento specifico.

Tale interpretazione riguarda un problema rilevante: è possibile affermare, oltre ogni ragionevole dubbio, che certi eventi lesivi (addirittura omicidi colposi) siano ricollegabili all'elettrosmog? Come evidenziato anche dagli interventi degli esponenti del mondo della medicina, una correlazione esatta non potrà mai essere verificata. In questo senso, dunque, il massimo grado della giustizia italiana non richiede la certezza assoluta, ma una conoscenza probabilistica che, insieme alle circostanze del caso concreto, possa dimostrare l'evento.

Cristina Sciannamblo
 
 
Notizie collegate
 
AttualitàIl buco nero tra cellulari e fumoL'analisi che ha sollevato un polverone nei giorni scorsi non è che una revisione degli studi condotti finora, studi che non dimostrano granché, anzi nulla. Lo dice GSM Association

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13 aprile 2015 - Cat: Rischi campi elettromagnetici



 


Cellulare e altri dispositivi: come prevenire i rischio elettromagnetico


Il rischio elettromagnetico nell’utilizzo professionale di dispositivi di comunicazione operanti nel campo dell’altissima frequenza: cellulari, cordless, dispositivi di rice-trasmissione ad uso professionale.

 
Pubblichiamo un articolo tratto dagli atti dell’8° Seminario di aggiornamento dei professionisti Contarp “Dalla valutazione alla gestione del rischio. Strategie per la salute e la sicurezza sul lavoro” che si è svolto a Roma a novembre 2013.
 
 
Utilizzo professionale di dispositivi di comunicazione operanti nel campo dell’altissima frequenza (cellulari, cordless, dispositivi di rice-trasmissione ad uso professionale)
I risultati di diversi studi recenti, tra cui alcuni sulla rivista “Epidemiology”, hanno verificato l’ipotesi di collegamento tra l’utilizzo prolungato del telefono cellulare e l’insorgenza di cancro nel cervello, nervi o altri tessuti della testa o del collo o anche di tumori benigni dell’apparato
uditivo, quali il neurinoma acustico. Molti altri studi “in vivo”, tra cui quello dell’AUVA, hanno indicato come dopo 10 e più anni di utilizzo del cellulare aumenti il rischio di neurinoma acustico, in particolare nel lato usato abitualmente per le conversazioni al telefono mobile. Da questi studi risulta che gli effetti biologici non siano soltanto di tipo termico, come delineato in alcune Linee Guida. Prendendo come riferimento questi risultati di indagine e sulla scorta di recenti sentenze italiane, si indaga il rischio derivante da uso professionale di dispositivi operanti nel campo dell’altissima frequenza e ormai di uso molto diffuso nel mondo del lavoro: cellulari, auricolari Bluetooth, telefoni cordless, ricetrasmettitori di tipo LPD (Low Power Devices). Nell’articolo si prospettano soluzioni di buone prassi d’uso ispirate al principio di cautela.
 
 
1. PRINCIPALI TIPI DI DISPOSITIVI DI COMUNICAZIONE A RADIO FREQUENZA
I principali tipi di dispositivi di comunicazione a Radio Frequenza (RF) utilizzati in campo lavorativo sono:
• telefoni cellulari UMTS e GSM, 3G (terza generatione di telefoni UMTS);
• telefoni DECT;
• Ricetrasmettitori PMR (cantieri, marittimi, etc.) e CB (Citizen Band);
• comunicazione wireless per trasmissioni dati: WI-FI e Bluetooth.
 
Negli ultimi dieci anni, i sistemi wireless hanno invaso gli uffici e i cantieri. Oggi lavoriamo con mouse e computer che utilizzano la comunicazione wireless e telefoni cellulari. Tutto questo viene fatto in radiofrequenze (RF) utilizzando onde elettromagnetiche. Ciò comporta l’emissione di campi elettromagnetici a frequenze nella gamma delle centinaia o migliaia di Megahertz (milioni di cicli/s), con potenze diverse in funzione della distanza che il segnale deve percorrere. I sistemi di telefonia senza fili che vengono utilizzati negli uffici fanno riferimento
al sistema DECT. Il telefono, per funzionare comunica a stazioni base che sono distribuiti in tutto l’edificio, spesso uno per corridoio. È molto comune per gli edifici senza una rete cablata fissa. Le stazioni base ed i telefoni funzionano ad una frequenza di 1900 MHz.
La potenza massima di uscita per la stazione di base e i telefoni è in genere di 0,25 W. Il telefono trasmette solo quando è in atto una comunicazione. Paragonando i telefoni DECT con
i normali telefoni cellulari (GSM), per quest’ultimi la massima potenza di uscita è inferiore; i telefoni DECT trasmettono durante l’intera chiamata, mentre i telefoni GSM trasmettono solo quando si parla e molto meno quando si sta ascoltando. I telefoni GSM possono anche adattarsi a livelli di potenza più bassa se si è nei pressi di una stazione di base mentre i telefoni DECT non hanno questa capacità (potenza di trasmissione sempre invariata). La terza
generatione (3G) emette, in media, 100 volte meno energia a RF di un telefono GSM, quando
il livello dei segnali è di buona qualità. Gli auricolati Bluetooth presentano livelli di emissione bassissimi rispetto a quelli di un telefono GSM.
 
2. RADIOFREQUENZE PROSSIME AL GHz. STUDI DI ESPOSIZIONE IN VIVO
Sono stati pubblicati di recente molti studi di esposizione a campi RF di 900 MHz GSM “in vivo”. In uno di questi (Gatta et al., 2003), gli animali in test hanno mostrato una settimana dopo l’inizio l’esposizione giornaliera un aumento della produzione di proteine IFN-g, che dopo quattro settimane di esposizione, si è ridotta a livelli normali. Gli autori interpretano questo fenomeno come un adattamento del sistema immunitario all’esposizione. Una meta-analisi del rischio di neuroma acustico, glioma e meningioma è stata effettuata per l’uso del telefono cellulare, con un periodo di latenza di 10 anni o più (Hardell et al. 2007). Nel complesso è stato ottenuto OR = 1.3 , 95 % CI = 0.6-2.8 crescente per uso ipsilaterale del cellulare a OR =
2.4, 95 % CI = 1.1-5.3. È da sottolineare che studi autorevoli “in vivo” depongono per alterazioni biologiche non riconducibili ad effetti termici. Durante e dopo l’esposizione reale le onde alfa EEG, nelle frequenze 8 - 13 Hz, del cervello sono risultate cambiate. Alcuni cambiamenti sono stati statisticamente significativi. Alcune risposte acustiche del Sistema Nervoso Centrale (SNC) e gli stimoli ottici (i cosiddetti potenziali evocati), mediati da onde cerebrali, sono rimasti significativamente cambiati anche per diversi minuti dopo il termine dell’esposizione.
Queste fenomenologie sono in genere riconosciute negli studi come risposte del SNC a cause di tipo non termico. Inoltre, sono stati osservati nuovi effetti importanti che possono aiutare a chiarire il meccanismo dell’effetto della radiazione RF a basso livello d’esposizione sul Sistema Nervoso Centrale. Sono dunque state fatte le seguenti osservazioni:
• in linea con le precedenti ricerche, nello spettro EEG sono stati trovati cambiamenti, in particolare i livelli energetici sono aumentati soprattutto nella banda alfa;
• è importante notare che l’aumento dei livelli energetici della banda alfa EEG era già presente
nei primi cinque minuti di esposizione ed è rimasto invariato per più di 50 minuti successivi, dopo il termine dell’esposizione (effetti maggiori con segnali UMTS che con segnali GSM) - (studio AUVA, 2009).
Poiché i cambiamenti EEG sono avvenuti anche in bande di frequenza più alta (attività “desynchronized”), statisticamente significativi nel caso di esposizioni UMTS, non si può parlare
di una riduzione dell’attività centrale. Questo è sottolineato anche dall’aumento dei tempi di risposta ai test dei soggetti durante l’esposizione, che tuttavia sembra avvenga a spese della
qualità delle risposte; inoltre, le risposte sbagliate sono state date entro termini più brevi.
Molti altri studi di coorte sono disponibili in letteratura a favore della possibilità di aumentato
rischio da esposizione prolungata a campi a frequenze UHF, soprattutto per patologie gravi. Di questi studi, svariati sono stati condotti in campo occupazionale.
Il dibattito scientifico è ancora in corso. Alcuni studi, infatti, riportano anche esiti negativi o
incerti a riguardo dei rischi per la salute da uso di dispositivi radio-mobili. Questo aspetto è evidenziato in alcuni lavori tra cui Benson et al. (2013), in cui si conclude che nell’ampio studio prospettico, l’uso del telefono cellulare non è stato associato ad un’aumentata incidenza di glioma, meningioma o tumori non-SNC. Durante un follow-up di sette anni, si sono manifestati 51680 tumori invasivi e 1261 tumori intracranici incidenti sul SNC. Il rischio tra gli utenti di telefoni cellulari abituali in confronto a mai esposti non è risultato aumentato per tutti i tumori intracranici al SNC (RR = 1.01, 95% CI = 0,90-1,14, p = 0,82), per i tipi di tumore specifici al SNC, né per il cancro in altri 18 organi specificati. Per gli utenti a lungo termine rispetto ai non utilizzatori, non è risultata alcuna associazione apprezzabile per il glioma (10 e più anni: RR = 0.78, 95% CI = 0,55-1,10, p = 0,16) o meningioma (10 e più anni: RR = 1.10, 95 % CI = 0,66-1,84, p = 0,71). Per il neuroma acustico è stato rilevato un aumento del rischio con l’uso a lungo termine, in confronto a chi non lo usa (più di 10 anni: RR = 2.46, 95% CI = 1,07-5,64, p = 0,03), il rischio risulta aumentare con la durata d’uso (tendenza tra gli utenti , P = 0.03). In un altro lavoro (Schüz et al., 2006) basato su casi-controllo nella popolazione, in un totale di 14249 casi di tumore esaminati (SIR = 0.95; 95% confidence interval [CI] = 0.93 to 0.97) per uomini e donne combinati, è stato analizzato il tasso di incidenza standardizzato (SIR), ottenuto dividendo il numero di casi di cancro osservati nella coorte in esame per il numero atteso nella popolazione danese. In questo caso l’utilizzo del telefono cellulare non è stato associato con un aumentato rischio di tumori cerebrali, neuromi acustici, i tumori delle ghiandole salivari, tumori oculari o leucemie.
 
3. LE LINEE GUIDA INTERNAZIONALI E GLI EFFETTI NON TERMICI
Il lancio e la diffusione dei dispositivi di radiocomunicazione personale hanno introdotto un nuovo tipo di esposizione: fino ai giorni nostri mai grandi gruppi di popolazione hanno visto un trasmettitore RF applicato alla testa. L’importanza delle indagini sperimentali risiede anche nel fatto che gli effetti dimostrati, che non necessariamente hanno rilevanza di patologia (ad esempio, cambiamenti nelle onde EEG), non dovrebbero verificarsi in base al solo meccanismo
di interazione strettamente termico, come riportato dalle linee guida correnti per l’esposizione.
L’assicurazione sociale austriaca per il lavoro e i rischi AUVA ha commissionato all’Università di Vienna la realizzazione dei propri progetti di ricerca, con particolare attenzione agli effetti delle radiazioni dei telefoni cellulari su: cervello, sistema immunitario e proteine (AUVA, 2009). In definitiva, i risultati del rapporto confermano rischi per la salute associabili a tecnologie di telefonia cellulare (o comunque a frequenze prossime al Gigahertz, come per i telefoni cellulari e DECT). Leggendo i principali risultati degli studi AUVA risulta che è stato estesamente verificato che i campi elettromagnetici da radiazioni dei cellulari, nella lunga e continua esposizione, dovrebbero dare luogo a significativi effetti per:
• il sistema nervoso centrale (cervello);
• il sistema immunitario;
• le sintesi delle proteine.
Lo studio dell’AUVA ha quindi messo in luce i possibili effetti non termici delle radiazioni elettromagnetiche nelle gamme di frequenza dei cellulari, ponendosi in qualche modo in antitesi con i risultati di studi in rappresentanza del “paradigma termico”, dose-correlati.
Generalmente le agenzie governative di protezione dalle radiazioni non prendono in considerazione nelle Linee Guida processi biologici che rispondono a livelli di campi elettromagnetici al di sotto della soglia critica di riscaldamento dei tessuti. Come risultato, alcuni orientamenti legislativi potrebbero non fornire in atto adeguata protezione. Sempre nello studio dell’AUVA si afferma, infatti, che dalle osservazioni risulta che le cellule sono soggette a stress quando sono esposte a questo tipo di radiazione per tempi di ore (nella sintesi proteica) e, secondo le conclusioni, gli effetti indotti dalle radiazioni elettromagnetiche tuttavia non sempre risultano associabili alla dose, come invece ci si aspetterebbe per gli effetti termici.
Secondo quanto concluso dal progetto di ricerca, questo costituisce un’ulteriore conferma dell’esistenza dei cosiddetti effetti non termici nell’esposizione a campi UHF. I danni di tipo non dose-correlati sono ancora oggetto di indagine bio-medica. L’ICNIRP riconosce tuttavia che con la Linea Guida ci si è limitati alla protezione solo da “impatti sulla salute acuti a breve termine” causati da “aumento delle temperature nel tessuto” (Orientamenti, p. 48), e che gli effetti biologici non termici non sono stati presi in considerazione.
 
4. SIMULAZIONI AL CALCOLATORE DI ESPOSIZIONE UMANA A RADIOFREQUENZE PROSSIME AL GIGAHERTZ
Sono state effettuate simulazioni al calcolatore di esposizione umana a campi RF alle frequenze
e con le caratteristiche di un segnale UMTS e dei valori di SAR nel piano frontale, in genere mediante il metodo degli elementi finiti (AUVA, 2009). Le variabili di ingresso più significative per l’analisi dell’incertezza nelle simulazioni al calcolatore sono state: variazioni (seppur piccole) della posizione relativa tra l’antenna e la testa; diverse dimensioni della testa e le forme della testa dei soggetti; differenti proprietà dielettriche del tessuto tra i soggetti; azione degli elettrodi EEG sulla distribuzione di assorbimento nella testa. Un parametro di riferimento nelle esposizioni a RF è il tasso di assorbimento specifico SAR, che è il valore che descrive quanta potenza di campo è assorbita nei tessuti biologici quando sono esposti a radiazione elettromagnetica. La definizione è: SAR = σ ⋅ E2 / ρ, dove E è l’ampiezza del campo elettrico, σ è la conduttività e ρ è la densità dei tessuti esposti.
Il SAR è misurato in W / kg. Come possibile compromesso ottimale tra un’esposizione omogenea delle aree della corteccia temporale e parietale e allo stesso tempo un accettabile basso assorbimento negli occhi si è rivelato l’accordo con distanza della sorgente di d = 65 mm, h = 10 mm all’esterno. In questa disposizione, il campo emesso dall’antenna ad una potenza RF di 1,0 W comporta nelle simulazioni un SAR nella corteccia di 1,18 W / kg, con un’attenuazione uniforme attesa di 3 dB e 5 dB nel 38% e 61% della massa corticale irradiata. Ossia, nelle ipotesi dette il 38% della massa corticale irradiata si viene a trovare con un SAR compreso tra 0,59 W / kg e 1,18 W / kg e il 61% della corteccia dell’emisfero irradiato avrà un SAR compreso tra 0,37 W / kg e 1,18 W / kg. Nella Figura 1 è riporta la simulazione (AUVA, 2009).
 
Figura 1 - Simulazione al calcolatore del tasso di assorbimento specifico SAR nelle aree della corteccia temporale in funzione della profondità - Fonte: AUVA, 2009.
 
5. MISURE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE
Dato che alcuni studi occupazionali indicano che l’esposizione a lungo termine nei luoghi di lavoro può essere associata a un’aumentata probabilità di insorgenze di tumore cerebrale e ad altri cambiamenti o patologie, come misura di prevenzione di massima, l’esposizione deve essere evitata il più possibile (avvicendamento del personale, etc.). Se questo non è possibile,
si dovrebbero rispettare le seguenti azioni di prevenzione che fanno riferimento alla distanza dal dispositivo a RF, alla durata dell’utilizzo e alla schermatura:
a) la distanza dalla sorgente di radiazioni deve essere la più grande possibile, in quanto l’intensità di campo, a seconda del tipo di origine della radiazione e la sua geometria diminuisce con la distanza; dagli studi citati risulta una distanza minimale di 65 mm dalla testa;
b) l’utilizzo dell’auricolare riduce l’esposizione (il valore SAR sulla testa è minore di 8-20 volte);
c) il soggiorno nella zona esposta ad antenne emittenti deve essere il più breve possibile, lasciando l’area esposta oppure si deve provvedere a spegnere la fonte di radiazioni;
d) se le misure di cui sopra non sono sufficienti o non fattibili, l’esposizione può essere ridotta a mezzo di schermatura. La sorgente o la zona di soggiorno devono essere schermate con materiali idonei. Per proteggere le camere o le sorgenti, è importante la scelta della schermatura per la specifica frequenza dell’emissione radiante. I metalli come rame e alluminio alle alte frequenze hanno un’elevata attenuazione ma non agiscono bene nella gamma delle basse frequenze. Si adoperano, allora, sostanze ad alta permeabilità magnetica;
e) è opportuno non indossare sul corpo i dispositivi radiomobili vicino ad organi con più alta sensibilità ai campi elettromagnetici (cuore), come ad es. usano le forze di polizia, soprattutto se la persona è in movimento, ad es. in treno o in auto (variazione automatica della potenza di trasmissione nei cellulari). Le persone con pacemaker dovrebbero essere valutate separatamente;
f) è importante scegliere dispositivi che comportino un SAR basso (modelli in commercio con la più bassa emissione di radiazioni: solo 0,35 W/Kg) e a più bassa potenza al collegamento;
g) è opportuno effettuare il collegamento in una situazione di ricezione buona, che comporta una potenza emessa effettiva ridotta;
h) è necessario prevedere misure organizzative che consentano la rotazione del personale che fa uso di dispositivi RF in via continuativa (ad esempio, centralinisti);
i) è opportuna la scelta di dispositivi con funzionalità a “mani libere”;
j) il telefono dentro l’autovettura senza antenne esterne può fare aumentare significativamente
l’esposizione (potenza maggiore emessa dal telefono rispetto alla situazione all’esterno).
 
6. CONCLUSIONI
Il presente lavoro è basato su un principio di cautela suggerito dall’OMS (IARC, 2013) nell’uso
di dispositivi radiomobili di comunicazione (UHF), a seguito di un bilancio nel rapporto costo-efficacia basato sull’analisi del rischio. Alcuni recenti studi hanno messo in luce gli effetti non termici delle radiazioni elettromagnetiche, nelle gamme di frequenza dei cellulari e dei dispostivi di comunicazione DECT. Tali effetti non sempre risulta siano trattati nelle Linee Guida di riferimento.
Il dibattito scientifico è ancora in corso. Alcuni studi, infatti, riportano anche esiti negativi o incerti a riguardo dei rischi per la salute da uso di dispositivi radio-mobili. Come evidenziato in uno studio (Karolinska Institutet, 2003) in merito, se l’adozione di precauzioni comporta costi bassi, quali quelli ispirati ad un principio di cautela e la conseguente scelta di buone prassi, è opportuno adottare tali misure di sicurezza anche se il rischio sembra allo stato della conoscenza relativamente basso o presenta ancora incertezze. Questo dovrebbe valere maggiormente per i lavoratori professionalmente esposti nel quotidiano.

Fonte: LINK
 
 
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Smartphone e campi elettromagnetici: tutto ciò che dovete sapere









Sulle schede tecniche degli smartphone vengono specificati i valori SAR per testa e corpo. Ma cosa indicano questi numeri? Quanto campi elettromagnetici a radiofrequenze di smartphone e dispositivi mobili sono nocivi alla nostra salute?





 


SAR: cos'è e cosa indica


SAR è l'acronimo di Specific Absorption Rate, in italiano tasso di assorbimento specifico. Si tratta di un valore che indica la quantità di energia elettromagnetica che viene assorbita da un corpo. Si misura in watt per chilogrammo e, in poche parole, è il modo in cui brand e autorità dedicate misurano le onde elettromagnetiche emesse da un dispositivo.


Secondo la normativa europea, gli smartphone dovrebbero offrire un valore non superiore ai 2W/kg. I valori SAR vengono specificati per testa e corpo per due motivi specifici: perché si è soliti portare lo samrtphone vicino alla testa per chiamare e perché spesso lo si tiene in tasca quando non lo si utilizza.


AndroidPIT huawei p9 1433
Usate gli auricolari o portate lo smartphone all'orecchio? / © AndroidPIT

Come si misura il SAR di uno smartphone


Per determinare il SAR di uno smartphone si espone un manichino alle onde elettromagnetiche. Questo viene riempito con un liquido particolare capace di riprodurre la struttura e la densità dei tessuti del corpo umano. La misurazione del valore viene effettuata da diverse angolazioni.


Durante il test lo smartphone trasmette al massimo della sua potenza in tutte le bande di frequenza collaudate per essere certi che il suo valore SAR non superi la soglia consentita dalla legge. Produttori e venditori sono tenuti a specificare il SAR dei dispositivi messi in vendita.


Perché è importante saperlo




Prima di addentrarci, è doveroso sottolineare che non vogliamo e non possiamo entrare troppo nel tecnico su questo spinoso tema, dopotutto questo è un blog di Android e non abbiamo le competenze di trattare esaurientemente argomenti di salute pubblica. Il nostro intento è quello di porre alla vostra attenzione i dati fin ora dimostrati e anzi vi invitiamo ad esporre le vostre opinioni.


In particolare mi sono basato su informazioni tratte da AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) e OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), a cui ho aggiunto le mie personali considerazioni e conclusioni. I lettori sono quindi pregati di non basare le proprie opinioni esclusivamente su quanto scritto, ma di documentarsi quanto possibile a seconda dei propri interessi sull’argomento.


Cosa sono i campi elettromagnetici?


I campi elettromagnetici sono presenti ovunque attorno a noi, ma sono invisibili all’occhio umano. Questi comprendono campi elettrici, creati da differenze di potenziale elettrico (tensioni) e campi magnetici, creati dalla circolazione di una corrente elettrica. Oltre ad essere presenti in natura, i campi elettromagnetici sono generati da sorgenti artificiali: dispositivi a raggi X, prese di corrente, dispositivi che trasmetterono informazioni, e via dicendo.


Ogni campo elettromagnetico è caratterizzato da una particolare frequenza e dalla corrispondente lunghezza d’onda: se tenete una corda legata ad una estremità ad un palo e la muovete su e giù velocemente, il numero di onde create è la frequenza, mentre la distanza tra un’onda e l’altra è la lunghezza d’onda. Campi di lunghezza d’onda diversa interagiscono col corpo umano in modo diverso.


Maggiore è la frequenza di un’onda (e minore la lunghezza d’onda) e maggiore è l’energia trasportata. Alcune onde hanno una frequenza tale per cui la loro energia è in grado di rompere i legami tra molecole, ad esempio i raggi gamma, i raggi cosmici ed i raggi X. Queste vengono chiamate radiazioni ionizzanti, ma fortunatamente in questo caso non hanno a che fare con noi.


Le emissioni generate da uno smartphone fanno parte delle radiazioni non ionizzanti e rientrano tra i campi elettromagnetici a radiofrequenza. Questi campi sono caratterizzati da onde in alta frequenza e vengono utilizzati per trasmettere informazioni su lunghe distanze, costituendo le basi dei sistemi di telecomunicazione e di diffusione radiotelevisiva in tutto il mondo.


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Le emissioni generate da uno smartphone fanno parte delle radiazioni non ionizzanti e rientrano tra i campi elettromagnetici a radiofrequenza! / © AndroidPIT

Quali effetti hanno sulla salute i campi elettromagnetici RF?


Il principale effetto biologico dei campi elettromagnetici a radiofrequenza (o RF) è il riscaldamento. Nei forni a microonde questa caratteristica viene utilizzata per riscaldare i cibi, tuttavia i livelli dei campi ai quali la gente è normalmente esposta sono di gran lunga inferiori a quelli richiesti per produrre un riscaldamento significativo.


Sono proprio gli effetti di riscaldamento che costituiscono la base su cui si fondano le attuali linee guida. Gli scienziati stanno indagando anche la possibilità che, al di sotto dei livelli di soglia necessari per provocare il riscaldamento corporeo, si manifestino altri effetti, legati ad esposizioni a lungo termine. Tutt’oggi, non è stata fornita conferma di alcun effetto nocivo dovuto ad esposizioni a lungo termine a bassi livelli di campi elettromagnetici, a radiofrequenza o a frequenza industriale. Comunque gli scienziati continuano attivamente le ricerche in questo settore.


È assolutamente certo che, al di sopra di determinati livelli, i campi elettromagnetici possono avere degli effetti biologici sul nostro organismo. Tuttavia esperimenti condotti su volontari sani indicano che esposizioni di breve durata ai livelli di campo presenti nell’ambiente o in casa non provocano alcun effetto nocivo evidente.


Esposizioni a livelli più elevati, che potrebbero essere pericolose, sono prevenute dalle linee guida nazionali ed internazionali. Il dibattito attuale si concentra quindi sulla possibilità o meno che l’esposizione prolungata a bassi livelli di campo possa sollecitare una qualche risposta biologica e influenzare lo stato di benessere delle persone.


Conclusioni della ricerca scientifica


Negli ultimi 30 anni, sono stati pubblicati circa 25.000 articoli scientifici nel settore degli effetti biologici e delle applicazioni mediche delle radiazioni non ionizzanti. Sebbene alcuni abbiano la sensazione che si debbano svolgere ancora più ricerche, le conoscenze scientifiche in questo campo sono oggi addirittura più ampie che per la maggior parte degli agenti chimici.


Sulla base di una approfondita rassegna della letteratura scientifica tenutasi nel 2015, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha concluso che le evidenze attuali non provano che l’esposizione a bassi livelli di campi elettromagnetici abbia alcuna conseguenza sulla salute. Esistono comunque alcune lacune per quanto riguarda le conoscenze sugli effetti biologici, che richiedono ulteriori ricerche.


Nonostante molti studi, le evidenze di effetti cancerogeni di qualsiasi genere restano molto controverse. È comunque chiaro che, se i campi elettromagnetici avessero effettivamente un effetto sul cancro, l’aumento di rischio, di qualunque tipo, sarebbe estremamente basso. I risultati ottenuti fino ad oggi presentano molte incongruenze, ma non si è comunque trovato nessun aumento consistente di rischio per nessuna forma di cancro, né nei bambini né negli adulti.


Gli effetti a lungo termine dell’uso di smartphone costituiscono attualmente uno dei più intensi settori di ricerca riguardo i campi elettromagnetici. Non è stato scoperto nessun ovvio effetto nocivo legato a bassi livelli di campi a radiofrequenza. Tuttavia, date le preoccupazioni del pubblico per la sicurezza dei telefoni cellulari, ulteriori ricerche mirano a stabilire se, a livelli di esposizione molto bassi, possano verificarsi effetti meno ovvi.


Misure cautelative generali


Man mano che si accumulano nuovi dati della ricerca, diventa sempre più improbabile che l’esposizione a campi elettromagnetici costituisca un serio problema sanitario, anche se rimangono alcune incertezze. Le iniziali discussioni scientifiche sull’interpretazione di risultati controversi si sono trasformate in un problema sociale e politico.


I dibattiti pubblici si concentrano sui potenziali danni dei campi elettromagnetici, ma spesso ignorano i benefici associati alle tecnologie basate su questi campi. Senza l’elettricità, la società sarebbe alla paralisi. Anche le trasmissioni radiotelevisive e le telecomunicazioni sono un dato di fatto nella vita moderna. È essenziale analizzare benefici e potenziali rischi e farne un bilancio.


Sulla base delle conoscenze scientifiche del momento vengono sviluppate linee guida internazionali e normative nazionali, che mirano ad assicurare che i campi elettromagnetici che l’uomo incontra non siano pericolosi per la salute.


SmartHome teaser pic
Quante cose non esisterebbero (e non esisteranno) senza i progressi e l'utilizzo delle onde elettromagnetiche, in ambito ludico così come in ambito medico. / © Samsung Tomorrow

Per tener conto delle incertezze nelle conoscenze (dovute ad esempio agli errori sperimentali, all’estrapolazione dall’animale all’uomo o all’indeterminazione statistica), le linee guida includono ampi fattori di sicurezza nei limiti di esposizione (ad esempio i livelli massimi di esposizione al pubblico sono 50 volte inferiori a quelli in grado di causare il più basso effetto sanitario osservabile su animale).


Che cosa possiamo fare a riguardo?


Chi usa uno smartphone è esposto a campi a radiofrequenza molto più elevati di quelli che si possono trovare nell’ambiente. Inoltre, questi dispositivi vengono utilizzati molto vicino alla testa ed è per questo che occorre stabilire come l’energia assorbita si distribuisca nella testa dell’utente.


Le aziende, come specificato sopra, sono tenute a pubblicare il valore SAR dei loro dispositivi. Considerando che per la normativa europea il valore consentito è di 2W/kg (misurato su 10 grammi di tessuto) e che la maggior parte degli smartphone non superano 1W/kg, siamo ben al di sotto di una esposizione potenzialmente pericolosa.


Chi fosse particolarmente suscettibile riguardo questo argomento, potrebbe seguire queste linee guida per minimizzare l’esposizione alle onde elettromagnetiche a radiofrequenze emesse da uno smartphone:



  • Evitare dispositivi dual sim, in quanto l’indice SAR è normalmente più elevato.

  • Controllare l’indice SAR di un dispositivo prima di un suo eventuale acquisto. Generalmente, i dispositivi Samsung sono tra quelli con l’indice SAR più basso, mentre gli iPhone tra i più alti.

  • Evitare esposizioni inutili, ad esempio spegnendo il dispositivo o attivando la modalità offline quando si va a dormire, oppure ancora posizionandolo il più lontano possibile dal nostro corpo.

  • Evitare di utilizzare lo smartphone in macchina (che funge da gabbia di Faraday, ostacolando il segnale) o in luoghi con scarsa copertura, in quanto il dispositivo avrà bisogno di una maggiore potenza per avere un segnale stabile.

  • Durante le chiamate, utilizzare auricolari Bluetooth o attivare il vivavoce per limitare la distanza dello smartphone alla testa. Ove non possibile, tenere il dispositivo distante un paio di centimetri anziché appoggiarlo all’orecchio.


Personalmente ritengo che più che una reale emergenza il discorso sulla nocività dei campi elettromagnetici sia un modo per attirare l’attenzione pubblica ed ottenere un ritorno economico. Se si dovesse comunque dimostrare una reale complicazione sulla salute, sarebbe decisamente trascurabile per l’umanità e ben inferiore ai benefici di queste tecnologie.


Ci sono cose ben più importanti che ci circondano e di cui dovremmo preoccuparci, le quali hanno noti effetti nocivi sull’organismo, come il fumo o l’alcol, fino all’alimentazione e all’inquinamento. Non è mia intenzione arrivare alla solita frase “tanto alla fine moriremo comunque”, anzi, sono sicuro che con uno stile di vita sano ed una maggiore attenzione potremo vivere meglio e più a lungo, ma sono anche convinto che vi è una priorità sulle cose da evitare e che le emissioni di uno smartphone non sia tra i primi posti.


Almeno questo è come la vedo io, voi che cosa ne pensate?


 


Articolo originario di Mattia Mercato.


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21/04/2017 19.06
 
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Re:
Dom Pérignon, 21/04/2017 18.22:

Ma ormai saranno almeno 4 anni che è raro vedere qualcuno col cellulare attaccato all'orecchio per più di 10 minuti... adesso ci sono gli smartphone che si usano quasi esclusivamente per le app, tanta gente tiene la suoneria sempre silenziosa, quei pochi dinosauri rimasti che ancora utilizzano il telefonino per parlare usano il vivavoce incorporato nella macchina o l'auricolare bluetooth




Da quello che sapevo dei vecchi cellulari era sufficiente tenere l'apparecchio 3 cm lontano dalla testa per non avere rischi elevati, ora non so se coi nuovi smartphone 4G qualcosa sia migliorato o peggiorato...
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21/04/2017 19.35
 
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Re: Re:
Arcanna Jones, 21/04/2017 19.06:




Da quello che sapevo dei vecchi cellulari era sufficiente tenere l'apparecchio 3 cm lontano dalla testa per non avere rischi elevati, ora non so se coi nuovi smartphone 4G qualcosa sia migliorato o peggiorato...




L'unica differenza è tra Europa e Usa dove ci sono valori diversi di emissioni imposti ai costruttori di cellulari, comunque è sempre buona norma parlare poco col telefono attaccato alla testa o mantenerlo più distante possibile, tramite auricolare o altro.
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21/04/2017 23.04
 
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Re: Re: Re:
Dom Pérignon, 21/04/2017 19.35:




L'unica differenza è tra Europa e Usa dove ci sono valori diversi di emissioni imposti ai costruttori di cellulari, comunque è sempre buona norma parlare poco col telefono attaccato alla testa o mantenerlo più distante possibile, tramite auricolare o altro.




e scommetto che in Europa le regole sono meno restrittive, vero?
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Re: Re: Re: Re:
Arcanna Jones, 21/04/2017 23.04:




e scommetto che in Europa le regole sono meno restrittive, vero?




La differenza è minima, ma poi i cellulari e i cordless di casa quando sono in zone di scarsa copertura aumentano la potenza e li fa ancora più male... al di là e al di qua dell'oceano bisogna sempre usare l'auricolare se devi stare ore al telefono
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22/04/2017 10.50
 
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Quello che non capisco è perchè ostinarsi a non mettere un punto sulla questione, tutti noi sappiamo che l'uso intenso dei cellulari non fa bene, come tutti gli altri apparecchi elettrici emettono campi elettromagnetici, ma allora perchè non si vuole che nessuno studio scientifico chiarisca a livello mondiale una volta per tutte come stanno veramente le cose, quantificando in termini precisi i limiti oltre i quali l'uso è sconsigliato?
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23/04/2017 16.30
 
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c'eraunavodka, 22/04/2017 10.50:

Quello che non capisco è perchè ostinarsi a non mettere un punto sulla questione, tutti noi sappiamo che l'uso intenso dei cellulari non fa bene, come tutti gli altri apparecchi elettrici emettono campi elettromagnetici, ma allora perchè non si vuole che nessuno studio scientifico chiarisca a livello mondiale una volta per tutte come stanno veramente le cose, quantificando in termini precisi i limiti oltre i quali l'uso è sconsigliato?




Il giro di affari intorno ai cellulari è enorme, ci sono pure gli interessi dei gestori telefonici, oltre ai costruttori, sono loro che finanziano tanti centri di ricerca e pensi che loro vadano a tirar fuori un qualcosa che va contro i loro finanziatori principali?
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24/04/2017 10.26
 
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Ma ormai se anche lo dicessoro? Quanti rinuncerebbero ai cellulari?
Guarda cosa scrivono su tutti i pacchetti di sigarette, ti sembra che sia calato il numero di fumatori?
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28/04/2017 00.08
 
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Re:
Freedom's promoter, 24/04/2017 10.26:

Ma ormai se anche lo dicessoro? Quanti rinuncerebbero ai cellulari?
Guarda cosa scrivono su tutti i pacchetti di sigarette, ti sembra che sia calato il numero di fumatori?




Ormai non cambierebbe nulla avere la conferma scientifica di quanto faccia male, per due ragioni,
ormai la stragrande maggioranza non potrebbe più fare a meno degli smartphone, magari poteva cambiare qualcosa se lo avessero detto all'inizio di questo fenemo, 20 anni fa, quando era un vezzo, un oggetto superfluo e costoso dagli abbonamenti altrettanto costosi...
inoltre oggi sono diffuse le contromisure, auricolari di ogni tipo, anche se in realtà si parla molto meno e si scrive molto di più....
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28/04/2017 00.10
 
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e poi diciamolo che siamo attratti dalle cose proibite o da quelle che fanno male è sempre così per ogni cosa ;)
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28/04/2017 00.23
 
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Però se esiste una comunità scientifica si deve pronunciare in un verso o in un altro, perchè questo dei cellulari è un fenomeno che riguarda troppe persone, praticamente tutti, anche chi non lo usa è investito dalle onde generate dai cellulari e dagli antennoni dei ripetitori sui tetti e ovunque...
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28/04/2017 01.18
 
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I laboratori di ricerca vivono di finanziamenti, se togli le grandi aziende della telecomunicazione dagli sponsor cosa rimane?
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29/04/2017 22.41
 
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Infatti molti di questi laboratori scientifici che dovrebbero testare e certificare, di fronte ad argomenti scottanti preferiscono tirarsi indietro, ecco allora comprensibile l'importanza di una ricerca pubblica, senza sponsor, dove l'unico committente è lo Stato e la finalità primaria è il perseguimento della salute pubblica.

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Non condivido le tue idee, ma darei la vita per vederti sperculeggiare quando le esporrai.
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